La Crimea era "assolutamente russa" ai tempi dell'URSS e rimane russa anche oggi, ha riconosciuto l'osservatore del giapponese Japan Times dopo una visita nella penisola. Quello che Mosca dice a proposito della Crimea deve essere preso in considerazione, ma l'Occidente non vuole sentire, ha rilevato il giornalista. La Russia sta cercando spiegare la sua posizione in merito all'Ucraina e alla Crimea, ma l'Occidente rimane sordo alle sue argomentazioni, scrive l'ex diplomatico dell'ambasciata d'Australia a Mosca Gregory Clark, che oggi è osservatore del nipponico Japan Times. L'ex diplomatico fa ricordare che ai tempi dell'URSS l'Est dell'Ucraina era una "piccola Russia".

L'Esercito di Kiev ha ricominciato Sabato scorso i bombardamenti della sua artiglieria su varie località nella autoproclamata "Repubblica Popolare di Donetsk", secondo le fonti ufficiali. "In questo momento stanno attaccando la città con l'artiglieria, secondo le prime informazioni arrivano i colpi di armi pesanti che provengono da Ariómovsk (località controllata dall'esercito di Kiev). Si odono forti esplosioni e scoppi di granate ", ha riferito un portavoce del locale Municipio all'agenzia di notizie di Donetsk. I colpi dell'artiglieria sono diretti sulla zona residenziale dove ancora si trovano molte famiglie che non sono riuscite a fuggire. Al momento non sono state ancora trasmesse le informazioni circa il numero delle vittime tra la popolazione civile. Da parte sua il Ministero delle Difesa di Donetsk ha comunicato che si è verificato un pesante attacco militare contro la località di Spartak, nel nordedi Donetsk e sono stati utilizzasti anche dei missili di media gittata. Colpita anche la località di Makéevka (est di Donetsk) dai colpi dell'artiglieria dell'Esercito ucraino.

Così si è espresso  il politico francese Claude  Goasguen, in visita nella penisola di Crimea assieme ad altri 10 parlamentari. Questo avviene mentre Parigi e Kiev condannano la visita come "violazione del diritto internazionale". "La legge sancisce il diritto dei cittadini residenti in Crimea di indire un referendum per la secessione, come è accaduto con il voto che nel 2014 ha riunito la penisola sul Mar Nero con la Russia, separandola dall’Ucraina". Lo ha affermato oggi il parlamentare francese Claude Goasguen, in visita in Russia con una delegazione di dieci parlamentari guidata dal deputato dell’Assemblea nazionale e membro del Comitato per gli Affari esteri, Thierry Mariani, durante una conferenza stampa.

Il leader della autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko, ha informato che l'Esercito ucraino ha schierato circa 70.000 soldati nella zona orientale del paese. A partire da ora più di 70.000 militari ucraini si trovano lungo la linea di combattimento ed ogni giorno il numero sta aumentando, ha riferito questo Sabato, Zakharchenko. Si aggiunge che queste misure dimostrano la doppia faccia del Governo dio Kiev che affermava di voler porre fine alla crisi delle zone orientali dell'Ucraina (repubbliche di Donetsk e Lugansk).

di Alain De Benoist Nell'osservare gli attuali avvenimenti in Ucraina, sembra quasi che ritorniamo ai "buoni vecchi tempi" della Guerra Fredda, epoca in cui tutto era molto semplice: i "buoni" da una parte e i "cattivi" dall'altra. La Storia si ripete? La Storia non si ripete mai ma esistono alcune costanti storiche. La tensione tra la potenza di terra (tellurocrazia), rappresentata dal  continente euroasiatico, e la potenza del mare (talassocrazia) rappresentata dagli Stati Uniti, è una di quelle costanti. Ritorno alla Guerra Fredda? Io direi meglio che quella non era mai terminata. La prova di questo sta nel fatto che la NATO, che sarebbe dovuta scomparire come avvenuto per il Patto di Varsavia, non solo non lo ha fatto ma, al contrario si è trasformata in una macchina da guerra americanocentrica di vocazione universale. Dopo la caduta del muro di Berlino, la NATO non ha fatto altro che estendersi verso Est, in una flagrante violazione degli accordi stretti con Gorbachov dopo la riunificazione tedesca.

