BEIRUT, LIBANO (10:00) - I manifestanti greci hanno bruciato le bandiere degli Stati Uniti e della NATO ad Atene venerdì, nel corso di una manifestazione per il 74 ° anniversario della liberazione della città dalla Germania nazista nel 1944. Lo Star and Stripes USA e la bandiera della NATO sono stati oggetto di disprezzo a causa dell'intervento americano nella guerra civile siriana contro il governo di Bashar al-Assad e dei suoi alleati. (video Al Masdar )

di  Paul Craig Roberts La copertura politica e mediatica del genocidio della Nazione greca è iniziata ieri (20 agosto) con l'Unione Europea e altre dichiarazioni politiche che annunciano che la crisi greca è finita. Ciò che intendono è che la Grecia è finita, morta e sepolta. È stata sfruttata fino al limite e la carcassa è state gettata ai cani. 350.000 greci, principalmente giovani e professionisti, sono fuggiti dalla Grecia morta. Il tasso di natalità è molto inferiore al tasso necessario per sostenere la popolazione rimanente. L'austerità imposta al popolo greco dall'UE, dall’FMI e dal governo greco ha comportato una contrazione dell'economia greca del 25%.

di Isidoros Karderinis Sono passati esattamente cinque anni da quando la Grecia ha aderito al meccanismo europeo di sostegno in stretta collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). In quel periodo di tempo gli altri fondamentali e critici dati economici del Paese erano i seguenti: il PIL ammontava a 222,151 mld alla fine del 2010. Il debito pubblico era al 148,3% in rapporto al PIL. La disoccupazione si trovava al 12,5%. La percentuale di Greci che vivevano sotto la soglia della povertà (reddito inferiore al 60% del reddito nazionale intermedio disponibile) raggiungeva il 27,6%. La politica di pura austerità applicata al Paese su ordine dei creditori internazionali durante tutti questi anni ha aggravato ulteriormente la realtà economica e sociale. Così, il PIL oggi è ridotto a 186,54 mld. Il debito pubblico è schizzato al 176% in rapporto al PIL.

di Luciano Lago Con l'aggravarsi della crisi debitoria causata dalle politiche neoliberiste dell'austerità imposta in Europa, sempre più attuale diventa la questione della illegittimità del debito che a suo tempo era stata posta, nel periodo degli anni '90, per i paesi del Terzo Mondo. La questione non è da considerare fuorviante, visto che Il sistema usuraio governato e diretto dalle grandi banche sovranazionali (FMI, Golman Sachs, JP Morgan, Black Rok, ecc..), pur rifiutando di considerare tale questione nei giusti termini, altre volte aveva dovuto piegarsi alle richieste di alcuni Stati e procedere ad una ristrutturazione o annullamento del debito. Come ricorda Eric Toussaint, presidente del Comitato CADIM ("Comitè para la Abolicion de las Deudas Ilegitimas") , oltre alla vicenda della Germania Ovest, che nel dopoguerra ottenne un trattamento di favore dalle potenze vincitrici, nell'epoca della Guerra Fredda, esistono altri esempi recenti di ristrutturazioni del debito concesse a condizioni favorevoli ai paesi indebitati:

Mentre l'attenzione dell'opinione pubblica europea è tutta rivolta alla crisi migratoria ed alle polemiche derivanti per il minacciato "Brexit" della Gran Bretagna, la Grecia sprofonda sempre di più nel caos, tra l'arrivo delle migliaia di migranti sulle sue isole e l'assedio dei creditori internazionali che non mollano la presa e vogliono ottenere tagli al bilancio dello Stato per soddisfare i propri crediti. Questo viene riferito anche dal quotidiano "Kathimerini e da altre fonti locali secondo le quali i principali rappresentanti del Fondo Monetario iInternazionale (Fmi), Commissione europea, Banca centrale europea (Bce) e Meccanismo europeo di stabilita' (Mes) torneranno in Grecia dopo la riunione dell'Eurogruppo di lunedi' o nei giorni seguenti per controllare i conti.

