di  Gianni Petrosillo Il Brexit non ci sarà (a maggior ragione dopo l’omicidio di Jo Cox, deputato attivo per il “Remain”). Non facciamo ipotesi sul delitto, benché sia stata la linea europeistica ad avvantaggiarsi del tragico accaduto. Ma anche se Londra uscisse dall’Ue non cambierebbe molto per gli equilibri (geo)politici dell’Unione che sono garantiti dall’ingombrante presenza della Nato sul suo territorio e dalla costante ingerenza di Washinton nei suoi affari. La Gran Bretagna è il Paese meno europeista della compagnia e non si è mai conformato pienamente ai principi comunitari: istituzionali, economici e culturali. Gli inglesi non hanno l’euro, guidano a sinistra, resistono al sistema metrico preferendogli quello imperiale, credono nella Common low anziché nella legge scritta ecc. ecc..

di Luciano Lago Se si voleva avere un ulteriore prova della mala fede e dell'ipocrisia della tecnocrazia europea, è bastato assistere alla conclusione dell'ultimo accordo definito fra La Gran Bretagna e l'Unione Europea  a dimostrazione di quanto quest'ultima istituzione  riesca ad imporre gli interessi dei più forti a scapito dei paesi più deboli. L'Unione Europea ritrova la sua apparente l’unità solo quando si tratta di stabilire gerarchie di potere e diseguaglianze o quando si vogliono togliere diritti sociali alle popolazioni con il pretesto delle politiche di austerità e di rientro del debito. Così accade per i tagli dei diritti e per l'aumento delle imposte che gravano sulle categorie dei lavoratori, pensionati, piccole imprese, produttori ed artigiani, mentre si favoriscono i grandi gruppi della distribuzione, le multinazionali e le grandi banche.

di Luciano Lago "Davanti alla drammatica crisi dei rifugiati che affligge l' Europa, la cancelliera tedesca Angela Merkel corteggia un paese con gravi deficienze democratiche, questo non è niente altro che un aiuto transitorio ed alimenta i dubbi circa la credibilità della cancelliera anche in Germania", lo sostiene Marcel Fürstenau, analista dell'influente giornale tedesco Deutsche Welle (DW). Questa è soltanto una delle tante voci di critica che si levano dai commentatori tedeschi e dagli analisti politici dei vari Istituti. La crisi dei rifugiati in Europa è divenuta adesso un "affare" della NATO. Lo scorso Lunedì 8 Febberaio la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ed il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, hanno pianificato un piano per cui sarà la NATO ad incaricarsi di combattere contro i trafficanti di persone nel Mar Egeo tra Grecia e Turchia. Sarà una questione che verrà dibattuta a Bruxelles nella riunione dei ministri della Difesa della NATO questa stessa settimana. L'incontro servirà a discutere tale innovativa proposta per quanto attiene alla politica dei rifugiati.

di Martin Berger Il flusso dei rifugiati che fuggono dal caos creato in Medio Oriente dagli istigatori delle guerre causate dagli Stati Uniti e dall'Europa occidentale, sta sprofondando l'Unione Europea nella malinconia e nella depressione: come le minacce terroristiche si fanno più tangibili di giorno in giorno e, con queste, le tensioni sociali, gli europei di sentono più insicuri di come lo sono stati per molto tempo. Nell'anno 2015, soltanto la Germania ha dovuto assistere 1,1 milione di rifugiati, secondo i dati forniti dal ministro degli Interni tedesco, cosa che fatto sorgere molte critiche sull'operato di Angela Merkel in numerose occasioni. Mentre i politici europei si stanno lanciando attacchi polemici gli uni con gli altri, alcuni analisti politici stanno iniziando ad osservare che questa volta la UE ha avuto troppi problemi da gestire assieme.

di Luciano Lago Era facile prevederlo e tutto si è svolto come in conformità ad un copione già scrittto in precedenza: il successo ottenuto dal Front National delle due Le Pen (Marine e Marion) e l'eventuale conquista del governo di alcune importanti regioni francesi, rappresentava un pericolo per le oligarchie di potere e doveva essere bloccato a tutti i costi e così è accaduto che sinistra e destra, al di là delle apparenti differenze, si sono unite nella determinazione di conservare il loro potere ed il sostegno delle oligarchie economiche dominanti.

