"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitto in Siria

Il 19 settembre, l’Esercito Siriano e la Forze di Difesa Nazionale (NDF) hanno respinto un grosso attacco del gruppo Hayat Tahrir al-Sham (in precedenza denominato  Jabhat al-Nusra) su Ma’an, nel nord di Hama. Scontri sono avvenuti anche nelle località di Tulaysiyah, Tel Al-Aswad, Al-Qahira, Al-Zughbi e Al-Raya. In totale circa 40 miliziani sono rimasti uccisi . Il 20 di Settembre, i combattimenti sono continuati a Tulaysiyah a Alqhirah.
Il fallimento dell’offensiva del gruppo Pro-Hayat Tahrir al-Sham viene attribuito dalle fonti locali all’attacco degli elicotteri russi e dagli aerei da combattimento ma anche alla mancanza di appoggio da parte del gruppo di ribelli “moderati” appoggiati dagli USA. Il Governo di Damasco e le fonti locali hanno descritto questo attacco come un tentativo degli USA di sospingere l’attacco dei terorristi di Al Nusra per contrastare l’avanzata dell’Esercito siriano su Deir Ezzor e provincia.

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Scommettiamo che i paesi occidentali, per anni sostenitori dei gruppi armati in Siria a livello economico, o militare e politico, riusciranno a fare soldi sulla ricostruzione del paese, gravemente danneggiato da una guerra lunga sei anni la quale non ci sarebbe stata senza le ingerenze esterne?

Eppure, avrebbero l’obbligo morale e giuridico di pagare i danni, hanno detto alcuni sindacalisti siriani organizzatori della conferenza internazionale “Solidarietà con i lavoratori siriani e la popolazione contro il terrorismo, il blocco economico e le politiche di intervento imperialista”, tenutasi a Damasco l’11 e 12 settembre, pochi giorni dopo la vittoria dell’esercito siriano contro Daesh a Deir Ezzor. Il sindacato siriano General Union of Trade Unions (Gftu) e gli altri sindacati presenti alla conferenza fanno parte della World Federation of Trade Unions nata 70 anni fa.

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Iniziata già da qualche giorno,  prosegue seza soste  l’offensiva congiunta delle forze siriane ed irachene contro le ultime sacche dei mercenari jihadisti sulla frontiera tra Siria e Iraq.
L’operazione “Grande Alba-3” condotta dalle forze siriane continuerà fino alla conquista della città di Abu Kamal, sulla frontiera irachena, come ha comunicato il comando miltare delle forze Siriane ed Hezbollah.
La prima parte di questa operazione si è sviluppata con l’attraversamento del fiume Eufrate fino alle foci est con il sistema di ponti flottanti fornito dal genio russo.

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Distanziati da vari kilometri nella valle del fiume Eufrate,la Russia e gli Stati Uniti combattono contro il Daesh (l’ISIS) per il controllo della piana di Deir Ezzor, la zona chiave della Siria.
In un articolo pubblicato il Venerdì, la rivista statunitense Bloomberg ha ricordato che il conflitto in Siria è arrivato ad un punto di inflessione lo scorso 5 di Settembre, quando l’Esercito siriano, appoggiato dalle milizie progovernative e dall’aviazione russa è riuscito, dopo tre anni, a rompere l’assedio del gruppo terrorista dell’ISIS alla città di Deir Ezzor ed alla sua base militare.

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Mentre noi tutti aspettiamo che Trump dia inizio alla Terza Guerra Mondiale, non abbiamo visto che la mappa militare del Medio Oriente è sostanzialmente, sanguinosamente cambiata. Ci vorranno anni prima che Siria e Iraq (e Yemen) vengano ricostruiti – e per gli israeliani potrebbe essere necessario andare da Putin per chiarire il pasticcio in cui ora si trovano

di Robert Fisk *

La settimana scorsa ho ricevuto sul mio cellulare un messaggio dalla Siria. “Generale Khadour ha mantenuto la promessa”, si legge. Sapevo cosa significava.

