Mentre da noi si vaneggia dietro il clown Tsipras, dà lezioni di serietà e di scelte intelligenti. Dopo Tsipras tocca all'Alba Dorata L'estrema destra greca cresce e punta al potere. In un momento in cui la Grecia è sotto i riflettori di tutto il mondo i media internazionali sono concentrati sugli effetti che l'esito del referendum potrebbe avere sulla politica europea. Meno attenzione è stata posta alle possibili conseguenze per la politica interna della Grecia. Un paese in cui stanno prendendo sempre più piede i gruppi ultra-nazionalisti che, grazie alle loro posizioni anti-europeiste e alle difficoltà incontrate da Tsipras, potrebbero ottenere il sostegno di grandi fette di elettorato. Alba Dorata, terzo partito del paese che esprime 17 parlamentari e definito dalla stampa nazionale come neo-nazista, è stato l'unico oltre a Syriza che all'interno del parlamento a votare a favore dell'approvazione del referendum proposto dal governo. I media ellenici hanno lanciato l'allarme quando immediatamente dopo è stato scarcerato Ilias Kasidiaris, il portavoce che da un anno era in prigione in attesa di processo per banda armata. Secondo i giornali la sua liberazione sarebbe una concessione fatta dal governo Tsipras ad Alba Dorata in cambio del suo sostegno alla causa del No.

di Piero La Porta La Grecia vive una crisi con se stessa, con l’Europa e col MES. La soluzione migliore? Una guerra civile che stermini una delle due fazioni. Com’è usuale nelle competizioni referendarie, vi sono due fronti opposti, in una certa misura pre esistenti all’annuncio del referendum di domani in Grecia. L’elettorato ellenico dovrebbe votare Sì o No per approvare o respingere il piano proposto dai creditori. Per forza di cose la scelta sarà una pronuncia sulla stessa appartenenza della Grecia alla UE. Comunque finisca il referendum, la Grecia è spaccata e, più che l’alternativa tra Euro e Dracma, oppure fra Tsipras e l’opposizione, è in gioco quello che nessuno vuole dire: si dispiegherà nella sua onnipotenza il potere degli organismi UE nel prossimo futuro; soprattutto si manifesterà l’autoreferenzialità del potere assoluto del MES – Meccanismo Europeo di Stabilità (vedi riquadro), un moderno Caligola, le cui capacità di uccidere la democrazia in Europa non potranno più essere dissimulate.

Don Chisciotte si trasferisce ad Atene di Rafael Poch * La giocata greca si trova ancora lontano dal concludersi, tuttavia con molta probabilità ci troviamo di fronte al più decisivo fiasco del Politburò di Bruxelles e forse davanti ad una nuova pietra miliare nel processo di disfacimento del "progetto europeo". Don Chisciotte si trova definitivamente ad Atene. Ragione e reazione La decisione del popolo greco di eleggere un governo con il mandato di cambiare i termini della negoziazione, è stato un atto di profonda razionalità. Il problema è che i suoi protagonisti- alcuni tanto brillanti come l'economista Yannis Varoufakis- hanno messo in evidenza il vero aspetto dell'Eurogruppo, questo incompetente conclave di contabili, autoritario e dogmatico.

A.E. Pritchard sottolinea un aspetto importante della crisi greca. Qualunque sarà il suo risultato, che si voti o meno, che vinca il sì o il no, l’attuale vicenda ha chiarito una cosa fondamentale. L’eurozona non è un nirvana dove prosperano i popoli e i paesi, ma una tonnara dove i componenti vengono minacciati e falliscono, dove la banca centrale destabilizza il sistema pur di mettere pressione politica su un governo eletto. Il sogno europeo, se mai era cominciato, è finito per sempre. Di Ambrose Evans-Pritchard Il “giorno dell’Oxi (ossia No in greco NdVdE) ” ha un significato emblematico in Grecia. Ricorda il giorno del “no” greco di ribellione all’ultimatum di Mussolini nell’ottobre del 1940, e l’eroica accettazione della guerra contro una macchina militare molto superiore. È la stessa parola che sarà scritta sulla scheda elettorale quando i greci voteranno per questo improvviso referendum questa domenica riguardo alle richieste dei creditori, e il primo ministro Alexis Tsipras non si fa problemi nell’evocare lo stesso spirito di resistenza del tempo di guerra.

  Di Luciano Lago L'opinione pubblica dei paesi europei viene martellata in questi giorni da una ossessiva propaganda dei media associati al sistema da cui si vuole far credere che la Grecia ed il suo governo siano un paese irresponsabile che si è instradato in vicolo cieco per essersi rifiutato di aderire al piano economico di riforme ed austerità presentato dalla Troika europea, un piano che, è bene precisarlo, in sostanza prevede, attraverso una serie di misure, che la Grecia tagli la sua spesa pubblica (pensioni, salari, sussidi sociali, ecc..) e provveda all' aumento delle imposte,  ottemperando alle direttive trasmesse dalla Troika che sono vincolanti per tutti i paesi che presentano una forte esposizione di debito. La resistenza di Tsipras e del suo staff viene spiegata come un tentativo di attuare una politica demagogica è populista che non tiene conto della situazione reale dell'economia greca.  In realtà' la Troika sta pressando per far attuare in Grecia le stesse misure di politica economica applicate agli altri paesi (Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda, ecc.)  che hanno prodotto affossamento dell'economia, deflazione e disoccupazione di massa ma hanno garantito il rientro dei crediti delle grandi banche. In Grecia poi le conseguenze sono state ancora più drammatiche ed è sufficiente, per comprovarlo, verificare di quanto si sia alzato il tasso di mortalità tra i bambini e l'aspettativa di vita nella popolazione anziana. Vedi: Grecia, strage degli innocenti: +43% di mortalità infantile dopo i tagli alla sanità.

