di  Gabriele Sannino Nel gioco economico in cui viviamo, fatto di avidità, stupidità e tanta cattiveria, le crisi economiche sono indispensabili per accentrare potere ed eliminare i pesci più piccoli. Le crisi, infatti, distruggono risorse, determinano squilibri e tensioni sociali, e mettono fuori mercato le economie più piccole e deboli, lasciate morire per asfissia di capitale… in un mondo dove il denaro viene ormai tutto creato dal nulla. La diseconomia in cui viviamo, naturalmente, si riflette in tutto e per tutto nella bassa evoluzione dell’uomo moderno che subisce e nella malvagità di chi tira i fili di questo deficiente sistema: siamo tutti schiavi e dipendenti da questo denaro quasi tutto virtuale e completamente farlocco, mentre le cose che davvero contano - le cose concrete paradossalmente - come i rapporti umani, l’amore, le amicizie e via discorrendo passano tutte in secondo piano.

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi Vogliamo dirlo chiaro e tondo: lo Stato italiano è vittima dell’usura. Gli interessi si cumulano sugli interessi e fanno crescere il debito anche se non ci si indebita più. Da 25 anni lo Stato non ha o meglio non avrebbe bisogno di indebitarsi perché incassa più tasse di quello che spende: nell’ultimo anno circa 30 miliardi di tasse in più delle spese, ma risulta in deficit di circa 40 mld l’anno perché paga circa 70 mld l’anno di interessi.

Bruxelles, – Dopo il "Fondo Salva Stati" della UE che costrinse l'Italia (governo Monti) a versare circa 64 miliardi per "salvare" le banche francesi e tedesche che erano fortemente indebitate con la Grecia, i tecno burocrati della UE hanno predisposto un nuovo meccanismo per mettere alle strette il "recalcitrante" governo italiano. "Voi italiani non volete sottostare alle direttive di Bruxelles? Non vi volete sottomettere alla disciplina di Bilancio dettata dai funzionari della UE? Bene allora sarete esclusi dalla possibilità di accedere ai finanziamenti di eventuali nuovi fondi dell’Eurozona". Quindi i rischi per i vostri titoli di Stato aumenteranno e di conseguenza i tassi di interesse sul debito. Vi saccheggeremo come abbiamo fatto con la Grecia.7

Per distinguersi dalla cacofonia di voci che interpretano le migrazioni di massa come un portato di una generica “globalizzazione capitalista”, facciamo uscire per le nostre edizioni un saggio chiarificatore di Franco Soldani, che addita le determinanti interne del fenomeno nelle decennali evoluzioni del capitale transnazionale e, in particolare, nei “giochi” della sua frazione attualmente dominante, il capitale finanziario a trazione statunitense. Dalla subordinazione economica inaugurata su scala planetaria nel secondo dopoguerra fino alla costruzione del sistema di sottomissione finanziaria sotto la regia della FED, del FMI e della Banca mondiale (a partire dai famigerati “piani di aggiustamento strutturale”), si pongono le basi per la destabilizzazione permanente delle aree e dei paesi dominati (in Africa come in Asia ed America del Sud), facendo nel contempo ricorso, appena un qualche “ostacolo” appare all’orizzonte, all’infiltrazione cognitiva, alla “formazione” culturale delle classi dirigenti locali e alle guerre a bassa intensità e per procura.

di  Luciano Lago Il grande capitale finanziario, da cui dipendono sempre più le sorti del mondo moderno, può essere definito un fattore perverso del sistema attuale, considerando che questo piomba sempre dove esiste la possibilità di procurarsi profitti indipendentemente dallo sfruttamento delle risorse e dal rispetto dei diritti sociali delle popolazioni, oltre alla compatibilità con l'ambiente. Questo pertanto può essere una delle cause della perdita di rotta che soffriamo in Europa e non sarebbe azzardato paragonare il Grande Capitale Finanziario (GCF) ad una bestia feroce ed insaziabile che mai è appagata del sangue delle sue vittime. Come allegoria potrebbe essere calzante quella della "Lupa famelica" descritta ed immaginata dal sommo poeta, Dante Alighieri, all'ingresso dell'Inferno, "una lupa che sembrava gonfia di tutti i desideri e che aveva fatto vivere tanta gente nella miseria". ("Maladetta sie tu, antica lupa, / che più di tutte l'altre bestie hai preda / per la tua fame sanza fine cupa").

