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Dominio finanziario

di  Luciano Lago

Se è visibile un risultato della politica di attacchi economici del presidente Trump questo è stato quello di riavvicinare le diverse potenze mondiali, di aver favorito la normalizzazione di nuove partnership economiche e prodotto la cooperazione reciproca fra i paesi oggetto delle sanzioni USA. Tutti i paesi in questione hanno maturato l’orientamento di unirsi contro l’egemonia statunitense.

I brutali attacchi finanziari attuati da Washington su diversi paesi hanno prodotto di fatto un autoisolamento degli Stati Uniti che non erano mai stati così isolati dalla comunità mondiale, tenendo conto dei loro ruolo di superpotenza leader fino a pochi anni addietro.

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di  Gal Luft (*)

La fine dell’egemonia dei petrodollari potrebbe accadere presto e con un impatto negativo sull’America indebitata.
– L’America di Trump sta conducendo una guerra economica contro la maggior parte del mondo, in pratica contro 2 miliardi di persone con un PIL combinato di oltre 15 trilioni di dollari
– Le nazioni prese di mira includono Cina, Russia, Iran, Venezuela, Pakistan, Turchia, Cuba, Sudan, Zimbabwe, Myanmar, Democratico Repubblica del Congo, Corea del Nord e altri …

– “I mercati rialzisti finalmente finiscono e con un debito nazionale di $ 21 trilioni e crescendo ad un tasso di trilioni di dollari l’anno, il risveglio potrebbe essere più rudimentale e più rapido rispetto alla maggior parte delle previsioni fatte dagli economisti ”

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di  Ilaria Bifarini

Il vero pericolo per lo stato di salute di un Paese e dei suoi cittadini non è rappresentato tanto da una crisi economica ma dalla risposta che a tale evento dà la politica. Non è la recessione in sé a provocare effetti disastrosi sulle vite umane, ma le sciagurate politiche di austerity attuate per superarla. A dimostrarlo sono due esperti di scienze mediche, D. Stuckler e S. Basu, nel libro “L’economia che uccide” (Rizzoli, 2013).

Dalle ricerche condotte emerge come alcune popolazioni abbiano addirittura riportato un miglioramento nel livello di salute a seguito di periodi di grave crisi economica, come avvenuto ad esempio in Islanda, Svezia e Canada durante le recenti crisi e negli stessi Stati Uniti a seguito della Grande Depressione.

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di Martin Sieff

Negli anni ’60, lo scrittore di fumetti della Marvel Stan Lee e l’artista / co-plotter Jack Kirby, negli Stati Uniti avevano creato un supereroe con un tocco di novità. Si chiamava Giant-Man, e più diventava grande, più diventava debole. Oggi quel personaggio è una parabola profetica sul futuro della “super-NATO” post Guerra Fredda che si è espansa per includere 29 nazioni che hanno compromesso più di 880 milioni di persone.

Lee e Kirby basarono la loro premessa sulla fisica del suono e sulla biologia. Data la massa e l’attrazione gravitazionale della terra e la struttura delle ossa e dei muscoli del corpo umano, ogni essere umano che è cresciuto troppo in grande non sarebbe stato in grado di muoversi facilmente o alla fine sostenere persino il proprio peso. Questo destino è ora certo che finirà col distruggere l’alleanza NATO in espansione che ancora sta espandendo.

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di  Ilaria Bifarini

Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni.

Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.

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di  Marco Della Luna

Come salvare le riforme economico-fiscali del governo

Il Decreto Dignità, incontestabile come affermazione morale, incontra lo sfavore del mondo imprenditoriale e può avere effetti controproducenti sull’occupazione perché fa aumentare il costo del lavoro e i vincoli per gli investitori (ossia, per i capitalisti). Anche il reddito di cittadinanza, già ridotto da tempo a sussidio di disoccupazione, e assieme ad esso la flat tax, già spezzata in due aliquote, sembrano rinviati a quei soliti tempi migliori che non si sa quando arriveranno. Così i rivoluzionari progetti economici del nuovo governo minacciano di svaporare contro i vincoli della realtà esterna, e di tradursi in delusione e scontento. Quei progetti sono stati lanciati nella campagna elettorale senza fare i conti con l’oste, e ora possono diventare un boomerang.

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di  Roberto Pecchioli

Suonano a distesa le campane euro entusiaste: la Grecia è fuori della crisi che la attanaglia da dieci anni, la Troika (BCE, Fondo Monetario, Commissione Europea) che l’ha commissariata si ritira. Paolo Gentiloni, già primo ministro italiano, ha ringraziato commosso il suo omologo Tsipras, l’ex beniamino della sinistra fattosi massacratore del popolo greco.

La gioia del conte Gentiloni Silverj è assai sospetta e merita mostrare i dati socio economici. Il primo dato che sgomenta è l’ampiezza degli interventi dei “benefattori”. Gli aiuti hanno superato i 241 miliardi di euro, una parte dei quali uscita da tasche italiane. La maggior parte di questa cifra è servito per salvare l’enorme esposizione delle banche tedesche e francesi (oltre 90 miliardi), il resto sono andati in interessi.

Cerchiamo di capire che cosa è accaduto dal 2008-2009, allorché il precipizio si è aperto sotto i piedi del popolo ellenico.

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di Roberto Pecchioli

Ambrose Evans-Pritchard è probabilmente il migliore giornalista economico d’Europa. Dalle colonne del conservatore Daily Telegraph, il suo sguardo spazia sul business internazionale senza farsi megafono degli interessi dei piani alti. Un suo recente intervento dovrebbe far drizzare le orecchie agli osservatori e ai decisori di casa nostra.

Sostiene Evans che è in corso una strisciante fuga di capitali dall’Italia. La prova è il nostro passivo nel sistema Target2 della Banca Centrale Europea. In un mese, è aumentato di 39 miliardi sino a 465 miliardi di euro.

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Un’impressionante ondata di livore.
Evidentemente a Roma non si sta facendo abbastanza per compiacerli e temono che l’Italia non sia la Grecia.

1. Quello che dovrebbe farci riflettere, ben al di là del brain (?) storming internazionale (!) sul nome del possibile presidente del consiglio, è l’evoluzione dello scenario all’interno dell’unione monetaria.
In pratica, il nostro problema cognitivo (e per nostro intendo il punto di vista riflesso dai media italiani) è che non si riconosce un dato storico fondamentale: l’Italia, nonostante le tattiche dichiarazioni di vari personaggi impegnati a difendere uno status quo ormai traballante (peraltro legittimamente: ma solo se si ammette, senza ipocrisia, che sia legittimo perseguire il rispettivo interesse nazionale), non è e non è mai stata una minaccia per la moneta unica.

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di  Luciano Lago

l nuovo governo italiano (in via di formazione) ha reso pubblico il suo programma economico, per grandi linee ed in un primo momento era trapelato (da illazioni) che il documento conteneva in particolare il requisito della cancellazione da parte della UE di 250 miliardi di euro del debito pubblico dell’Italia e di far liberare il paese da numerose restrizioni di regole imposte dalla UE. Altrimenti, Roma minacciava di lasciare l’area dell’euro per tornare alla lira italiana (anche se poi smentito).
In realtà a nostro avviso i 250 miliardi non basterebbero poichè dovrebbe essere richiesto alla BCE di cancellare per lo meno 1/3 del debito ovvero quella parte dovuta agli interessi ad usura accumulati negli anni.

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