La pressione della UE spinge il governo greco a vendersi le isole per pagare i debiti Il primo ministro Alexi Tsipras si è' visto obbligato a mettere in vendita più' di 1.000 isole del Mar Ionio per fare fronte alle pressioni dell'Eurogruppo. La costrizione finanziaria in cui si trova l'economia Greca non soltanto ha una ricaduta nei tagli alle spese sociali che ha imposto l'euro gruppo, ma, con il recente credito ponte concesso, avrà' l'effetto di ipotecare ancora di più' la nazione ellenica. Il governo del primo ministro Tsipras si è' visto obbligato a mettere in vendita oltre 1.000 isole per realizzare 54.139 milioni di dollari e poter pagare i debiti contratti negli anni tra il 2009 ed il 2012. Lo ha riferito il Telediario digital.net.

Di Federico Roberti Posto che: - il FMI, in un rapporto fatto filtrare all'indomani dell'accordo raggiunto da Tsipras sul debito greco, torna a ribadire che esso è insostenibile e che con le nuove misure previste dalla Troika raggiungerà il 200% del PIL entro due anni http://rt.com/business/273712-imf-greek-debt-unsustainable/; - che "la...

Di Salvo Ardizzone Appena otto giorni fa Tsipras gridava che con il referendum il Popolo greco aveva respinto un accordo umiliante; adesso ne ha accettato uno di gran lunga peggiore. Dopo 17 ore di negoziato, il più lungo vertice dei Capi di Stato dell’Eurozona mai tenuto, un accordo fra i creditori e la Grecia è stato raggiunto: malgrado le solite dichiarazioni trionfali di Tsipras, rilasciate a beneficio di un Popolo stremato, si tratta di condizioni durissime, di gran lunga più pesanti di quelle rifiutate quindici giorni fa e rigettate col referendum.

  Gli USA temono che la crisi dell'euro faccia saltare il progetto anti-russo di Finian Cunningham Mentre i leader dell'Unione Europea stanno decidendo se espellere la Grecia dall'eurozona, Washington si appresta a prevenire un tale esito. Ciò che allarma Washington non sono i ragionamenti tecnici e finanziari sull'idoneità della Grecia a restare all'interno del sistema monetario dell'UE. Né la preoccupazione per il popolo greco ridotto in povertà dal collasso dell'economia del paese. Ciò che fa agitare gli USA è che la crisi monetaria in Europa potrebbe avere conseguenze geopolitiche molto maggiori:

di G. Cirillo Nel nostro ultimo articolo abbiamo esaltato e condiviso la scelta del duo Tsipras-Varoufakis di indire un referendum sulle misure d’austerità chieste dai creditori, ora dobbiamo purtroppo, ma forse era banalmente prevedibile, tornare sui nostri passi e denunciare invece il totale tradimento della volontà popolare. Già le dimissioni di Varoufakis, subito dopo la vittoria del NO, non presagivano niente di buono per il popolo greco ed infatti Tsipras si è praticamente arreso ed ha chiesto aiuti al Fondo di Salvataggio Europeo proponendo misure praticamente uguali a quelle respinte dai greci nel referendum di domenica scorsa. Ma quindi perché Tsipras ha fatto tutto questo casino del referendum per poi arrendersi alla volontà dei creditori? A nostro avviso la risposta più ovvia è che lui si attendeva una vittoria del SI come indicavano i primi sondaggi e quindi voleva sgusciare fuori da questa situazione impossibile lasciando al popolo la decisione finale di aver accettato l’austerità. Oppure voleva, come ha dichiarato, andare a trattare in Europa, spalleggiato dalla volontà popolare contraria all’austerità, ma a questo punto non ha senso, dato che ha ottenuto pochissimo. Ha fatto bene, l’ex ministro dell’economia Varoufakis a dimettersi, perché sarebbe stato veramente disonorevole davanti al popolo greco andare a supplicare all’Europa di accettare un accordo simile al precedente.