 La polizia greca si è scontrata violentemente con centinaia di agricoltori che manifestavano ad Atene contro la riforma delle pensioni che il Governo sta negoziando con gli organismi finanziari internazionali Alcune centinaia di agricoltori si sono radunati oggi nella capitale greca per una manifestazione di protesta contro che durerà due giorni contro la riforma delle pensioni e le misure di austerità annunciate dal Governo. I manifestanti hanno tentato di entrare all'interno del palazzo ma la polizia li ha respinti usando gas lacrimogeni. Ad Atene si è realizzata una nuova giornata di proteste, scioperi e tensioni. Almeno un migliaio di coltivatori si sono ritrovati nella capitale ellenica in segno di protesta contro l'aumento delle tasse previsto dal Governo e contro la riforma delle pensioni, la cui misura più contestata è il taglio (dal 15 al 30%) per gli assegni dei pensionati che lasceranno il lavoro a partire dal 2016.

di Luciano Lago La Grecia risulta paralizzata dalla proclamazione di uno sciopero generale contro le riforme imposte al Governo Tsipras dalla Commissione Europea e dalla Troika di Bruxelles. Dopo il tradimento degli impegni presi da Tsipras, la Commissione Europea, il FMI ed i conglomerati finanziari sovranazionali, con la collaborazionbe della "Frau" Merkel, si accingono ad asfissiare la popolazione greca con un insieme di provvedimenti che prevedono: taglio delle pensioni , aumento dei contributi e delle imposte, privatizazzione dei servizi pubblici, aumenti delle tariffe,  svendita del patrimonio dello Stato, incluse alcune delle migliori isole dell'Egeo che diventeranno proprietà privata di grandi società immobiliari tedesche. Come risultato delle proteste, si sono fermati del tutto i trasporti urbani ed extra urbani, protesta dei dipendenti pubblici, in sciopero anche artigiani, commercianti, professionisti, medici, infermieri, farmacisti, notai ed avvocati. Una paralisi completa del paese e, nonostante gli appelli al dialogo lanciati dalle autorità del governo, nessuno si fida più delle promesse ed il governo Tsipiras appare del tutto screditato ed accusato di essersi "venduto" ai potentati finanziari.

di A. Terrenzio Che Alexis Tsipras fosse un ciarlatano, che avrebbe tradito i greci, lo avevamo ampiamente previsto. Tuttavia, la recente riconferma di Siryza, con il 35,5% dei voti, benché alle urne si sia recato poco più del 50% degli aventi diritto, resta una piccola sorpresa. Il bluff è venuto a galla ma Tsipras l’ha spuntata nuovamente. Gli ingenui ci sono ricascati e hanno creduto ancora al clown travestito da salvatore della patria, alle bandiere rosse, ai cori partigiani cantati in piazza Sintagma, ai facili slogan contro l’euro e l’austerità, propalati dal sodale greco di B.B. (Barbara Bilderberg) Spinelli.

di Valerio Lo Monaco Il motivo per cui la maggioranza (relativa) dei cittadini greci ha dato nuovamente il voto a un partito che l’aveva appena tradita rimane un mistero. O forse no: a ben ragionare conferma tutti i dubbi (di chi ne aveva) riguardo la bontà delle cosiddette "democrazie mature" o, ancora più specificatamente, delle reali capacità delle maggioranze di scegliere per il meglio. Un fenomeno che dalle nostre parti conosciamo da numerosi decenni... Resta il fatto che ci rimane difficile immaginare - o forse anche solo concepire - il singolo soggetto, il singolo cittadino greco, che non più di solo qualche mese addietro concedeva la preferenza a Tsipras e a Syriza sposando lo slogan "fuori la Troika dalla Grecia" e che oggi torna a votare lo stesso uomo e lo stesso partito che alla Troika hanno concesso ancora maggiore cittadinanza, e ancora più reale potere esecutivo, sulle macerie del disastro che conosciamo tutti.