di Marco Della Luna Nel Regno Unito, dove vige maggiore libertà di informazione che da noi, il corrente dibattito sul referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Unione Europea ha reso noto all’opinione pubblica ( vedi ad es. : The European Union always was a CIA project, as Brexiteers discover ), il fatto, censurato sul continente europeo, che il progetto dell’unificazione europea è un progetto di Washington varato alla fine degli anni ‘40 per assicurare agli USA il controllo politico finanziario del continente europeo a scopi geostrategici ed economici[i] e la sua permanenza nell’impero del dollaro, cioè tra i paesi che continuano ad accettare il dollaro anche se super inflazionato e vacillante e a comperare bonds in dollari anche se spazzatura e a partecipare a guerre e sanzioni volute da Washington anche se contrarie agli interessi nazionali. Notoriamente da decenni gli USA sono un paese che vive essenzialmente sulla spalle degli altri, comprando a debito beni, materie prime e servizi, e facendo continue guerre per imporre l’accettazione di questo sistema di pagamento. E fra qualche tempo emergerà anche come gli USA si stanno impegnando per soffocare lo sviluppo e la industrializzazione di fonti alternative e pulite di energia, che soppianterebbero il petrolio, il dollaro come moneta obbligatoria per comprarlo, e le guerre per il petrolio, che sostengono l’elefantiaca industria statunitense degli armamenti.

di Luciano Lago Un importante leader brasiliano, alcuni anni fa, ebbe a definire la "globalizzazione" come questa fosse in realtà il nuovo nome dell'imperialismo. Non si sbagliava, Temistocles,  il quale fu in seguito assassinato per la sua attività di sindacalista,  in circostanze poco chiare,  ma  lui era arrivato per approssimazione ad inquadrare il fenomeno che oggi sembra inarrestabile e di cui la forze sostenitrici del mondialismo non cessano di tessere incessantemente le lodi. Per la verità non risulta difficile vedere l'abile travestimento operato dall'elite finanziaria USA, una volta indossato il mantello della globalizzazione , nell' imporre l'apertura illimitata dei mercati per avere il controllo dei circuiti finanziari, lo sfruttamento a proprio vantaggio delle risorse naturali, della forza di lavoro a basso costo ed il dominio dei mercati dove collocare in modo redditizio e sicuro, i propri capitali speculativi.

di Gordon Duff L’abbiamo già visto prima, più spesso di quanto crediamo, manipolazione di eventi, falsi dibattiti, terrorismo stile false-flag, finte esecuzioni di massa e un cast di personaggi, “titani” finanziari, squallidi tipi da Washington, insieme ad ammiragli, generali con bandierine all’occhiello coperti di decorazioni false, ricevute per il loro coraggio immaginario dimostrato stando seduti in poltrona. La guerra è cominciata tra le vacanze di Natale e Capodanno. Ma non in un campo di battaglia, almeno non per intero, ma piuttosto nei consigli di amministrazione, nei gabinetti pubblici a Washington, dove il business è fatto di nascosto, e nello Stretto di Hormuz.

di Filippo Burla – Piazza Affari a picco, l’indice bancario che dall’inizio dell’anno ha perso oltre il 30%, spread in rialzo e sommovimenti attorno a Ue, Bce e Fondo Monetario Internazionale. Ce ne sarebbe abbastanza per far rizzare le antenne sul quadro che va delineandosi attorno all’Italia, stretta da una nuova crisi di natura finanziaria simile – per il momento, in attesa di eventuali mosse future – a quella che nel 2011 portò alla caduta di Berlusconi e all’arrivo di Monti. Partiamo dalla borsa. Le difficoltà non sono solo italiane ma generalizzate in tutta Europa. Milano e Atene, però, fanno peggio di tutte. Lasciando da parte la Grecia (-8%), l’indice milanese è il peggiore in Europa, dopo che ieri ha chiuso a quasi -5% e oggi apre già in forte ribasso. Una sequela di scivoloni da inizio anno, in un mese hanno fatto evaporare tutti i guadagni del 2015 che aveva visto Borsa Italiana primeggiare sulle piazze del vecchio continente.

di Marco Della Luna l recentemente scomparso filosofo Costanzo Preve affermava (e anch’io lo ho scritto) che il probabile fattore della rottura del presente sistema capitalistico-finanziario arriverà (prima o poi, ma inevitabilmente) in forma di reazione della stessa natura umana (adattabile, ma non infinitamente comprimibile) alle sempre più dure trasformazioni delle condizioni di vita che il detto sistema e i suoi mercati impongono – trasformazioni mal compatibili con i bisogni oggettivi dell’uomo, soprattutto in fatto di stabilità, di sicurezza, di ambiti di non-mercificazione, di non-competitività, di solidarietà. Per non parlare dei diritti politici e del primato della decisione politico-democratica sugl’interessi di breve termine propri del bilancio e dei mercati e della società di mercato.

