di Luciano Lago “L’Italia è rimessa moto ora la sfida nel 2015 è farla correre”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa di fine anno. “La parola del 2015 è la stessa del 2014: ritmo, dare il senso cambiamento e dell’urgenza, fare di tutto per far sì che l’Italia riprenda il suo ruolo nel mondo”. “Nel 2014 è avvenuto un cambiamento che per me è una rivoluzione copernicana, per altri magari è molto meno: è cambiato il ritmo della politica. Il percorso di cambiamento che è partito e sta producendo risultati concreti è sotto gli occhi di tutti”, ha detto Renzi. “Mi sento come Al Pacino in ‘Ogni maledetta domenica’ che cerca di dire ai suoi che ce la possiamo fare”, ha chiosato il premier sull’anno che sta terminando. Bocca cucita sul Quirinale Il capo del governo respinge poi con decisione tutte le domande sul totonomi in vista delle prossime dimissioni di Giorgio Napolitano e la nuova elezione del Capo dello Stato: “Se e quando Napolitano deciderà di lasciare avrà il diritto anzi il dovere da parte nostra di ricevere un grazie. Fino a quel momento ogni discussione è vana, da quel momento siamo nelle condizioni di poter individuare un successore”. E sui rischi per il suo partito: “Non la penso come Sposetti, non credo ci siano 220 franchi tiratori. La legislatura dura fino al 2018. Ci sono i numeri per eleggere il Presidente della per Repubblica”. Un parziale identikit del nuovo inquilino del Colle: “Il Presidente della Repubblica deve avere i requisiti previsti dalla Costituzione: ha funzioni tipicamente politiche con la ‘P’ maiuscola, anche se nel corso della storia ci sono stati vari Presidenti di provenienza” tecnica.  Imola Oggi....

L'intenzione della Cina di aiutare la Russia per risolvere le sue difficoltà economiche, che Pechino ha annunciato dopo i recenti aiuti al Venezuela e all'Argentina, di fatto segna la fine del sistema di Bretton Woods in vigore dopo la Seconda Guerra Mondiale, è l'opinione dell'editorialista di Bloomberg William Pesek citata dal quotidiano Chicago Tribube. Le azioni della Cina dimostrano la perdita della leadership degli Stati Uniti dal sistema finanziario globale, nonché il loro indebolimento dell'influenza in Giappone e in Asia. La Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB, Banca Asiatica per gli Investimenti nelle Infrastrutture), fondata questo autunno da una ventina di Paesi guidati dalla Cina, può essere considerata il "killer" della Asian Development Bank, guidata da Tokyo, nonché una minaccia estremamente grave per il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, si afferma nell'articolo.

"Un anno fa tutto il dibattito ruotava attorno all'austerità e ora... pure." Si sta concludendo il semestre europeo di presidenza italiana ed è periodo di bilanci. Un semestre che dalle premesse avrebbe dovuto “cambiare il verso” di Bruxelles e che come sempre, Hollande docet, non ha scalfito nulla dei dikat di Angela Merkel e Wolfgang Schauble. Se fosse, del resto, esistita tra i paesi membri della zona euro la volontà di affrontare con solidarietà la crisi, questa, banalmente, non ci sarebbe stata, perché la Germania avrebbe alzato i salari, rilanciando la domanda interna dei paesi dell'Europa del sud; perché Draghi avrebbe detto le tre parole magiche da subito e non dopo aver facilitato il cambio di regime in diversi paesi; e perché la triade del male, Berlino Francoforte e Bruxelles, avrebbe salvato un paese, la Grecia, che rappresentava un'inezia del Pil europeo, mentre hanno deciso di raderla al suolo al punto che oggi tre cittadini su cinque nel paese hanno varcato la soglia di povertà.

Secondo le informazioni trasmesse dell'apparato mediatico filo atlantista, l'economia della Federazione Russa sta "sprofondando" per il crollo dei prezzi del greggio. Tuttavia si omette di raccontare che, questa guerra economica lanciata dagli USA e dai suoi alleati (le petromonarchie del Golfo) contro la Russia, il Venezuela e l'Iran, sta portando all'affossamento ed alla bancarotta di importanti "corporations" degli stessi paesi occidentali, con la perdita di migliaia di posti di lavoro, grazie alla aggressiva politica lanciata dagli Obama, con il fedele Cameron e con la complicità degli sceicchi sauditi. I lavoratori britannici del settore petrolifero sapranno chi ringraziare. Segue dal The Telegraph: L'Industria Petrolifera britannica vicina al collasso per causa del crollo dei prezzi del greggio

Jacques Sapir spiega sul quotidiano francese Le Figaro l’azione del Presidente Putin per contrastare la crisi del rublo, strategia che ha provocato un bagno di sangue per gli speculatori. Sapir spiega anche i costi di questa strategia e la probabile svolta che ne seguirà. Ma chi paragona la crisi attuale a quella del 1998, o non conosce l’economia russa, o è in malafede. di Jacques Sapir Questo mercoledì 17 dicembre il rublo ha avuto una sessione turbolenta, ma gloriosa. Si è apprezzato nei confronti del dollaro di oltre il 15%, e di più del 22% rispetto all’euro. Nello stesso tempo, la Borsa di Mosca è salita del 17%. Questi movimenti, paragonabili in grandezza al drammatico declino di martedì 16, non hanno tuttavia riscosso la stessa attenzione. Ma non sono meno interessanti. Mostrano la capacità di rimbalzo dell’economia russa. Ma, andando oltre questa semplice constatazione, bisogna interrogarsi sulle scelte che sono state fatte da parte delle autorità.

