Centinaia  di libici hanno protestato contro un nuovo attacco aereo statunitense avvenuto in una zona desertica nella città sud-occidentale di Uwaynat, vicino al confine con l'Algeria, affermando che il bombardamento ha colpito e ucciso vari civili. La manifestazione di protesta è stata organizzata martedì da membri della tribù etnica Tuareg che vivono nella zona colpita dagli Stati Uniti. I rappresentanti delle tribù libiche hanno chiesto che il governo con sede a Tripoli lanci una denuncia all'ONU dell'attacco mortale.

di Paul Antonopoulos Nel corso del vertice di Palermo sulla Libia, si manifestano le posizioni dei vari paesi. "La Russia non prenderà parte al conflitto in Libia perché è interessata a mantenere l'integrità territoriale del paese", lo ha detto il vice primo ministro russo Sergei Prikhodko martedì. Il primo ministro russo Dmitry Medvedev è previsto che parteciperà alla conferenza di Palermo per affrontare la questione del  conflitto in Libia. L'incontro si terrà oggi. "Noi non prendiamo parte al conflitto intra-libico. Siamo guidati dall'interesse a preservare la sovranità e l'integrità territoriale della Libia, manteniamo contatti equilibrati con tutte le principali forze politico-militari del Paese ", ha affermato Prikhodko.

di Thierry Meyssan Nonostante la buona volontà di alcuni partecipanti, la conferenza di Parigi per la Libia non ha prodotto, in concreto, gli effetti immaginati. Secondo Thierry Meyssan, la spiegazione è da ricercare nella doppiezza del linguaggio della NATO e dell’ONU che a parole dicono di voler stabilizzare il Paese, mentre nei fatti continuano a perseguire il piano Cebrowski, ossia la distruzione delle strutture degli Stati. Dalla messinscena di Parigi traspariva anche una profonda ignoranza delle peculiarità della società libica. Dopo che, nel 2011, la NATO ha annientato la Jamahiriya Araba Libica, la situazione in Libia si è profondamente deteriorata: il PIL si è dimezzato e intere fasce di popolazione vivono nella miseria; è impossibile circolare nel Paese; l’insicurezza è generale. Negli ultimi anni due terzi della popolazione è fuggita all’estero, quantomeno provvisoriamente.

Su iniziativa di KHALED el Hamedi, un cittadino libico che ha avuto la sua famiglia sterminata dai bombardamenti della NATO in Libia e di altri familiari delle vittime, è stata costituita la Fondazione dell’Associazione delle Vittime di guerra della NATO in Libia. Riportiamo la dichiarazione rilasciata dal Comitato Costituente delle Associazioni delle Vittime di guerra della NATO in Libia : Noi siamo i cittadini di Libia e siamo stati afflitti dai dolori causati dalla feroce guerra nel nostro Paese di cui siamo stati testimoni dal 2011. Questa guerra causò dolori incalcolabili, è difficile misurarne le dimensioni, le ripercussioni e gli impatti sul presente e sul futuro. Ha causato danni alle anime e ai corpi, gravato i cuori e portato tristezza e miseria. Ha obbligato il popolo a essere testimone di massacri; ha tormentato i cuori e tempestato il paese con mortali missili. Ha distrutto il paese, portato morte e ha reclamato vite ovunque nel territorio del paese. Ha diviso famiglie, i cui membri sono morti, dispersi o emigrati. È una guerra che è esplosa in un mondo che è governato dalla legge della giungla dove il debole è schiacciato e la sua voce non è ascoltata o non gli è permesso nemmeno di parlare.

Un accordo segreto raggiunto dagli Stati Uniti e da diversi paesi arabi del Medio Oriente consente il trasferimento di migliaia di terroristi dell'ISIS (Daesh, in arabo), Al-Qaeda e di altre cellule estremiste dall'Iraq, Siria e Libano in Libia, ha rivelato il giornale arabo Al-Youm Rai. Nell'articolo pubblicato ieri dal giornale arabo, 'Al-Youm Rai', che cita diverse fonti di intelligence non identificate, si sostiene che finora sono almeno 1.200 combattenti da Siria, Iraq, Libano che si sono stabiliti nelle aree tribali e desertiche del paese nordafricano. Le fonti si aspettano anche l'arrivo di altri uomini armati provenienti da Tunisia, Algeria e Sudan.