"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitto in Ucraina

Proiettili da 122 mm. sparati dall’Esercito ucraino  sono caduti nel  il centro della città di Pervomayska la sera del 24 di Agosto, nelle vicinanze del mercato e delle abitazioni civili.

Già tre giorni prima, nella serata del 21 agosto, i militari ucraini avevano tentato di sfondare le linee difensive della Repubblica Popolare di Donetsk nei pressi del villaggio Zhabichevo, nella periferia settentrionale della capitale. A riferirlo era stato il comando operativo della DNR, secondo il quale l’attacco era stato respinto costringendo i soldati di Kiev ad arretrare.

Come avviene da circa un anno, il Gruppo di Contatto aveva patteggiato una tregua, l’ennesima dagli accordi di Minsk,  per l’inizio dell’anno scolastico ma sembra che questa non venga rispettata dalle truppe del governo di Kiev.

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di   Salvo Ardizzone

In Ucraina si consuma lo scontro fra Washington e Berlino; quel Paese è divenuto il fulcro su cui si gioca l’Ostpolitik tedesca, necessaria alla Germania ma considerata dagli Usa una sciagura da evitare.

Il conflitto nel Donbass, seppur congelato, continua a mietere vittime, e Kiev continua in uno stillicidio di provocazioni perché è quella crisi a garantire a Poroshenko e agli oligarchi di cui esso è l’espressione sia la permanenza al potere, che la prosecuzione degli aiuti occidentali.

Al contempo, nel Paese s’aggrava la repressione di ogni dissenso: secondo i dati raccolti dal giornalista Sergej Monseev, nella sola regione di Kharkov ci sono oltre 900 prigionieri politici, ma in tutta Ucraina ammontano ormai a migliaia, a cui s’aggiungono le sistematiche intimidazione e decine di omicidi politici.

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Il leader della piccola Repubblica di Donetsk, A. Zakharchenko, ha finalmente annunciato ciò che molti già sapevano, e cioè che l’Ucraina è uno Stato fallito, che non può riprendersi né politicamente, né economicamente. Ciò che ha sorpreso, sono le conseguenze tratte.

Il regime di Kiev permanentemente screditato e che ha rovinato il Paese, rende urgente creare costituzionalmente un nuovo Paese su tali rovine, la Piccola Russia (Malorossia), per evitare di prolungare la guerra civile distruggendo ciò che resta dell’Ucraina. Il processo fu avviato il 18 luglio. In un quadro realistico e per quanto, come riprenda il controllo della guerra politica che accompagna il conflitto militare è da vedere.

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La guerra nel Donbass e la catastrofe umanitaria dimenticata

Secondo l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la guerra del sud-est Ucraina ha provocato almeno 9.940 morti e 23.455 feriti. Probabilmente queste cifre prudenziali devono essere riviste al rialzo: nel febbraio del 2015 Frankfurter Allgemeine Zeitung, citando fonti dell’intelligence tedesca, stimò che il numero effettivo delle vittime del conflitto potesse essere di 5 volte superiore a quello indicato nelle statistiche ufficiali.

Secondo il Centro Internazionale per il Monitoraggio dei Profughi Interni, 1,6 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le zone colpite dalla guerra per trasferirsi in altre regioni dell’ Ucraina. Il Servizio Federale di Migrazione della Federazione Russa riferisce che 1,1 milioni di cittadini ucraini provenienti dal sud-est del Paese vivono in Russia, nella grande maggioranza dei casi in fuga dal conflitto.

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MATTARELLA SGRIDATO DAL PATRIARCA DI MOSCA
Il Patriarca di Mosca Kirill è stato sorpreso dalla mancanza di reazione da parte della comunità internazionale per gli atti di violenza contro la Chiesa in Ucraina

Nel suo ultimo incontro con il presidente italiano Sergio Mattarella (12 aprile), il Patriarca di Mosca ha presentato al suo interlocutore delle foto degli di atti di violenza esercitati contro i parrocchiani della Chiesa ortodossa di Ucraina da formazioni di paramilitari. «Il silenzio della comunità internazionale stupisce», ha dichiarato il Primate della Chiesa ortodossa russa al ricevimento pasquale annuale organizzato dal Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa. «Si opprime la nostra Chiesa, si cerca di privarla dei suoi diritti civici, si cerca di adottare leggi che escludano la normale registrazione delle parrocchie ortodosse in Ucraina, ci si impadronisce delle chiese con la forza”.

