Il Fronte al-Nusra (affiliato ad al-Qaeda) ha sequestrato e tiene in ostaggio altri cinque miliziani addestrati dagli Stati Uniti in un villaggio nel nordovest della Siria. Lo rende noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani, spiegando che «tra ieri e oggi il Fronte al-Nusra ha catturato almeno cinque “ribelli” della Divisione 30 nel villaggio di Qah, vicino al confine turco». La scorsa settimana i miliziani avevano già catturato almeno otto miliziani della stessa unità addestrata dagli Usa. Sulla base delle informazioni trasmesse dall'dall’Osservatorio (un organismo dell'opposizione siriana con base a Londra) i jihadisti di al-Nusra hanno fatto irruzione in un campo di sfollati interni a Qah, dove gli uomini si erano rifugiati. Testimoni oculari hanno assistito alla cattura dei cinque miliziani , ma potrebbero essere un numero anche maggiore».

di Luciano Lago Il Presidente Obama ha comunicato di aver deciso di permettere le incursioni dell'aviazione USA sulla Siria per difendere i "ribelli moderati" addestrati dall'Esercito statunitense, anche nel caso che gli attacchi provengano da foze dell'Esercito siriano del governo di Bashar al-Assad. La decisione di Obama arriva dopo molti tentennamenti e segna uno spartiacque in quanto significa una estensione del conflitto direttamente contro la Siria, con il pretesto dichiarato di combattere contro lo Stato Islamico. Obama ribadisce che i "ribelli moderati" sono stati addestrati dagli USA per combattere contro l'ISIS ma non spiega come mai si decide di attaccare, congiuntamente a quanto sta già facendo la Turchia, le uniche forze che in questo momento stanno combattendo sul terreno con successo contro lo Stato Islamico: l'Esercito siriano e le milizie curde.

di Shamus Cooke La strada che porta alla guerra è lastricata di mille bugie. Una bugia fresca è stata lanciata di recente, ed è l'annuncio che USA e Turchia istituiranno una "zona sicura" all'interno della Siria allo scopo di contrastare l'ISIS. Tale "zona sicura" costituisce una notevole intensificazione della guerra, ma viene descritta dai media in termini morbidi, da ispirare quasi le coccole. In realtà, tuttavia, una "zona sicura" è una zona di non sorvolo, e significa che una nazione si sta preparando ad implementare la sua superiorità aerea all'interno dei confini di un'altra nazione. Da tempo la comunità internazionale e il personale militare statunitense riconoscono che si tratta di un grave atto di guerra. In una zona di guerra, un'area viene resa "sicura" distruggendo qualsiasi cosa appaia minacciosa all'interno di essa o nelle vicinanze. La Turchia aveva chiesto con forza questa zona di non sorvolo ad Obama fin da quando era cominciata la guerra in Siria. Se ne era discusso durante il conflitto e anche negli ultimi mesi, sebbene l'obiettivo finale fosse sempre il governo siriano. Ed ecco che viene istituita all'improvviso la zona di non sorvolo, proprio dove la Turchia l'aveva sempre voluta, etichettata però come zona sicura "anti-ISIS" invece che con il suo vero nome: zona sicura "anti-curdi e anti-governo siriano".

Unità dell'Esercito siriano hanno continuato ad avanzare il Mercoledì ed hanno chiuso il cerchio intorno all'antica città di Palmira, dopo aver preso il controllo della località di de Al Bairat ed aver espulso i terroristi dell'ISIS Nazel al Hayal. I militari hanno preso anche il controllo della collina strategica di Al Marmaleh, vicino al distretto di Al Bayarat. Fonti militari hanno confermato che l'aviazione siriana e l'artiglieria hanno bombardato gli accampamenti dei ribelli localizzati nella parte nord della città.

Arriva da fonte USA e viene confermata da fonti libanesi la notizia che, Il giorno 26 di Giugno, con un attacco improvviso dell'aviazione siriana, sono rimasti uccisi un generale israeliano e 20 leaders delle milizie dell'organizzazione terrorista Al Nusra ed altri gruppi,  inclusi alcuni elementi del personale militare di collegamento dell'Arabia Saudita e del Qatar. Vedi: Israeli General, Chechnyans Killed in Syrian Air Strike Questo attacco dell'aviazione siriana aveva per obiettivo le forze militari straniere che operano all'interno della Siria. Un secondo attacco dell'aviazione siriana era avvenuto nella località di Sidon, contro un gruppo di cecchini di nazionalità cecena che avevano passato il confine della Giordania nella zona di Nassib, controllata dai miliziani di Al Nusra (ne avevamo dato notizia).

