di Paolo Borgognone Chiamare, come fa il coro unanime del mainstream politico-intellettuale italiano, anche ai più alti livelli, le organizzazioni finanziarie transnazionali, tipo la BCE, il FMI e le famigerate agenzie private di rating, "autorità indipendenti" è un po' come cercare di far passare un lupo per vegetariano o una pornostar per illibata. Io credo che il dovere di ciascuno all'onestà intellettuale dovrebbe imporre il buon gusto di chiamare le cose con i loro nomi: le banche private internazionali, compresa ciò che resta di Bankitalia, sono centrali di potere neoliberista, ossia profondamente ideologizzate. E chi sta, in politica, dalla parte del neoliberismo, dovrebbe avere il coraggio di riconoscere questo dato di fatto, peraltro elementare, senza provare pudore o vergogna di sorta.

di Paolo Borgognone Ieri sera a "Otto e Mezzo" Mario Monti ha rivelato di aver ricevuto, nel 2011, quand'era già premier di fiducia della Ue e dei "mercati", una telefonata da George Soros in cui il noto magnate internazionale di ogni speculazione, politica e finanziaria, lo invitava a "chiedere l'aiuto del FMI" per l'allora dossier italiano. Ciò significa che Soros invitò Monti a chiamare in Italia la Troika. Questo significa che Salvini HA PERFETTAMENTE RAGIONE quando afferma che, sopra le nostre teste, qualcuno, ovvero Soros e compagnia cantante, cospira per papparsi la ricchezza del nostro Paese, a basso costo e a largo profitto peraltro... Soros, nel 2011, chiese a Monti di avviare un processo di ricolonizzazione dell'economia italiana da parte del FMI! Monti, che voleva, con la sua rivelazione, contraddire Salvini e le politiche euroscettiche dell'attuale governo, in realtà ha involontariamente confermato la giustezza delle preoccupazioni di fondo che muovono Salvini, Di Maio e Savona nella loro sfida a determinati poteri forti eurocratici.

di  Nicoletta Forcheri Per chi pensa che questa Europa sia basata sul “mercato” e la “concorrenza”, allora mi spieghi come mai alle aste dei nostri titoli di stato, dove c’è il 50% di domanda in più rispetto all’offerta, noi dobbiamo pagare “lo spread” come penale per “rassicurare” i primi prenditori di BOT e CCT nostrani? I giudizi “politici” delle agenzie di rating sono solo scuse per spremerci di più, altrimenti non si capisce come mai, contrariamente alla prima legge del mercato, noi dobbiamo calare il prezzo dei Titoli di Stato in una situazione di domanda che supera l’offerta degli stessi. Cioè, proprio il contrario del “mercato”. (E certo, perché il “mercato” è un oligopolio di banche dealer che ha deciso di prelevarci risparmi e patrimonio).

di  Andrea Brizzi “Datemi il controllo sulla moneta di una nazione e non mi preoccuperò di chi ne fa le leggi” – così era solito affermare Mayer Amschel Rothschild, banchiere ebreo tedesco del XVIII secolo, praticamente il fondatore della dinastia bancaria dei famigerati Rothschild. Questa citazione è funzionale ad introdurre il tema del controllo dell’emissione della moneta, e conseguentemente la grande fregatura del debito pubblico. Il concetto di debito pubblico prima di essere un fumoso tecnicismo di cui si capisce e si conosce ben poco, è il protagonista assoluto della politica parlamentare e degli ostacoli che si oppongono allo sviluppo della società. Siamo oramai così tanto abituati alla sua esistenza, che nemmeno ci domandiamo più che cosa sia o perché esista, ma soprattutto perché dobbiamo continuare ad essere soggetti ad esso.

di Roberto Pecchioli Sono passati 10 anni dal fatidico 15 settembre 2008, data simbolo della crisi finanziaria ed economica più grave dal 1929. Quel giorno crollò la banca d’affari Lehman & Brothers per le insolvenze dei mutui immobiliari esplose nell’anno precedente. La memoria visiva ci rimanda alle immagini di impiegati allibiti che lasciavano gli uffici di New York reggendo scatoloni di cartone con documenti e effetti personali. Le conseguenze di quelle vicende sono ben presenti nella vita quotidiana di centinaia di milioni di persone e meritano qualche riflessione in chiave italiana ed europea.

di  Luciano Lago Se è visibile un risultato della politica di attacchi economici del presidente Trump questo è stato quello di riavvicinare le diverse potenze mondiali, di aver favorito la normalizzazione di nuove partnership economiche e prodotto la cooperazione reciproca fra i paesi oggetto delle sanzioni USA. Tutti i paesi in questione hanno maturato l'orientamento di unirsi contro l'egemonia statunitense. I brutali attacchi finanziari attuati da Washington su diversi paesi hanno prodotto di fatto un autoisolamento degli Stati Uniti che non erano mai stati così isolati dalla comunità mondiale, tenendo conto dei loro ruolo di superpotenza leader fino a pochi anni addietro.

di  Gal Luft (*) La fine dell'egemonia dei petrodollari potrebbe accadere presto e con un impatto negativo sull'America indebitata. - L'America di Trump sta conducendo una guerra economica contro la maggior parte del mondo, in pratica contro 2 miliardi di persone con un PIL combinato di oltre 15 trilioni di dollari - Le nazioni prese di mira includono Cina, Russia, Iran, Venezuela, Pakistan, Turchia, Cuba, Sudan, Zimbabwe, Myanmar, Democratico Repubblica del Congo, Corea del Nord e altri ... - "I mercati rialzisti finalmente finiscono e con un debito nazionale di $ 21 trilioni e crescendo ad un tasso di trilioni di dollari l'anno, il risveglio potrebbe essere più rudimentale e più rapido rispetto alla maggior parte delle previsioni fatte dagli economisti "

di  Ilaria Bifarini Il vero pericolo per lo stato di salute di un Paese e dei suoi cittadini non è rappresentato tanto da una crisi economica ma dalla risposta che a tale evento dà la politica. Non è la recessione in sé a provocare effetti disastrosi sulle vite umane, ma le sciagurate politiche di austerity attuate per superarla. A dimostrarlo sono due esperti di scienze mediche, D. Stuckler e S. Basu, nel libro “L’economia che uccide” (Rizzoli, 2013). Dalle ricerche condotte emerge come alcune popolazioni abbiano addirittura riportato un miglioramento nel livello di salute a seguito di periodi di grave crisi economica, come avvenuto ad esempio in Islanda, Svezia e Canada durante le recenti crisi e negli stessi Stati Uniti a seguito della Grande Depressione.

di Martin Sieff Negli anni '60, lo scrittore di fumetti della Marvel Stan Lee e l'artista / co-plotter Jack Kirby, negli Stati Uniti avevano creato un supereroe con un tocco di novità. Si chiamava Giant-Man, e più diventava grande, più diventava debole. Oggi quel personaggio è una parabola profetica sul futuro della "super-NATO" post Guerra Fredda che si è espansa per includere 29 nazioni che hanno compromesso più di 880 milioni di persone. Lee e Kirby basarono la loro premessa sulla fisica del suono e sulla biologia. Data la massa e l'attrazione gravitazionale della terra e la struttura delle ossa e dei muscoli del corpo umano, ogni essere umano che è cresciuto troppo in grande non sarebbe stato in grado di muoversi facilmente o alla fine sostenere persino il proprio peso. Questo destino è ora certo che finirà col distruggere l'alleanza NATO in espansione che ancora sta espandendo.

di  Ilaria Bifarini Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni. Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.