di  Luciano Lago La bocciatura della manovra presentata qualche giorno fa dal governo italiano a Bruxelles non era stata inaspettata ma anzi era stata già in certo qual modo anticipata dal commissario europeo, Pierre Moscovici, ancor prima di ricevere la lettera da Roma. Si sapeva che alla Commissione Europea (CE) non andava giù che il Governo italiano avesse disatteso le raccomandazioni della Commissione e avesse operato di testa propria, con l'aumento della spesa di qualche punto di 0,.. causato dai provvedimenti quali, reddito di cittadinanza, abolizione della riforoma Fornero, Flat Tax (per quanto limitata )sanatoria e altri provvedimenti.

di Marcello Veneziani Il Corriere della sera, in un editoriale di Angelo Panebianco, è arrivato a sostenere che lo spread è reale, mentre il popolo è un’astrazione, non esiste, se non nella propaganda sovranista. Panebianco rispondeva a una semplificazione demagogica, ma la conclusione a cui portava era questa: il popolo è un’invenzione dei populisti, lo spread, invece, è vero e vivo nel regno della finanza, quindi esiste quasi in natura… Ecco come capovolgere la realtà che ci dice esattamente l’inverso: le difficoltà della gente, il carovita, i disagi popolari, la forte pressione fiscale, la mortificazione delle sovranità popolari e nazionali sono cose reali e realmente vissute, mentre quel coefficiente finanziario è un’entità fittizia, che appare e scompare a comando, usata per colpire i governi sgraditi e non allineati. Tutti i precedenti governi avevano indebitato il paese e sforato i limiti ma solo ad alcuni suona il campanello d’allarme dello spread. Arrivo a dire che lo spread diventa reale, acquista vita, quando si abbatte su un’entità vera, fatta di carne e sangue, che è il popolo.

Il CODACONS scende in camo per contestare il declassamento di MOODYS come decisone con" tempistica sospetta". Non tutti accettano come legittima l'operazione fatta da una agenzia di rating che risulta fra l'altro di proprietà di entità finanziarie transnazionali che ne controllano l'operato. IL DECLASSAMENTO ILLEGALE IN ATTESA DELLA DECISIONE UE SU MANOVRA. DA MOODY’S ATTO PRIVATO CHE DANNEGGIA RISPARMIATORI E CITTADINI IL CODACONS PRONTO A UN CLASS ACTION

di  Luciano Lago Arriva come una frustata, nella sera di Venerdì 19 Ottobre, il declassamento dell’agenzia Moody’s che ha annunciato di aver tagliato il rating dell’Italia. La notizia viene resa nota in tarda sera, dopo una giornata convulsa in Borsa, una notizia cattiva ma non inattesa: il nostro debito passa da Baa2 a Baa3, con outlook stabile. Un solo gradino più in basso, evitiamo così che i nostri titoli di Stato diventino “junk”, letteralmente carta straccia, con l’impossibilità soprattutto per molti fondi di investimento internazionali di acquistarli. Di fatto, l’anticamera del commissariamento della Troika. Si sapeva ed era facilmente prevedibile, nonostante i fondamentali positivi dell'economia italiana, Moodys colloca l'Italia come solvibilità del suo debito, al di sotto della Bulgaria. Per quanto l'Italia possa vantare una saldo di avanzo primario ed un livello di risparmio privato fra i primi in Europa, Moodys segnala preoccupazioni in merito alle riforme adottate dal governo giallo/verde.

Parla l’economista Galloni: “L’Italia tiri dritto, basta pensare allo zero virgola”. Il ministro Giovanni Tria bene ha fatto a tirare dritto, nonostante le critiche sul Def di Europa, Bankitalia e Fmi. Anche perché, “se il Governo abbassasse il tiro, si indebolirebbe da ogni punto di vista. A Roma diciamo: chi si fa pecora, il lupo se la magna”. Una battuta eloquente quella del professor Antonino Galloni, economista e presidente del Centro Studi Monetari. Bene così, dunque? Bisogna partire da principio. Questo Governo nasce, anche per merito del presidente della Repubblica, con un compromesso: non si può continuare con le vecchie politiche economiche, ma non si può arrivare all’uscita dall’euro. Questo è il solco: si resta in Europa e nell’euro, ma considerando quella che è la situazione italiana. E qual è la nostra situazione?