di Eugenio Palazzini e Alberto Palladino Maaloula, 3 feb – A Maaloula tutti la chiamano Signora della Pace, ci osserva arrivare dalla cima del brullo crinale che domina la città insieme alle bandiere della Siria sovrana. È la statua della Madonna che i terroristi di al-Nusra abbatterono come primo barbaro gesto non appena occupato questo luogo a un’ora di macchina da Damasco, simbolico ma soprattutto strategico per le sorti del conflitto.

Centinaia di terroristi takfiri sono in fuga dalle province di Aleppo e di Latakia a causa della rapida avanzata dell'Esercito siriano, che ha conquistato nelle ultime ore varie località del nord ed ha tagliato le vie di rifornimento dei gruppi armati che utilizzano le vie di collegamento con la  Turchia. I terorristi inoltre hanno subito forti perdite per l'avanzata delle forze dell'Esercito siriano nella parte nord della provincia di Aleppo. Decine di miliziani sono morti e molti altri sono rimasti feriti nei combattimenti con i soldati siriani ed i loro alleati (Hezbollah e reparti iraniani) che hanno portato a compimento diversi attacchi questa settimana.

Il Ministero della difesa russo: ci sono prove incontestabili che la Turchia sta bombardando la Siria Le prove includono anche dei video, condivisi con l'oppposizione siriana, in cui sono stati registrati alcuni degli attacchi L'Esercito turco sta bombardando il territorio siriano utilizzando artiglieria pesante ed il portavoce del Ministero russo, Ígor Konashénkov, ha parlato di "prove incontestabili".

di Tony Cartalucci Oltre a combattere l’auto-proclamato “Stato Islamico”, l’Occidente cerca una “transizione politica”, il ché significa che in realtà, esattamente come aveva cercato di fare sin dal 2011 e ancora prima, l’Occidente si aspetta ancora che l’attuale presidente siriano Bashar al-Assad si ritiri, e che un regime fancioccio, più affine ai gusti occidentali, sia installato al suo posto. E mentre l’Occidente dichiara, come parte del “trattato di pace”, di cercare di porre fine allo Stato Islamico, esso non fa alcuna menzione degli stati che sponsorizzano la sua esistenza, tra i quali, per coincidenza, figura lo stesso Occidente.

di Thierry Meyssan I neoconservatori e i falchi liberal che hanno a lungo preparato - a partire dal 2001 - la guerra contro la Siria, si sono appoggiati a partire dal 2005 su svariati stati della NATO e del Consiglio di cooperazione del Golfo. Se si conosce il ruolo giocato dal generale David Petraeus nel lanciare e proseguire la guerra fino ad oggi, due personalità -Jeffrey Feltman (numero 2 dell’ONU) e Volker Perthes (direttore del principale think tank tedesco) - sono rimaste nell’ombra. Insieme con il sostegno di Berlino, hanno usato e continuano a manipolare le Nazioni Unite a per distruggere la Siria. Nel 2005, quando Jeffrey Feltman, allora ambasciatore americano a Beirut, sovrintese all’assassinio di Hariri, si appoggiò alla Germania, sia per l’omicidio in sé (Berlino fornì l’arma) [1] sia per la Commissione dell’ONU incaricata di accusare i presidenti Assad e Lahoud (il procuratore Detlev Mehlis, il commissario di polizia Gerhard Lehmann e la loro squadra). La campagna internazionale contro i due presidenti fu in particolare animata dal politlogo tedesco Volker Perthes [2].

Ufficiali superiori delle Forze armate russe hanno messo in allerta oggi, con dichiarazioni rilasciate ad alcuni media, circa i preparativi di una invasione contro la Siria che sta attuando il regime di Erdogan in Turchia, secondo l'agenzia Prensa Latina.. Citato dal giornale "Nezavisimaya Gazeta" , il tenente generale Yuri Netkachev ha valutato che le operazioni svolte da reparti speciali del paese ottomano a Latakia, in Siria, assieme con reparti di ribelli turcomanni anti governativi, si concretizzano in una reale aggressione di Ankara contro il paese arabo. L'ufficiale dello stato Maggiore russo ha commentato al giornale, specializzato in questioni militari, che basa le sue considerazioni su informative dei media arabi circa le operazioni delle forze speciali turche, di alta capacità bellica, che operano nel territorio siriano.