Una fiammella di pensiero critico nell’età della sua scomparsa». Luciano Gallino, noto sociologo, parla così della sua ultima fatica “Il denaro, il debito e la doppia crisi” (Einaudi editore). Un testo, dedicato ai nipoti, che analizza l’attuale fase socio-economica: «Senza un’adeguata comprensione della crisi del capitalismo e del sistema finanziario, dei suoi sviluppi e degli effetti che l’uno e l’altro hanno prodotto nel tentativo di salvarsi, ogni speranza di realizzare una società migliore dall’attuale può essere abbandonata», si legge nella prefazione al libro. Il suo giudizio è netto, crudo e decisamente pessimista. A partire dagli anni Ottanta avremmo visto scomparire due pratiche che giudicavamo fondamentali: l’idea di uguaglianza e quella, appunto, del pensiero critico. Al loro posto ci ritroviamo con l’egemonia dell’ideologia neoliberale, la vincitrice assoluta della nostra era. Qual è la doppia crisi che va spiegata ai nipoti? «La crisi del capitalismo e del sistema ecologico. Due crisi strettamente legate tra loro».

Il Financial Times ha chiesto alla BCE di rendere pubbliche le agende degli impegni dei più importanti funzionari della BCE, e dai documenti emersi risulta che si tengono regolari incontri privati tra i funzionari BCE e il mondo delle banche e della finanza, proprio in prossimità delle più importanti decisioni sui tassi o sull’acquisto titoli, incontri dei quali naturalmente non emergono i “dettagli”. Il principio della “indipendenza” della banca centrale si rivela per quello che è, un falso “tecnicismo” portato a pretesto per tagliare i finanziamenti allo Stato. Come afferma Stiglitz: “Tutte le istituzioni pubbliche rendono conto a qualcuno, e l’unica domanda è: a chi.” di Claire Jones Secondo quanto rivelato dall’agenda degli impegni, qualche giorno prima delle decisioni politiche più importanti si sono tenuti degli incontri tra alcuni dei più importanti responsabili della Banca centrale europea e banchieri e gestori di fondi, e in un’occasione anche solo poche ore prima.

BERLINO - Il numero dei profughi, mescolati a decine di migliaia di altri che mai otterranno lo status di rifugiato, in arrivo in Germania continua ad aumentare, e il governo Merkel e' sempre piu' sotto pressione: per questo motivo la cancelliera tedesca che è anche a capo della Cdu, partito di maggioranza relativa, ha deciso di far assumere direttamente al suo ufficio la gestione della crisi. Perchè il governo Merkel traballa. Il capo della cancelleria e fedelissimo di Merkel, Peter Altmaier, anch'egli della Cdu, assumerà il coordinamento di tutti gli aspetti che riguardano la gestione dei "migranti", attualmente distribuiti tra diversi ministeri.

Riceviamo e pubblichiamo di A. Terrenzio Le elezioni in Catalogna, hanno visto la netta affermazione degli indipendentisti Junts pel Si (Uniti per il Si). Il partito del governatore uscente, Arturo Mas, grazie all’alleanza insolita con gli indipendentisti di sinistra del Cup, si e’ riconfermato, riuscendo ad ottenere 72 seggi su 135. Le minacce del governo centrale, di una possibile fuga di capitali e di un’uscita dall’Euro della regione catalana, piu’ un’estromissione del Barcellona dalla Liga, non hanno dissuaso la maggioranza dei catalani, a votare per l’indipendenza. Tuttavia, pur superando 68 seggi per la maggioranza in parlamento, con il 47,2% delle preferenze, la coalizione guidata da Mas non giunge neanche alla meta’ del totale dei consensi.

ANCORA CON LA MENZOGNA DEL CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO! CON IL JOBS ACT IL LAVOROSTABILE NON ESISTE PIÙ! CANTANDO “BELLA CIAO”, IL PD RENZIANO HA SVALUTATO IL LAVORO E STA SMANTELLANDO LA COSTITUZIONE di Giuseppe Palma Ho visto che in parecchi leggono i miei articoli… sono proprio tanti, e per questo ringrazio tutti i lettori di Scenarieconomici.it Tuttavia mi sono accorto che l’informazione di regime, sia sui giornali che in televisione, continua imperterrita a parlare di “lavoro stabile” e di “contratto a tempo indeterminato”. Sono solo MENZOGNE! Dopo il Jobs Act IL LAVORO STABILE NON ESISTE PIU’! Lo avrò scritto e dimostrato centinaia di volte, ma qualche “furbo” giornalaio di corte – nonostante legga i miei lavori – continua a far finta di niente. Con l’approvazione da parte del Parlamento della legge delega n. 183/2014 (il cosiddetto Jobs Act) e il varo dei primi due decreti attuativi da parte del Governo (marzo 2015), si è introdotto un contratto di lavoro a tutele crescenti (tutele solo economiche) che, pur essendo nella forma a “tempo indeterminato”, nella sostanza è a PRECARIETÀ ILLIMITATA.