di Luciano Lago L'impressione è quella che Tsipras si stia muovendo su una logica accomodante di compromesso che smentisce la linea intransigente che lui stesso e Varoufakis stavano portando avanti prima del referendum. Sembra che le pressioni esterne abbiano avuto effetto e che Tsipras si sia dovuto sedere al tavolo delle trattative presentando un piano di riforme che fino a poche prime aveva drasticamente escluso. Il piano prevede il taglio delle pensioni sotto una certa soglia, l'aumento delle imposte sulle imprese turistiche, aumento dell'IVA ed abolizione di quella agevolata sulle isole, aumento delle tasse sui beni di lusso, ecc.. Nel contesto di questo piano Tsipras chiede agevolazioni sul debito del paese da prolungare in forma da determinare ed una qualche riduzione degli interessi passivi.

di Tyler Durden Era cominciato con Ambrose Evans-Pritchard del Telegraph, la cui pubblicazione dei commenti di Yanis Varoufakis, secondo il quale la Grecia stava prendendo in considerazione una moneta parallela e la nazionalizzazione delle banche, era stata forse il catalizzatore che aveva fatto licenziare il ministro delle finanze greco. Varoufakis aveva espresso tali commenti domenica sera, e lunedì mattina il Wall Street Journal riportava: "Tsipras ha deciso di agire dopo che Varoufakis aveva dichiarato ad un giornale britannico che la Grecia potrebbe introdurre una moneta parallela e note di debito elettroniche simili a quelle già emesse dalla California. Varoufakis ha subito ritrattato i commenti espressi al Daily Telegraph, ma le persone che hanno familiarità con la questione affermano che il primo ministro ne aveva abbastanza."

di Luciano Lago Era rimasto in silenzio Matteo Renzi, il capo del governo e segretario del PD , lui che aveva accettato e fatto proprie tutte le scelte delle politiche neoliberiste dettate dalla Troika di Bruxelles e Francoforte, attuate dal suo governo e dai suoi predecessori (Letta e Monti), di fronte alla scelta senza equivoci del popolo greco ed al sonoro schiaffone dato da questi all'oligarchia di Bruxelles. Tuttavia Renzi non ha lasciato passare molto tempo prima di dichiarare che "lui il risultato lo sapeva in anticipo": "«Ne ero certo», dice a scrutinio non ancora concluso, «Avevo scommesso con Luca Lotti che il no avrebbe vinto 70 a 30.. Col passar dei giorni, infatti, si è capito che lì in Grecia la linea di Tsipras stava passando e conquistando voti…». Queste i suoi commenti "a botta calda " sul risultato.

I nove giorni che sconvolsero l'Europa. Con il trionfo del NO contro la testarda austerity a trazione tedesca, i greci fanno tornare la politica e la democrazia. di Pino Cabras In Europa ritorna, ricaricata dai greci di oggi, un'antica parola dei greci di ieri: politica. La parola va a braccetto con un'altra parola plurimillenaria, pure greca: democrazia. Con la squillante vittoria del NO nel referendum greco anti-austerity del 5 luglio 2015, si apre infatti per i popoli europei un mondo di possibilità politiche che gli oligarchi non avevano preso in considerazione. Ma non solo loro. Anche fra coloro che combattono gli oligarchi in troppi avevano perso fiducia nelle possibilità della politica, fino a non capire la portata dirompente del referendum: accusavano Tsipras di essere una specie di Ponzio Pilato, e pensavano che il voto delle elezioni parlamentari di gennaio bastasse al governo per tutte le drammatiche decisioni che doveva affrontare mentre l'Europa gli muoveva guerra, senza rimettere le decisioni al popolo.

Mosca, 6 lug. - Da Mosca le prime reazioni al no greco all'austerity sono arrivate domenica sera, dopo i primi risultati provvisori del referendum, per bocca del vice ministro dello Sviluppo economico, Aleksei Likhachev, il quale con la Tass ha commentato a lungo l'ipotesi di una Grecia fuori dall'Eurozona, ma ancora membro Ue. A suo dire, in caso Atene tornasse alla dracma e a condizione di un mantenimento della stabilita' politica, il Paese diventererebbe "piu' attraente" per gli investitori stranieri.