L'Esercito siriano conquista Rabia, ultima località prima della frontiera turca, nonostante i tentativi di contrattacco dei miliziani jihadisti sostenuti dalla Turchia e dalla NATO. L'Esercito siriano continua la sua avanzata nel nord di Latakia ed ha conquistato Rabia, vicino alla frontiera turca, l'ultima città che era sotto il controllo dei miliziani jihadisti. Da questa località l'Esercito siriano riesce a dominare la totalità frontiera con la Turchia. La località era stata accerchiata dai reparti dell'Esercito siriano e dalle forze di Difesa Popolare, dopo l'avanzata che, fra Giovedì e Venerdì, aveva permesso la conquista di Rihaniyya, Turuz, Rauda e di  Durusham.

di Stefano Orsi Le sitrep si devono ormai succedere molto di frequente a causa dell’accelerazione imposta dalle truppe del Presidente Assad all’avanzata in danno delle varie formazioni terroriste, moderate o estremiste a seconda delle preferenze dei vari commentatori. Si tratta di risultati non casuali, ma frutto del lavoro preparatorio, oserei dire “certosino” portato avanti dalle forze aeree russe, che non si sono limitate affatto a mandare una quarantina (si, sono grossomodo una quarantina…) di aerei per i bombardamenti, ma hanno compiuto una enorme azione di supporto (fornendo pezzi di ricambio per i velivoli siriani di produzione sovietica, rimettendoli in grado di volare) addestrato a nuovi standard i piloti siriani, messa a punto tutta la logistica dei rifornimenti per l’esercito di Damasco (mezzi corazzati, blindati, munizioni, apparecchiature di ultima generazione, batterie antiaeree, lanciarazzi, radar, e quant’altro).

L'Esercito turco si sta preparando per effettuare una operazione terrestre sul territorio della Siria nelle vicinanze della frontiera comune. Secondo le fonti e le informazioni citate dal giornale arabo "Asharq al-Awsat", con sede nel Regno Unito, l'operazione inizierà dalla località di Jarabulus, una città nella Siria settentrionale che si trova attualmente sotto il controllo dell'ISIS. Oltre a queste informazioni, ci sono indizi sempre più forti che la Turchia stia preparando una invasione del territorio siriano. Il governo turco è deciso a realizzare una "zona cuscinetto" che si estende lungo il confine tra Siria e Turchia. Risulta chiaro che Erdogan ha necessità di questa zona per difendere le sue linee di rifornimento ai gruppi terroristi sostenuti da Ankara ed anche  per difendere il contrabbando illegale di petrolio di cui si avvantaggia la Turchia.

Potremmo dire che l’intervento russo in Siria si è trasformato in una specie di routine: i Russi bombardano, e anche tanto, e i Siriani avanzano su quasi tutti i fronti, ma lentamente. Anche se chi si aspettava un rapido crollo del Daesh, seguito da una serie di importanti vittorie delle truppe governative, potrebbe essere sconcertato, io personalmente sono abbastanza incoraggiato da questi eventi. Ecco perché. Se i Siriani non hanno vinto con una rapida Blitzkrieg, questo è dovuto sopratutto al fatto che un tale tipo di offensiva non è in pratica fattibile. I Siriani non hanno mai avuto la possibilità di concentrare abbastanza forze su un’unica direttrice di attacco e di fatto operare uno sfondamento. Ai Siriani manca inoltre la potenza di fuoco necessaria per “ammorbidire” le difese del Daesh prima di tentare un tale tipo di offensiva. Infatti, il compito secondario delle Forze Aerospaziali Russe è stato quello di fornire dall’aria quel volume di fuoco che manca alla fanteria siriana.