"La Nazioni europee creditrici (Germania, Francia, Finlandia, Olanda, ecc.) sono responsabili della crisi greca e le condizioni che hanno imposto al governo di Atene fanno indignare", lo sostiene in una intervista con la BBC World, Joseph Stiglitz, il premio Nobel per l'economia, e paragona l'attuale situazione della Grecia con la crisi che ha vissuto l'Argentina anni addietro. In definitiva cosa propone Juncker "in extremis" per la Grecia? In accordo con il premio Nobel per l'Economia, ancora esiste la possibilità di un compromesso che eviti un default in Grecia. "E' concepibile che il resto dell'Europa e la Germania si sveglino e si diano conto che le loro esigenze verso la Grecia sono assolutamente da far indignare", ha segnalato alla BBC World. Tuttavia Stiglitz indica questo possibile risveglio come poco probabile.

La Grecia sceglie la democrazia (anche se rischia il baratro) di G. Cirillo Dopo settimane di tira e molla e di estenuanti trattative, sembra che tra Grecia e Europa sia la resa dei conti. L’ex troika ha rifiutato per l’ennesima volta il piano di “riforme” proposto dal governo greco e ha interrotto le trattative. Tsipras ha quindi deciso di convocare un referendum il 5 luglio con sui sarà chiesto al popolo greco se ha intenzione di accettare o meno il pesante piano di austerità per ricevere ulteriori aiuti. Tsipras, al parlamento greco ha fatto questo bellissimo discorso carico di dignità a sostegno della sua scelta di convocarlo, eccone il link, consiglio di leggerlo. E Varoufakis twitta che Syriza ha ottenuto il 36% dei voti e che quindi non era autorizzata a decidere per la maggioranza dei greci e di conseguenza è necessario un referendum.

di Tyler Durden Da tempo sosteniamo che i negoziati tra la Grecia e i suoi creditori sono più un fatto politico che economico o finanziario. Dal punto di vista della troika, spezzare la resistenza greca e costringere Alexis Tsipras a tagliare ulteriormente le pensioni e aumentare l'IVA è di primaria importanza: non tanto perché qualcuno creda davvero che queste misure metteranno il paese indebitato su di un percorso fiscale sostenibile, ma per il messaggio che tali concessioni manderebbero ai simpatizzanti di Syriza in Spagna e Portogallo. In breve, la troika non può permettere il precedente di alleviare l'austerità verso un paese debitore e mettere così a rischio la credibilità dell'euro.

di Luciano Lago Dalle informazioni arrivate in mattinata da San Pietroburgo, il ministro greco dell'Energia Panagiotis Lafazanis ed il suo omologo russo Alexandre Novak, hanno firmato questa mattina un memorandum d'intesa per la realizzazione di una gasdotto russo che attraverserà la Grecia con il finanziamento russo. Lo ha riferito all'AFP lo stesso ministro russo dell'Energia. L'accordo, che si trova attualmente nella fase di protocollo d'intesa, prevede la creazione di una joint venture paritaria russo-greca per la costruzione del gasdotto, che avverrà tra il 2016 e il 2019, come ha spiegato il ministro Novak alle agenzie mentre ancora era in corso il Forum economico di San Pietroburgo. Secondo Novak si tratta di un "avvenimento molto importante". Il gasdotto, che si chiamerà South European, " sarà il ramo greco del Turkish Stream avrà una capacità annua di 47 miliardi di metri cubi di gas e i lavori per la sua realizzazione inizieranno nel 2016 e termineranno nel 2019. Questo permetterà di proseguire i nostri progetti di costruzione di infrastrutture nell'ambito del gasdotto che attraverserà il Mar Nero e la Turchia, con la costruzione di un hub in Turchia", ha dichiarato il responsabile russo.

Il Greek Reporter, citando il portavoce del presidente russo, ha annunciato ieri che il Primo Ministro greco Alexis Tsipras incontrerà Vladimir Putin il 19 giugno, a margine della tre giorni (18-20 giugno) del “St.Petersburg International Economic Forum” (SPIEF). L’incontro ha un grande significato dal momento che l’UE, su mandato dei creditori, sta esercitando forti pressioni affinché la Grecia faccia default e si autodistrugga. Tsipras aveva da poco ricevuto dal governo russo l’invito formale ad aderire alla Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS, ed è attendibile la notizia secondo la quale l’argomento verrà discusso durante la visita in Russia. Oggi, agli incontri già pianificati con diversi funzionari russi, si aggiunge quello con il Presidente Putin.