L'Esercito turco si sta preparando per effettuare una operazione terrestre sul territorio della Siria nelle vicinanze della frontiera comune. Secondo le fonti e le informazioni citate dal giornale arabo "Asharq al-Awsat", con sede nel Regno Unito, l'operazione inizierà dalla località di Jarabulus, una città nella Siria settentrionale che si trova attualmente sotto il controllo dell'ISIS. Oltre a queste informazioni, ci sono indizi sempre più forti che la Turchia stia preparando una invasione del territorio siriano. Il governo turco è deciso a realizzare una "zona cuscinetto" che si estende lungo il confine tra Siria e Turchia. Risulta chiaro che Erdogan ha necessità di questa zona per difendere le sue linee di rifornimento ai gruppi terroristi sostenuti da Ankara ed anche  per difendere il contrabbando illegale di petrolio di cui si avvantaggia la Turchia.

Potremmo dire che l’intervento russo in Siria si è trasformato in una specie di routine: i Russi bombardano, e anche tanto, e i Siriani avanzano su quasi tutti i fronti, ma lentamente. Anche se chi si aspettava un rapido crollo del Daesh, seguito da una serie di importanti vittorie delle truppe governative, potrebbe essere sconcertato, io personalmente sono abbastanza incoraggiato da questi eventi. Ecco perché. Se i Siriani non hanno vinto con una rapida Blitzkrieg, questo è dovuto sopratutto al fatto che un tale tipo di offensiva non è in pratica fattibile. I Siriani non hanno mai avuto la possibilità di concentrare abbastanza forze su un’unica direttrice di attacco e di fatto operare uno sfondamento. Ai Siriani manca inoltre la potenza di fuoco necessaria per “ammorbidire” le difese del Daesh prima di tentare un tale tipo di offensiva. Infatti, il compito secondario delle Forze Aerospaziali Russe è stato quello di fornire dall’aria quel volume di fuoco che manca alla fanteria siriana.

Così il Ministro della difesa russo ha commentato la dichiarazione del suo omologo francese sulle azioni dell’aeronautica russa in Siria, che sembra "non convincano” Parigi che la lotta contro gli islamisti sia una priorità per la Federazione Russa. "La dichiarazione del Ministro della Difesa francese (Jean-Yves Le Drian) che le azioni dell'aeronautica russa in Siria non convincono Parigi che la lotta contro gli islamisti è la nostra priorità, provoca sconcerto", ha detto Konashenkov.

Dopo la caduta di Selma, l'ultima città nel nord della Siria passata sotto il controllo dell'Esercito siriano, i terroristi hanno subito un crollo e l'Esercito siriano, assieme alle forze di Difesa Nazionale hanno conquistato più posizioni nel nordest della provincia di Latiaka, vicino alla città liberata di Selma. "I gruppi di miliziani hanno ritirato le loro forze dalla località di Sheij Jalil davanti all'avanzata delle Forze di Difesa Nazionale", ha segnalato un comunicato dell'Esercito. "I gruppi armati hanno sofferto un'alta percentuale di morti e di feriti e si sono ritirati con il resto delle loro forze con il fine di evitare maggiori perdite".

In un suo recente articolo pubblicato dal London Review of Books, il premio Pulitzer Seymour Hersh ha ampiamente analizzato la guerra in Siria, dal suo inizio fino ai giorni nostri: oramai cinque anni di guerra per procura, voluta dalle monarchie del Golfo Persico e dagli ambienti Neocon dell’apparato politico militare statunitense. E’ una guerra infame e disumana, spacciata per rivoluzione popolare spontanea contro il tiranno di turno ma preparata con largo anticipo anni fa, come ammesso dal generale Wesley Clark già nel 2007 quando enunciò la tristemente famosa lista delle 7 nazioni da abbattere in 5 anni: Iraq, Libya, Syria, Lebanon, Somalia, Sudan and Iran.

di Salvo Ardizzone Sulla stampa internazionale ha grande risalto la notizia che a Zabadani e Madaya, due città del sud della Siria nei pressi del confine libanese, la popolazione sia allo stremo a causa dall’assedio posto dalle forze siriane ai due centri occupati dai “ribelli”, imputando alla Resistenza la grave crisi umanitaria e la mancanza di cibo che affligge i civili. Ciò che quelle testate non dicono è che per mesi sono stati inviati convogli con derrate alimentari e farmaci per le necessità delle popolazioni sotto assedio, il cui contenuto è stato sistematicamente confiscato dalle bande di terroristi, per essere venduto al mercato nero o semplicemente ammonticchiato nei loro depositi.

By Finian Cunningham Come i siriani si riuniscono nella loro capitale, a Damasco, per celebrare la fine dell'anno, c'è una sensazione diffusa che il nuovo anno porterà una misura di pace e questa sarà la prima volta che si avverte tale speranza dopo cinque anni di guerra nel paese. L'intervento militare russo a fine settembre, per aiutare il suo antico alleato arabo, è stato l'avvenimento fondamentale di quest'anno. Dopo tre mesi di operazioni aeree delle forze russe a sostegno dell'Esercito Arabo siriano contro un insieme di gruppi mercenari jihadisti appoggiati dall'estero, si ha una sensazione inequivocabile che si sia "rotta la colonna vertebrale" dei terroristi come ha affermato il presidente Vladimir Putin di recente.

Damasco - Il capo e diversi responsabili di uno dei più importanti gruppi armati jihadisti, sono stati uccisi in un raid aereo dell'aviazione russo /siriana che ha colpito  il centro di comando del gruppo wahabí, "Jaish al Islam", nella località di Granja de Otaba, nel Guta Oriental e ad est della capitale siriana. L'aviazione militare di Mosca ha bombardato le postazioni dei terroristi takfiri, nei sobborghi di Damasco, uccidendo il loro comandante nonche' fondatore, il 44 enne Zahran Alloush, uno dei più importanti leaders dei gruppi che combattono il govrno di Damasco. Nell'attacco sono rimasti uccisi anche alcuni dei suoi uomini, quando i razzi russi hanno centrato il luogo dove erano tutti riuniti. Il denominato "Jaish al Islam" (Esercito dell'Islam), un gruppo di ispirazione salafita ed estremista, sovvenzionato  totalmente dall'Arabia Saudita, che controlla ancora una parte del Ghuta orientale.

Arrivano le "confessioni" dei terroristi pentiti che rivelano dove sono stati addestrati e chi ha fornito loro le armi: questo il caso di Abdurrahman Abdulhadi, di 20 anni, detenuto dalle Unità di Protezione del popolo Curdo (YPG) nella regione di Al-Hol, nella provincia nord orientale della Siria di Al-Hasaka. "Nell'agosto del 2014, ho ricevuto addestramento militare ad Adana (città della Turchia sud) sotto la supervisione di un comandante del Daesh (Stato Islamico)", ha dichiarato l'ex terorrista.

Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha visitato l'antica cattedrale cristiana di Notre Dame, ubicata nel quartiere di Abassyn, a Damasco, nella zona est della capitale, come hanno riportato l'altro giorno i giornali siriani. Nelle foto pubblicate, il mandatario siriano (descritto come "tiranno sanguinario" dai media occidentali) accompagnato dalla sua sposa, Asma Assad, dialoga con i componenti del coro di Farah-Alegria in arabo- que stava facendo le prove per i festeggiamenti crisitani per le prossime feste natalizie.