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Crisi politica in Italia

di  Adriano Tilgher

Il panorama sociopolitico dell’Italia e del mondo sembrerebbe immutato ed in effetti è così se si fa riferimento esclusivamente alla dottrina imperante: il liberal – capitalismo. Nella realtà il terzo millennio si presenta già profondamente cambiato sia sul piano delle forze in campo, sia sul piano delle prospettive politiche, sia sul piano del confronto – scontro sociale in atto.

I tempi della politica ormai sono talmente accelerati che non si finisce di prendere atto di un fenomeno che se ne presenta subito un altro. Infatti se fino a pochi anni fa sul pianeta ed in Italia era vivo lo scontro tra il capitalismo finanziario ed il capitalismo produttivo, oggi quello scontro è risolto con il trionfo del primo. In Italia la chiusura o la svendita di quasi tutta l’industria di stato, il ridimensionamento dei grandi gruppi industriali e la crisi della piccola e media impresa sono le testimonianze evidenti di questo “trionfo”, per cui le forze in campo si sono ridotte ad una sola.

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di Luciano Lago

Iniziano a manifestarsi le prime preoccupazioni per il nuovo governo giallo/verde (Lega/5 Stelle) formatosi dopo lungo travaglio sulla scena politica italiana.
Il primo ad esprimere tali preoccupazioni è stato il finanziere speculatore George Soros intervenuto a Trento ad un convegno sull’economia.

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di Luciano Lago

Carlo Cottarelli viene “sacrificato” ed i suoi sforzi per costituire un governo tecnico (patrocinato dagli organismi finanziari) vengono accantonati grazie al “pentimento ” del presidente Mattarella che, ormai consapevole di aver fatto un passo falso, ha voluto riconsiderare la possibilità di permettere la nascita di un Governo Conte, sostenuto da Lega e 5 Stelle, con qualche variante sui ministri.

Le insistenze e la sceneggiata fatta da Di Maio hanno convinto il presidente Mattarella a cogliere l’opportunità e permettere la costituzione del nuovo governo. Di Maio ha chiesto scusa per la sua improvvida richiesta di messa in stato d’accusa del presidente e, come sembra, Mattarella ha accolto le scuse come da ” un guaglione” un pò sbadato che parla e non sa quello che dice. Non ci sono problemi, il “guaglione” cambia sempre ogni due giorni e prima o poi, metterà la testa a posto, come qualche corazziere del Quirinale ha testimoniato in forma riservata.

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“Ho subito un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio comunicato, criticato dalla maggior parte dei media senza neanche illustrarne i contenuti” ha scritto l’altro ieri il professor Paolo Savona, l’uomo scelto dal governo giallo-verde per andare all’Economia e rifiutato dal Colle in nome dell’Europa e dei mercati.

Sullo Speciale con l’economista Ilaria Bifarini, fresca autrice de i “I coloni dell’Austerity”, parliamo del difficile momento politico, della decisione di incaricare l’ex commissario alla spending review Cottarelli che rischia di non ottenere la fiducia neanche dal Pd e di altre scelte “impopolari e deleterie per l’economia e per i cittadini”.

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Le élite italiane favorevoli all’euro si sono spinte troppo in avanti. Il presidente Sergio Mattarella ha creato lo straordinario precedente che nessun movimento politico, o coalizione di partiti, potrà mai prendere il potere se sfida l’ortodossia dell’Unione Monetaria. Senza rendersene conto, ha inquadrato gli eventi come se fossero una battaglia tra il popolo italiano e un’eterna “casta” fedele ad interessi stranieri, facendo il gioco dei ribelli grillini e dei nazionalisti antieuro della Lega.

Per giustificare il suo veto all’euroscetticismo ha incautamente invocato lo spettro dei mercati finanziari ma, nell’insieme, le sue azioni hanno reso la situazione infinitamente peggiore. Lo spread sulle obbligazioni italiane a 10 anni è salito di quasi 30 punti base, fino al massimo di 235 (lunedì), quando gli investitori si sono resi conto delle terribili implicazioni dello spasmo costituzionale: una crisi che durerà tutta l’estate e che potrà concludersi solo con nuove elezioni, che non risolveranno nulla.

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di  Paolo Borgognone

Ciò che si attendeva, e che su queste pagine abbiamo raccontato ogni giorno, fonti alla mano, così è stato. Mattarella rifiuta Savona come ministro dell’Economia per ragioni di OPINIONE e riafferma il principio oligarchico secondo cui la sovranità appartiene ai “mercati”, cioè agli speculatori internazionali, e non al popolo. Il giochino dello Spread che saliva è stato innescato da Draghi per preparare il terreno mediatico al golpe cercando di far credere ai pensionati che i loro risparmi sarebbero stati “a rischio” qualora Savona fosse diventato ministro dell’Economia in un governo M5S-Lega.

L’inganno dello spread come apripista per agevolare e legittimare il golpe. La Costituzione cambia de facto, l’articolo 1 non ha più alcun significato. Siamo nell’era del compiuto disincanto… Il governo “tecnico” che si prospetta è la dittatura dei mercati legalizzata. Il momento è drammatico nel vero senso della parola.

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di  Luciano Lago

Carlo Cottarelli, il fiduciario del FMI scelto dal presidente Mattarella per avere un incarico di Governo è certamente un personaggio che dovrebbe “tranquillizzare” i mercati, gli investitori internazionali e, soprattutto, i potentati finanziari che sono sempre in agguato sull’Italia per difendere i propri interessi. La nomina di Mattarella li dovrebbe tranquillizzare ed assecondare i piani di coloro che vogliono  evitare che salgano al governo personaggi “populisti” come Salvini, il prof. Savona, Di Maio ed altri della Lega o dei 5 Stelle.

Personaggi come il prof. Savona sono stati ritenuti inaffidabili dal presidente Mattarella o privi di requisiti per essere nominati ministri della Repubblica.

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di Luciano Lago

Come volevasi dimostrare e come avevamo anticipato non più tardi  di stamattina, il ricatto dei potentati finanziari ha avuto effetto ed il Governo del cambiamento si è arenato sul veto di Mattarella alla nomina del prof. Savona a capo del Dicastero dell’Economia.

Naturalmente nessuno è tanto  stupido per non capire che il veto a Savona proviene da un doppio veto già manifestato riservatamente al presidente Mattarella da parte dei potentati finanziari di Bruxelles, Francoforte e  Washington. Non a caso gli attacchi contro l’Italia erano partiti da più fronti, a partire dai tecnoburocrati della Commissione Europea, da qualificati organi di stampa della Germania, dal New York Times, massimo organo dell’establishment USA.

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