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Economia

di   Marco Cattaneo,

Si parla sempre più frequentemente, in Italia, di Moneta Fiscale come strumento di soluzione della crisi economica. Crisi assolutamente non risolta: nonostante l’ottimismo ostentato dal governo italiano e dalla UE, l’economia dell’Eurozona è ben lontana da una condizione complessiva accettabile, e questo è particolarmente vero per l’Italia.

Il PIL reale italiano crescerà nel 2017 dell’1,5% rispetto all’anno precedente, ma rimarrà comunque inferiore del 6% circa rispetto al 2007 – dieci anni dopo ! E sempre rispetto al 2007 la disoccupazione è doppia e le persone in povertà assoluta sono più che triplicate, da 1,5 milioni a quasi 5, e non accennano a diminuire. Il sistema economico italiano viaggia molto al di sotto delle sue potenzialità: il gap si è creato per effetto della crisi finanziaria mondiale del 2008-9, e poi delle politiche di austerità “prescritte” dalla UE nel 2011-2.

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di  Antonio Socci

E se – a realizzare il «miracolo economico» del Sud Italia – fosse proprio «l’ uomo del Nord», quel Matteo Salvini che – a quanto pare – è sempre più popolare nel Meridione? Se proprio la Lega spingesse il governo gialloverde verso il riscatto del Mezzogiorno? Sarebbe un’ impresa storica. Che cambierebbe per sempre il Paese. E brinderebbe anche il Nord per questo secondo motore di sviluppo che porterebbe benefici anche lassù.

Anzitutto però bisogna capire il cataclisma che – nell’ indifferenza dei media – si è consumato in questi anni. Marcello Minenna, docente di Finanza matematica alla Bocconi e alla London Graduate School, scrive: «L’ austerità stringe nella sua morsa l’ Italia e ancor più il suo Mezzogiorno. L’ austerità aggrava la questione meridionale. I vincoli di bilancio europei allontanano sempre più il Sud dal Nord Italia».

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L’uso da parte di Washington dei sistemi di pagamento per scopi politici mina la fiducia  nel dollaro USA come valuta globale, ha detto il presidente russo Vladimir Putin al vertice dei BRICS in Sud Africa.
“Per quanto riguarda i nostri partner americani che pongono dei limiti, compresi quelli sulle transazioni in dollari, credo che questo sia un grosso errore strategico, ottenendo l’effetto di compromettere la fiducia nel dollaro come valuta di riserva”, ha affermato Putin.

Putin ha aggiunto che la Russia non ha intenzione di sbarazzarsi del dollaro USA, in quanto la valuta è ampiamente utilizzata nel commercio e negli affari internazionali.

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Oggi si dovrebbe conoscere il nome del candidato premier del governo giallo-verde. Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno trovato un accordo e non resta che la scelta del premier. Ma il presidente Mattarella vigila o dirige, dipende dai punti di vista. Abbiamo intercettato Ilaria Bifarini, economista, per avere da lei un quadro della situazione economica compresi gli interventi possibili.

-Siamo in un impasse. I 7 milioni di poveri e i giovani italiani costretti a emigrare per lavorare non possono più aspettare. Quale sarebbe la sua prima mossa economica qualora facesse parte del governo?

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di William Engdahl

È straordinario che l’Euro e il gruppo monetario dell’Eurozona non siano andati in pezzi fino ad ora. La Grecia avrebbe potuto farlo nel 2010 ma il tracollo è stato evitato da atti straordinari dei governi dell’Euro e della Banca centrale europea.
Ora quelle azioni stanno tornando a tormentare soprattutto la Germania, che è pronta a diventare il “papà dello zucchero” degli stati dell’euro meridionale, gonfiati dal debito, come l’Italia o la Spagna. Questo è uno dei motivi principali per cui i partiti anti-Bruxelles che hanno trionfato nelle recenti elezioni italiane – 5 stelle e Lega, all’improvviso hanno lasciato perdere l’idea di lasciare l’Euro. Stanno scommettendo sul fatto che Macron e Markel e la loro nuova architettura europea proposta ritireranno le loro castagne dal fuoco a spese dei contribuenti tedeschi. È una bomba a tempo che ticchetta sempre più forte.