Annunciata come decisiva e massiccia dalla propaganda anti siriana e filo saudita, l'offensiva dei gruppi takfiri di Al Nusra ed altri, ad Aleppo, si è sbriciolata di fatto  sotto il fuoco incrociato dei reparti dell'Esercito Siriano e delle forze di Difesa Territoriale, tutte mobilitate per dare il "benvenuto" ai terroristi che volevano infiltrarsi nelle difese della parte Ovest della città'. Nonostante le armi, i rifornimenti di munizioni e gli equipaggiamenti, tutti arrivati massicciamente attraverso la Turchia , con la collaborazione dei servizi di intelligence turchi, l'offensiva è' stata respinta e sono rimasti sul terreno parecchie decine di terroristi uccisi e fatti a pezzi dal fuoco siriano. Si calcolano almeno in un centinaio i caduti dei terroristi nella battaglia di Aleppo, in maggioranza di nazionalità' libica,egiziana, saudita, pakistana, con una presenza anche di ceceni e kirghisi. Una armata mercenaria multinazionale messa insieme e rifornita di armi da sauditi e turchi. Tuttavia i media occidentali insistono, dopo oltre quattro anni, nel parlare di "guerra civile" in Siria.

L’Esercito siriano ha distrutto questo Giovedì un convoglio formato da 50 veicoli che trasportavano armi ed equipaggiamenti militari destinati ai gruppi dei terroristi jihadisti che operano nella provincia di Daraa (sud est). Le forze siriane non hanno specificato a quale gruppo erano destinate le armi e neppure hanno rilasciato dichiarazioni sui possibili fornitori di tali equipaggiamenti militari. Nella stessa provincia, l’Esercito siriano è riuscito a smantellare una fabbrica di bombe dei terroristi nel corso di una operazione in cui sono stati abbattuti 15 elementi takfiri ed altri sono rimasti feriti.

I preparativi del regime di Recep Tayyip Erdogan in Turchia e del re Abdulá II di Giordania per intervenire  militarmente in Siria, con il fine di creare illegalmente una zona cuscinetto, hanno determinato una ferma risposta del presidente russo, Vladimir Putin, il quale ha mostrato apertamente il suo appoggio al governo siriano ed al presidente Bashar al Assad nel corso di un incontro con Walid Muallim, ministro degli esteri siriano, presso il Cremlino, in presenza del ministro degli esteri russo, Serguei Lavrov. Putin ha ribadito che la sua politica di appoggiare la Siria, il governo della Siria ed il popolo siriano, non è affatto cambiata.

L'Esercito siriano è riuscito ad abbattere 34 cecchini dell'ISIS, i più pericolosi del gruppo terrorista takfiri che operano nel territorio siriano, tutti di nazionalità cecena. Secondo le informazioni locali in Siria, questi cecchini erano specializzati nei tiri di precisione ed avevano ricevuto un addestramento speciale (probabilmente fornito da istruttori USA) e che venivano considerati forze speciali dell'ISIS (Stato Islamico). Come riferiscono le fonti, la mattina del Lunedì, 34 cecchini ceceni avevano attraversato in forma clandestina e segreta il passaggio di frontiera di Nasib nella frontiera giordano-siriana. Dopo il suo ingresso nel territorio siriano, facilitato dall'aiuto di una sala di operazioni presente in Giordania, questi elementi si sono stabiliti in una residenza nella località di Sidon, situata nella provincia sud occidentale di Daraa, aggiungono le fonti.

di Yusuf Fernandez Pochi giorni fa, il presidente russo Vladimir Putin, ha approfittato dell'occasione di un discorso tenuto presso il Foro Economico di San Pietroburgo per enfatizzare che la posizione russa di appoggio verso la Siria non ha subito alcun tipo di cambiamento. Il momento di questa dichiarazione è stato dettato da due fattori: In primo luogo la necessità che la Russia aveva di smentire le false informazioni diffuse dai media ostili alla Siria che riferivano voci circa una possibile variazione della posizione della Russia e dell'Iran verso Damasco. Tali false voci formavano parte di una offensiva di guerra psicologica e mediatica che ha accompagnato quella militare, portata a compimento nella provincia settentrionale di Idlib da parte del Fronte al Nusra (il ramo siriano di Al Qaeda) e da altri gruppi affini e che era stata decisa dal regime turco, da quello saudita e del Qatar, come risultato del loro nervosismo nell'imminenza di un prossimo accordo nucleare davanti alle sei grandi potenze e l'Iran, che darà a quest'ultimo paese lo status di grande potenza nel Medio Oriente.