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La portavoce del  governo siriano  ha dichiarato che, dopo aver sconfitto l’ISIS, la sfida maggiore per l’ Esercito Siriano  sarà quella di liberare le aree che gli  Stati Uniti occupano illegalmente.

La consigliera politica e mediatica del presidente siriano Bashar al-Assad, Bouthaina Shaaban ha ribadito che le truppe siriane ed i loro alleati libereranno tutta la Siria, quali che siano i nemici da affrontare.

Nel corso di un’intervista con la televisione libanese ‘Al-Manar’, Shaaban ha dichiarato che le forze governative, al fine di raggiungere questo obiettivo, combatteranno qualsiasi forza, comprese le milizie curdo-siriane, le cosiddette ‘Forze Democratiche siriane’ (FDS), sostenute dagli  Stati Uniti.

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Pochi giorni addietro, una fonte collegata con il comando USA delle truppe statunitensi che si trovano in Siria, in appoggio delle Forze Democratiche Siriane (FDS) composte da curdi e arabi, aveva dichiarato che i militari statunitensi non avrebbero permesso all’Esercito siriano di avanzare attraversando il fiume Eufrate nei pressi della città di Deir Ezzor, da poco conquistata dall’Esecito siriano. 

La fonte, citata in forma anonima, aveva indicato che il comandante aggiunto della coalizione, Robert Jones, aveva anche minacciato di bombardare l’Esercito sriano se questi avesse oltrepasssato il fiume fino alle foci orientali di questo.

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I media israeliani hanno raggiunto una nuova morale di richiedere apertamente agli Stati Uniti di prepararsi per un conflitto in Siria, inclusa la possibilità di entrare in un confronto diretto con gli alleati della Siria, quali la Russia e l’Iran.
In un recente articolo intitolato “perchè Israele necessita di preparare gli Stati Uniti per la prossima guerra in Siria”, lo scrittore Eric R. Mandel (un americano sionista) per conto del Jerusalem Post, ha proposto che il governo degli USA e la gente devono essere disponibili ad appoggiare Israele nel caso di qualsiasi attacco futuro da parte delle Forze Armate di Israele contro obiettivi militari in Siria, contro gli iraniani e la federazione russa.

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L’Agenzia Centrale di Intelligence (CIA) degli USA ha ordinato ai gruppi terroristi di ritirarsi dal Sud est della Siria e di defluire verso la Giordania.

Le forze dei gruppi di  “Ahmed al Abdo” e di “Yaish Usud al Sharqiya”, due formazioni armate affiliate all’Esercito Siriano Libero (ASL) che combattono nel Sudest della Siria contro l’Esercito siriano e le forze alleate, hanno annunciato che si andranno a ritirare dal territorio siriano verso la Giordania su richiesta dei loro patrocinatori occidentali ed arabi.

I comandanti di questi gruppi terroristi hanno affermato che la CIA e le autorità della  Giordania hanno ordinato loro di mettere fine al conflitto nella regione.

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di Gianandrea Gaiani

Anche se in Occidente se ne parla pochissimo, la guerra contro lo Stato Islamico in Medio Oriente ha registrato in questi gironi una significativa vittoria nel settore strategico di Deir Ezzor, nella Siria orientale, dove le truppe di Damasco appoggiate da aerei e forze speciali di Mosca hanno sfondato le linee nemiche ricongiungendosi con le guarnigioni assediate dai jihadisti da oltre due anni.

Una vittoria da consolidare perché i miliziani hanno ancora la capacità di contrattaccare e controllano molti quartieri della città abitati da circa 10 mila civili. Ciò nonostante il governo di Bashar Assad ha ripreso i pozzi di petrolio della regione che per tre anni hanno contribuito a sostenere finanziariamente il Califfato e, sul piano militare, si trova nelle condizioni ottimali per liberare la città, riconquistare l’intera area di confine con l’Iraq e lanciare l’offensiva per liberare gli ultimi possedimenti dell’IS.

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