DAMASCO (IRIB) – Sono forti, decise e chiarissime, le parole che il presidente siriano, Bashar Assad, usa per descrivere la situazione del suo paese e soprattutto per presentare il ruolo degli attori regionali che influiscono sulla situazione in Siria. Intervistato dalla rete libanese Al Manar, Assad ritiene poco probabile una prossima soluzione politica del drama del suo paese considerando che alcune nazioni straniere “non rinunciano” alle ingerenze. Cosa vuole l’America? A questa domanda Assad risponde spiegando che gli americani non vogliono ne la sconfitta completa dei terroristi in Siria, ne la loro vittoria. Loro vogliono la situazione attuale, il caos.

di Alessandro Aramu Dopo la macabra uccisione di Khaled Asaad, 82 anni, ex capo della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira, i terroristi dello Stato Islamico hanno distrutto il tempio di Baal Shamin, uno dei gioielli dell’antica città romana della Siria. Due notizie che hanno destato l’attenzione della comunità internazionale, dalla quale si è levato un coro unanime di condanna e di sdegno. La stessa comunità internazionale ha però taciuto sulle altre morti di Palmira, ignorando il sangue versato dai civili e dalle centinaia di soldati siriani che hanno combattutto per difendere il patrimonio Unesco dell’umanità dalla furia criminale dei jihadisti.

Un media tedesco ha rivelato la complicità della NATO nel contrabbando di petrolio rubato dall’Isis (Daesh, in arabo) alla Siria e all’Iraq. I paesi membri della NATO, in particolare Turchia, Stati Uniti e il Regno Unito, fanno finta di non vedere su queste attività, facilitando la continuazione di questo saccheggio economico. Lo ha riferito il sito web di informazione tedesco DWN. Inoltre, si aggiunge che il gruppo terroristico Daesh sta beneficiando del furto e della vendita illegale di petrolio, con un profitto di tre milioni di dollari al giorno, per una vendita giornaliera di 45.000 barili di petrolio.

"Tutti sanno che il Presidente siriano è un saldo negoziatore e che non accetterà qualsiasi soluzione che danneggi la sovranità e l'integrità territoriale della Siria. Questo perchè consideriamo che la guerra contro i gruppi terroristi ed i loro patrocinatori continuerà", lo ha detto l'analista politico siriano Kamal Fayaz a Fars News. Fayaz ha indicato che i terroristi non dispongono ormai di alcuna scelta in più che non sia quella di fuggire dal campo di battaglia ed ha aggiunto: "Non ci sarà alcun negoziato ed alcun accordo con i gruppi terroristi come l'ISIS ed il Fronte al-Nusra e le soluzioni politiche saranno discusse senza di loro attraverso i paesi della regione e le grandi potenze.

La partecipazione della Turchia nella coalizione contro l'ISIS è stato un "errore"degli USA, questa la dichiarazione fatta dal direttore della Sicurezza Nazionale Statunitense, Blaise Misztal. Nel suo discorso pronunciato al "Bipartisan Policy Center", l'incaricato, citato il venerdì dal giornale britannico Reuters, ha sostenuto che Ankara non era un "socio adeguato" per Washington nella lotta contro i gruppi terroristi in Iraq ed in Siria, visto che colpisce le posizioni dei curdi, che hanno combattuto con successo contro i miliziani dell'ISIS (Daesh in arabo). Nella sua informativa, ha fatto riferimento alle autorità statunitensi che hanno confermato il fallimento della coalizione occidentale, perchè, dopo un anno in cui si sono effettuati attacchi aerei contro gli estremisti, ancora oggi questi mantengono intatto il loro potere.

I miliziani dell'ISIS, armati dai turco sauditi ed appoggiati di fatto dalle forze USA, sono riusciti ad assediare la località di al-Qaryatain, un paese ubicato nella privincia siriana di Homs che si trova in un posto strategico, sulla la strada che unisce Palmira con le montagne del Qalamoun alla frontiera con il Libano. Il paese è stato conquistato il Mercoledì ma l'avvenimento della cattura degli ostaggi è avvenuto il Giovedì. Gli ostaggi sono stati condotti in una Chiesa vicina, dopo la conquista della località, si tratta di 230 rifugiati civili che cercavano riparo dai combattimenti. Gli osservatori del Centro per i Diritti Umani del Regno Unito, hanno confermato che almeno 60 dei 230 ostaggi sono crisitiani.  Altri parlano di 100 famiglie cristiane.  Molti di questi cristiani avevano viaggiato dalla provincia di Aleppo, nel nord della Siria, per proteggere le loro famiglie dalle minacce fatte dai terroristi ai cristiani nei territori conquistati dagli islamici.

di Tony Cartalucci Quando la rivista Foreign Policy ha recentemente affermato, nell'articolo dallo stesso titolo: "La Turchia entra in guerra", in realtà intendeva dire: "Gli USA entrano in guerra". Questo perché il lungo piano descritto nell'articolo non è creazione turca, ma un vecchio progetto USA contenuto nei documenti programmatici almeno dal 2012. L'articolo afferma: "Stati Uniti e Turchia concordano sul fatto che bisognerebbe espellere l'ISIS dal suo territorio lungo il confine turco, sebbene gli ufficiali statunitensi parlino solo di una 'zona sgombra dall'ISIS' mentre quelli turchi di una 'zona sicura di fatto' dove i ribelli siriani potrebbero trovare rifugio sia dal regime che dagli attacchi degli jihadisti."

Gli USA sono divenuti adesso parte del conflitto in Siria e questa circostanza cambia la situazione completamente, lo crede l'analista del giornale russo 'Kommersant' Maxim Yusin. Il cambiamento nella strategia di Washington si è prodotto, a suo giudizio, nell'adottare Washington questa nuova svolta strategica rispetto a Damasco. Come ha autorizzato soltanto alcuni giorni fa il presidente Obama, l'aviazione statunutense deve offrire adesso protezione alla denominata opposizione moderata tanto contro i gruppi estremeisti come contro le truppe fedeli a Damasco. In questo modo, ritiene l'analista, qualsiasi minaccia ai "moderati" potrebbe servire da pretesto per un intervento armato statunitense con il fine di rovesciare il giverno di Bashar al Assad. "Prima vi erano state minacce, si erano presentati ultimatum; in una occasione gli USA sono stati sul punto di iniziare una operazione bellica su larga scala che si è evitato all'ultimo istante", ricorda l'autore. "Tuttavia non si era varcato il Rubicone. Adesso si stanno riunendo tutte le condizioni per quelli in un prossimo futuro".

Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Lariyani, ha sottolineato, lo scorso Mercoledì,  il ruolo cruciale della Siria nel fronte della Resistenza contro quelle che sono le attuali politiche imperialiste e sioniste. "La Siria sta affrontando una invasione su larga scala, perchè si trova in prima linea nel fronte della Resistenza contro le politiche imperial-sioniste e per questo il paese arabo sta conducendo una difficile lotta contro il terrorismo ed il radicalismo nel corso degli ultimi anni", ha messo in risalto Lariyani nel corso di un incontro con il cancelliere siriano, Walid al-Moalem. Lo stesso Lariyani ha ribadito che la Repubblica Islamica dell'Iran non lesina sforzi per sostenere il popolo siriano nella sua battaglia contro le atrocità dei gruppi terroristi takfiri, in particolare l'ISIS (Daesh in arabo).