di Luciano Lago Negli ultimi giorni si è si è dimostrata fin troppo evidente la strategia degli Stati Uniti nella guerra economica non dichiarata per mettere alle corde l'economia russa attraverso l'utilizzo delle due leve: quella del ribasso del petrolio, grazie alla complicità concertata dei fedeli alleati sauditi, quella delle sanzioni economiche e finanziarie per determinare la difficoltà di rifinanziamento per la Federazione Russa e la conseguente svalutazione del rublo. Il crollo drastico dei prezzi del petrolio e del rublo, senza precedenti, stanno assottigliando pericolosamente le fonti delle entrate della Russia e le sanzioni occidentali stanno danneggiando gli assets delle imprese energetiche russe, che stanno accumulando debiti ed hanno causato una fuga di capitali dal paese.

La campagna di Beppe Grillo per un referendum sull’uscita dall’euro? «E’ la tattica più efficace per bloccare qualsiasi possibilità di abbandono della moneta unica». Parola del professor Claudio Borghi Aquilini dell’Università Cattolica di Milano, l’uomo più ascoltato da Matteo Salvini su questi temi e con il quale il leader del Carroccio ha scritto il manuale “Basta Euro”. Non appena Grillo ha annunciato via blog la mobilitazione dei banchetti per raccogliere le firme, scrive Giovanni Bucchi su “Italia Oggi”, Borghi ha lanciato su Twitter la controffensiva per smontare punto per punto le tesi dell’ex comico genovese. Ma Lega e M5S non vogliono entrambi l’uscita dall’euro? «Come Forza Italia, il “Movimento 5 Stelle” è un partito che ha avuto il privilegio di poter ascoltare per primo le spiegazioni sul perché oggi sia quanto mai urgente e necessario uscire dall’euro», dice Borghi, che cita un’intervista con Claudio Messora, già portavoce grillino. «Ne parlai addirittura con Berlusconi». E come andò? «È finita che Forza Italia alle ultime europee non ha fatto una campagna elettorale contro l’euro, probabilmente a seguito del famigerato Patto del Nazareno con Renzi».

di Luciano Lago "Se non andrà avanti con le riforme (quelle volute dalla Troika), per l'Italia ci saranno conseguenze spiacevoli"........lo aveva detto qualche giorno fa Jean C. Juncker , nel corso di una intervista ad un quotidiano tedesco. "Dopo di me la Troika" ... ha detto Renzi con aperta minaccia rivolta ai dissidenti del suo partito che ostacolavano a suon di emendamenti il percorso delle leggi che il fiorentino si è impegnato con Bruxelles a far approvare a spron battuto, mentre la Boschi con il suo faccino angelico ha ripetuto "Avanti, c'è un paese da cambiare...." Delle minacce e degli avvertimenti di Junker, il fiduciario conclamato delle grandi multinazionali e delle banche, bisogna tenere conto perchè sono un preciso avvertimento del prossimo ed imminente attacco finanziario che si sta preparando contro l'Italia, che in molti avevano preannunciato.

di Luciano Lago Se qualcuno pensava che l'Italia avrebbe potuto evitare il commissariamento della Troika e cavarsela per il rotto della cuffia, adesso si deve ricredere, i nodi sono venuti al pettine e le chiacchiere del fiorentino e dei sostenitori dell'euro non bastano più a nascondere la dura realtà. I fatti sono questi: con un debito del 138% del Pil ed una situazione di stagnazione e deflazione dell'economia, aggravata da riduzione degli introiti fiscali, questo inevitabilmente porta il "Bel Paese" verso l'avvitamento economico, diventa sicuro il default dell'Italia, a breve termine, si spiega quindi il declassamento del debito italiano operato da Standard & Poors lo scorso Venerdì, a livello di quasi spazzatura. Vedi: Il Telegraph: "L'Italia è al capolinea, dovrà uscire dall'Euro" Per evitare il default si muoverà a giorni la Troika che verrà a breve a portare il suo "regalino di Natale" (o per la Befana ): il commissariamento del governo ed dei conti pubblici dello Stato italiano.

In Europa e negli Stati Uniti i governi sono totalmente proni alle disposizioni emanate dalle lobbies che fanno capo all’elite finanziaria sovranazionale. La prova più evidente è stata nel modo in cui la stessa crisi economica avvenuta nel 2008, non soltanto è stata affrontata utilizzando il denaro pubblico per  finanziare le banche ma che le stesse banche hanno poi fatto da finanziatrici alle stesse amministrazioni pubbliche. Dalle banche in default siamo passati agli Stati super indebitati. L’autore del libro "L’Europa Opaca delle finanze"  spiega che i paradisi fiscali sono collegati alla denominata banca  ombra (shadow banking): così si includono tutte le operazioni che la banca realizza alle spalle delle banche centrali di ogni paese.