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Scritto da Alasdair Macleod tramite GoldMoney.com,

“Non ci sono pochi dubbi sul fatto che l’introduzione sui mercati del “oil future” denominato in yuan sia stato un importante passo strategico per la Cina”.
I lettori abituali sapranno che siamo stati tra i primi ad allertare i mercati finanziari occidentali che la Cina avrebbe introdotto un nuovo contratto future sul petrolio con un prezzo in yuan, mesi prima che fosse ufficialmente riconosciuto che i piani per la nuova emissione erano in via di definizione e una data per il trading era in programma.

Lo scorso lunedì è iniziato a Shanghai il trading sulla nuova emissione valutaria sul petrolio , e nei primi tre giorni di negoziazione sono stati scambiati 151.804 contratti con un valore di fatturato di 65 miliardi di yuan (10,328 mil. Us. $). È il primo contratto futures quotato sulla terraferma della Cina a disposizione degli utenti stranieri, mettendoli sullo stesso piano degli investitori nazionali. Esistono 15 contratti di riferimento per date di consegna diverse tra settembre e date successive fino al marzo 2019.

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di ALESSIA C.F. (ALKA)

Un “reddito di cittadinanza” erogato dallo Stato ai cittadini italiani è ormai diventato uno slogan elettorale, declinato come assistenza sociale dedicata ai redditi più bassi (Berlusconi) o come reddito universale (M5S). Anche nel PD sembrano esserci aperture in tal senso.

L’idea sta facendo breccia nella politica nazionale poiché potrebbe essere una soluzione comoda e facile offerta a una classe politica senza idee per calmierare il malcontento sociale e bilanciare glie effetti di una disoccupazione che i governi non riescono in alcun modo a ridurre in maniera consistente; anzi, dato che l’attuale livello di disoccupazione sembra ormai diventare strutturale, quale miglior soluzione!
Tuttavia introdurre in Italia nel sistema di welfare un reddito minimo garantito potrebbe essere assai controproducente.

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di Ilaria Bifarini

Ci risiamo, elezioni alle porte e i partiti politici si trasformano in sirene che con le loro promesse cercano di ammaliare un elettorato sempre più disaffezionato.

Mentre il PD e la “Sinistra” continuano con i bonus a pioggia (salvo poi chiederne la restituzione, come accaduto in passato) e con la mistificazione dei dati economici ai fini propagandistici, la “Destra” promette agli italiani la drastica riduzione delle tasse. Un proposito sacrosanto, in un Paese con una pressione fiscale da record, cui corrisponde un livello di servizi pubblici del tutto inadeguato, e ancora più onerosa se si considera l’insieme di tasse occulte che gravano sulle tasche dei cittadini.

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di  Luca Campolongo

Dalla Germania è ripreso l’uso dell’artiglieria pesante contro Draghi ed il QE, ovvero l’acquisto di titoli (soprattutto di debito pubblico) da parte della BCE e della sua politica di tassi a zero. Ad intervenire a gamba tesa, oltre i soliti Schauble e il governatore della bundesbank, è stato anche l’AD di DeutscheBank, Cryan, che si è lamentato del fatto che le politiche di Draghi abbiano fatto crollare i guadagni delle banche.

Eppure, non si intravvedono i motivi per cui Draghi dovrebbe interrompere le proprie politiche monetarie, dato che gli obiettivi di inflazione e crescita del pil dell’eurozona sono lontani dall’essere raggiunti e che se venissero meno gli stimoli, molte nazioni tornerebbero immediatamente in recessione, dato che la loro timida crescita è basata sulle esportazioni e che una fine degli stimoli economici porterebbe l’euro a rafforzarsi sulle altre monete e quindi renderebbe più difficile vendere all’estero per tutti. Rivalutazione, per altro, già iniziata da tempo, in virtù delle politiche USA, dato che ora l’euro è a 1,20 sul dollaro.

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di Daniele Chicca

L’era di espansione fiacca dell’attività economica senza nemmeno un accenno di surriscaldamento dell’inflazione è destinata a terminare. Ma non con un’accelerazione della crescita bensì con un incremento dei rialzi dei prezzi al consumo.

Lo ha pronosticato parlando a Bloomberg Alan Greenspan, ex presidente di lungo corso della Federal Reserve. In altre parole, secondo l’illustre banchiere ed economista, gli Stati Uniti devono prepararsi a una fase di stagflazione di una intensità tale che non si vedeva dagli Anni 70. Non è una bella notizia per l’economia americana.

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