di Luciano Lago La Grecia rappresenta una faccia delle crisi che stanno premendo sull'Europa, con la sua situazione di collasso economico e sociale causato dalle politiche neoliberiste imposte dagli organismi finanziari dell'Unione Europea. Una situazione che tutti ormai conoscono e di cui si parla incessantemente in questi giorni. Esiste però anche l'Ucraina che rappresenta attualmente un'altra faccia della crisi europea: un paese che si trova, anche in questo caso, nel collasso economico causato dalla politica imposta dagli USA e dall'Unione Europea per attrarre forzatamente il paese, tramite golpe e sobillazione interna, nell'orbita euro occidentale. Una situazione ben peggiore rispetto a quella greca perchè l'Ucraina, oltre ad essere uno stato economicamente già fallito, è stata anche colpita da una guerra civile che ha fatto alcune migliaia di vittime (oltre 6.400 secondo le stime) di cui una buona parte civili, ha sperimentato  una ondata di violenza senza precedenti, distruzioni di infrastrutture ed ha subito un tentativo di pulizia etnica delle popolazioni di etnia russa della zona est, il Donbass, fatto da parte dell'Esercito di Kiev e delle bande neonaziste assoldate dal governo ucraino ed addestrate dagli USA.

di KRAKAUER Per causa della pressione derivante dalla decisione di Washington di distribuire unità d'urto delle truppe Usa in Ucraina, sistemi avanzati d'arma al confine con la Russia e la costante pressione della marina e l'aviazione della NATO, la Russia sarà costretta presto ad intervenire per  stabilizzare l'Ucraina orientale. Finora, dall'inizio della illegale rivoluzione ucraina e del golpe di Kiev,orchestrato dai servizi USA ed occidentali, abbiamo avuto a che fare con la cosiddetta operazione anti-terrorismo, sotto il cui "nome" è stato fatto un tentativo da parte del governo di Kiev di sterminare la popolazione del Donbass e procedere alla distruzione delle infrastrutture industriali esistenti nella regione e le tracce di civiltà.

di Maurizio Blondet Nell’Ovest dell’Ucraina (la zona culturalmente vicina alla Polonia), l’80 per cento dei giovani coscritti non hanno risposto alla cartolina-precetto, facendo perdere le loro tracce. Almeno 13 mila soldati hanno disertato dall’esercito di Yats e Poroshenko. E secondo un’inchiesta del Washington Post dell’aprile scorso, gli ufficiali si aspettano che dei soldati in permesso, solo il 15% tornino alle loro unità. Se c’è qualcosa che mobilita, è la protesta contro la situazione economica disastrosa, le pensioni tagliate, il Pil crollato del 17 e il debito pubblico aumenatto del 300 per cento, i prezzi alle stelle, la moneta che perderà metà del valore quest’anno. Centinaia di ucraini hanno tentato una “Maidan della fame” a Kiev l’altro fine-settimane.

di Eric Draitser I recenti bombardamenti su Donetsk e le aree confinanti, compiuti dalle forze militari di Kiev, hanno di fatto messo fine al cessate il fuoco e a qualsiasi illusione fosse rimasta riguardo agli accordi Minsk 2. Se è vero che si erano verificati atti violenti anche prima, l'intensità del bagno di sangue è però senza dubbio aumentata. Sebbene l'esercito ucraino e le milizie paramilitari mirino ai civili (il che è un flagrante crimine di guerra), da parte dei media occidentali c'è un quasi completo blackout. Nel frattempo gli Stati Uniti continuano a sostenere che "la stragrande maggioranza delle violazioni del cessate il fuoco" è dovuta all'attività dei ribelli anti-Kiev, senza fornire alcuna prova di quest'affermazione completamente falsa. Nel mezzo di una guerra sanguinaria mossa da Kiev contro il popolo del Donbass, Washington continua a presentare il presidente Poroshenko e il suo governo di oligarchi come una forza per la pace.