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Il 20 marzo, il portavoce del ministero della Difesa ucraina Andrej Lysenko affermava che solo 2629 soldati ucraini erano caduti e 9453 feriti dall’inizio della guerra contro il Donbas.

Secondo l’analista militare russo Aleksandr Khrolenko, Kiev sottostima drasticamente le perdite e nasconde la progressiva disintegrazione statale dell’Ucraina. Secondo le cifre ufficiali delle Nazioni Unite, il totale delle vittime nella guerra nell’Ucraina orientale ammonta a 10056 morti e 22800 feriti.

Nel frattempo, l’intelligence tedesca stimava nel solo 2015 che decine di migliaia di soldati ucraini erano stati uccisi e che il totale delle vittime civili e militari nel conflitto arriverebbe a 5000.

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di   Giorgio Bianchi

Noi cittadini comunitari, nei confronti di questa tragedia, ci stiamo comportando un po’ come se avessimo un elefante coperto di fango nel soggiorno di casa e fingessimo di non vederlo.

Eppure è la fermo al suo posto dalla primavera 2014: ha l’aspetto di villaggi rurali mai sfiorati dalla storia, devastati dagli incessanti bombardamenti; ha il volto di giovani miliziani dagli occhi chiari e la faccia da bambini cresciuti troppo in fretta; indossa il fazzoletto sulla testa come quelle povere Babuske che si ostinano a non abbandonare la loro casupola ed il loro frutteto; ti guarda con la faccia di chi ha visto piombare sulla propria testa una calamità tanto grande da non poterla neanche immaginare; soprattutto dopo il 2012, l’anno degli europei di calcio in Ucraina e Polonia.

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La Repubblica Popolare di Lugansk ha accusato i servizi di intelligence dell’Ucraina di aver pianificato un attentato contro la vita del leader indipendentista dell’Est Ucraina (Donbass).
Il Ministero della Sicurezza della autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) ha informato la scorsa Domenica che, secondo le confessioni rilasciate da un agente ucraino detenuto, di nome, Serguei Ivanchuk, l’agenzia di intelligence di Kiev stava pianificando un attacco terrorista contro il leader indipendentista della autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (RPD), Alexandr Zajarchenko.

Secondo le informazion filtrate attraverso l’agenzia di informazione russa, Tass, Ivanchuk ha rivelato di essere stato incaricato di far scoppiare il veicolo del leader indipendentista quando questo doveva transitare per il posto di controllo di Upenska.

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di Richard Brandt

Poroshenko chiede al Tribuale dell’ONU di far arrestare Putin, nell’ultimo tentativo di evitare di essere linciato dai gruppi neonazisti ucraini

Tempi disperati richiedono misure disperate

Il Governo di Kiev si trova nella decisione di pacificare gli ultranazionalisti che illegalmente stanno bloccando l’Ucraina Orientale (Donbass) ed hanno provocato una grave scarsezza di energia elettrica ed il sequestro di beni e e fondi tributari -apporti del Donbass dell’epoca sovietica.
In altre parole: Kiev si è sparata sui suoi stessi piedi e, per il colmo, gli ultra nazionalisti adesso si preparano a marciare su Kiev in Marzo.

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L’ultima mossa di Putin

Non seguo i media corporativi occidentali, perciò non so veramente quanta copertura mediatica abbia avuto in Occidente questo fatto, ma in Russia e in Ucraina la grande notizia è stata la decisione della Russia di riconoscere i documenti ufficiali novorussi, come i passaporti, le patenti di guida, i diplomi scolastici ed universitari, ecc.
I Russi sono stati molto dettagliati nel loro annuncio. Hanno detto che questa è una misura temporanea, dettata da considerazioni umanitarie. In questo non hanno tutti i torti.

Fino ad ora, gli abitanti delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, per ottenere i loro documenti, dovevano recarsi nell’Ucraina sotto occupazione nazista. Cosa che, considerando come gli Ucronazi trattano quelli del Donbass, era non solo inutile, ma, alle volte, anche pericolosa.

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