"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Declino della potenza USA

Scritto da Alasdair Macleod tramite GoldMoney.com,

“Non ci sono pochi dubbi sul fatto che l’introduzione sui mercati del “oil future” denominato in yuan sia stato un importante passo strategico per la Cina”.
I lettori abituali sapranno che siamo stati tra i primi ad allertare i mercati finanziari occidentali che la Cina avrebbe introdotto un nuovo contratto future sul petrolio con un prezzo in yuan, mesi prima che fosse ufficialmente riconosciuto che i piani per la nuova emissione erano in via di definizione e una data per il trading era in programma.

Lo scorso lunedì è iniziato a Shanghai il trading sulla nuova emissione valutaria sul petrolio , e nei primi tre giorni di negoziazione sono stati scambiati 151.804 contratti con un valore di fatturato di 65 miliardi di yuan (10,328 mil. Us. $). È il primo contratto futures quotato sulla terraferma della Cina a disposizione degli utenti stranieri, mettendoli sullo stesso piano degli investitori nazionali. Esistono 15 contratti di riferimento per date di consegna diverse tra settembre e date successive fino al marzo 2019.

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di Guglielmo Gatti

L’Afghanistan può considerarsi perduto? La risposta è affermativa, gli sforzi dell’Occidente sono stati vanificati dalla resistenza del talebani. A 27 mesi dal ritiro delle forze alleate da combattimento che ha lasciato sul terreno solo i 13.400 militari statunitensi e Nato della missione addestrativa e di consulenza e supporto (Resolute Support), l’Afghanistan “sta subendo una escalation bellica estremamente dura” confermata dall’attacco dei giorni scorsi “alla munita base di Mazar-i-Sharif che ha provocato oltre 200 morti e feriti tra le truppe di Kabul”.

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di  Pepe Escobar

Una mggiore turbolenza sembra essere il nome del gioco per l’anno 2016. Tuttavia la attuale turbolenza può essere interpretata come la calma prima della prossima, che sarà una tempesta devastatrice geopolitica e finanziaria. Andiamo a verificare lo stato attuale del gioco atteraverso i dilemmi che affliggono i membri della Casa dei Saud, quelli della UE, del Brasile, della Russia e della Cina.

Il petrolio e la casa dei Saud

Non sono molte le persone che conoscono l’indice dei trasporti merci, denominato “Baltic Dry Index ” . Tuttavia l’indice è la chiave per seguire l’andamento della domanda di prodotti di base. Circa due mesi fa, questo si trovava ai llivelli più bassi di sempre. Da allora, si è accresciuto più del 130%. I prezzi di tutti i metalli preziosi sono aumentati più di tutte le valute. Perchè questo è un segnale importante? Perchè ci fa capire che la fiducia nelle monete fiduciarie- il dollaro USA specialmente, sta rapidamente declinando.
L’aumento dell’indice Bartic fa presagire un aumento della domanda di petrolio in Asia, specialmente in Cina. Calando le forniture e risalendo la domanda di petrolio sarà probabile che salirà il prezzo del barile di petrolio nel secondo semestre del 2016.

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di  JUAN MANUEL DE PRADA

Gli Stati Uniti conbattono con nefaste arti per continuare ad imporre sul mondo il proprio dominio militare, tecnologico ed economico.
In un celebre discorso pronunciato a Valdai, Putin affermava che “un paese deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; tuttavia, quello che sarà determinante per il suo successo è la sua forza spirituale e morale”.

Si tratta di una verità che ricorre implacabilmente nella Storia: tutte le potenze che hanno lasciato che si incancrenisse questa forza spirituale e morale hanno dovuto soccombere, a volte in modo fulminante, ma più spesso con processi lunghi e rovinosi. Accadde nell’antichità, con l’Impero romano, quando i romani decisero di sotterrare le vecchie virtù repubblicane e si abbandonarono alle mollezze dell’impero. E’ accaduto in molti diversi momenti della Storia alle più grandi potenze che, infatuate della propria supremazia militare o economica, si lasciarono snaturalizzare da mode straniere, corrompere dal denaro o cadere vittime del vizio.

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Abbiamo destabilizzato il Medio Oriente, creato il caos. E poi diamo la colpa all’ISIS per il caos che abbiamo creato”.

Molta gente pensava che i giorni in cui Oliver Stone scalava le classifice fossero finiti. Molte persone si sbagliavano. Il suo libro del 2012 e la serie TV, “The Untold History of the United States”, suggeriscono che il regista rinnova gli sforzi per sfidare la narrazione tradizionale per quanto riguarda l’eccezionalismo americano, l’imperialismo economico e il “coinvolgimento nefasto” del governo americano in Medio Oriente, si legge su TheAntiMedia.org.

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“Salvo l’Unione Sovietica, nessuna nazione non vinta in una guerra aveva mai sofferto una discesa di potere tanto rapida come quella degli Stati Uniti”, lo scrive l’analista politico statunitense Patrick Buchanan *. Nel suo articolo per ‘The American Conservative”, l’esperto segnala che, alla fine della presidenza di George H.W. Bush, all’inizio degli anni 1990, gli USA erano l’unica superpotenza del mondo.

Sostiene Buchanan, nel suo articolo, che l’avversario degli USA nella Guerra Fredda stava franando  in disparte, dividendosi in 15 paesi. Il muro di Berlino era caduto. La Germania era stata riunificata. Le nazioni satelliti  dell’Europa centro-orientale e si sfaldavano da sole. Bush avevo ripristinato  le relazioni con Pechino dopo il massacro del 1989 in piazza Tiananmen.  Mikhail Gorbachev e Boris Eltsin erano amici degli USA.

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