di MICHAEL HUDSON Lo scenario da incubo, preconizzato dagli strateghi della geopolitica americani, sembra diventare realtà: l’indipendenza economica straniera dal controllo degli Stati Uniti. Invece di privatizzare e rendere il mondo neoliberale sotto la pianificazione e proprietà finanziaria accentrata sugli Stati Uniti, i governi russo e cinese stanno investendo in economie di prossimità, in termini che cementino l’integrazione economica euroasiatica, sulla base del petrolio russo, delle esportazioni erariali e del finanziamento cinese. L’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) minaccia di rimpiazzare i programmi dell’FMI e della Banca Mondiale che favoriscono i venditori, le banche e i possessori di bond degli Stati Uniti (con gli Stati Uniti che detengono potere di veto unico). Il prestito russo del 2013, concesso in seguito alla richiesta fatta dall’eletto governo pro-russo dell’Ucraina, ha dimostrato i benefici del mutuo commercio e delle relazioni d’investimento tra i due Paesi. Come indica il Ministro delle Finanze Anton Siluanov, in Ucraina le “riserve internazionali erano appena sufficienti per coprire le importazioni di tre mesi e nessun altro creditore era preparato a concedere un prestito a condizioni accettabili per Kiev”. Tuttavia la Russia ha fornito 3 miliardi di dollari di un fondo altamente necessario, al tasso d’interesse del 5 per cento, quando i bond ucraini stavano fruttando quasi il 12 per cento.” [1]

di Alfredo Jalife-Rahme BlackRock esulta per "il sangue che scorrerà per le strade" della finanza globale L'inizio del 2016 è stato orripilante per i mercati globali - con la salvezza del super dollaro - scossi dalla deflazione e dall'enorme debito dei paesi del G-7, all'unisono dai residui della grave crisi immobiliare del 2008 fatta deflagrare da WallStreet. La storia reale, resa in un film, "La grande scommessa", mette a nudo il cannibalismo di Wall Street che aveva fatto scoppiare la bolla finanziaria del 2008: come anche del documentario "Inside Job", che dimostra la perversità degli "accademici", e dal classico "La scommessa per un milione di dollari".

Un piano tedesco per riformare l’Eurozona con un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani. Obiettivo, impedire qualsiasi forma di condivisione dei rischi tra i paesi dell’Eurozona, confinando i costi dell’instabilità finanziaria e fiscale il più possibile all’interno dei paesi più deboli. Autore del piano, il “venerabile” Wolfgang Schäuble, super-massone e cervello del governo Merkel. Berlino «sembra aver perso fiducia verso qualsiasi forma di governance centralizzata», scrive Carlo Bastasin sul “Sole 24 Ore”, e ora penserebbe solo a tutelare i tedeschi. Il piano è descritto in una lettera inviata a fine novembre dal ministro delle finanze al capo della Commissione Finanza e Bilancio del Parlamento tedesco.

di James Petras Il FMI è l'organismo monetario internazionale leader la cui finalità pubblica è quella di mantenere la stabilità del sistema finanziario mondiale attraverso i prestiti vincolati a proposte dirette a migliorare il recupero economico e la crescita. Di fatto, il FMI è sempre stato sotto il controllo degli Stati Uniti e dei maggiori paesi dell'Europa Occidentale e le sue politiche sono state progettate per promuovere l'espansione, il dominio finanziario ed i profitti delle principali "corporations" multinazionali ed istituzioni finanziarie. Gli Stati del Nord America ed europei praticano una divisione dei poteri: i direttori esecutivi del FMI sono europei; le loro controparti nellla Banca Mondiale (BM) sono degli USA.

di Luciano Lago Eravamo abituati a vedere il fiorentino Matteo Renzi ai summit europei "saltellare"allegro accanto alla Angela Merkel e chiamandola sempre per nome: ""Angela stai tranquilla, faremo i compiti a casa, Angela stai serena...., Angela mi ha detto che ....siamo in linea con i conti...".ecc.. Improvvisamente adesso Renzi arriva a Bruxelles e lancia delle polemiche contro "l'Unione Europea a guida tedesca", contesta che l'Italia (ed il suo governo) venga sanzionato per non avere effettuato i controlli e preso le impronte digitali ai migranti e profughi, si permette perfino di contestare il doppio gioco della Germania che ha fatto prorogare frettolosamente le sanzioni alla Russia senza discussioni e nel frattempo le aziende tedesche fanno business con la Russia.