Un funzionario di Hezbollah ha messo in guardia Israele dall'invasione del Libano, dicendo che il movimento di resistenza è abbastanza forte da bloccare qualsiasi aggressione militare e vendicarsi contro di essa. "I giorni in cui Israele potrebbe semplicemente attaccare il Libano sono finiti, anche se l'iniziativa di attacco è nelle mani di Israele", ha detto Hassan Hoballah, membro dell'ufficio politico di Hezbollah. Le osservazioni sono arrivate poche ore dopo che l'esercito israeliano ha lanciato un'operazione lungo il confine libanese con il pretesto di "tagliare fuori" quelli che sostiene siano tunnel di Hezbollah nei pressi dei territori occupati.

Il Capo si Stato Maggiore israeliano, generale Gadi Eizenkot, ha dichiarato la Domenica che la possibiltà dello scoppio di un nuovo grande conflitto contro il Movimento di resistenza Hezbollah nell'anno 2018 è notevolmente aumentata. "La possibilità di unconflitto negli ultimi due anni è aumentata in modo sostanziale", ha avisato la domenica il generale israeliano, come riferisce l'agenzia russa Sputnik in arabo. A questo proposito il generale ha affermato che, in questo caso, il conflitto non sarebbe uguale a quelli già verificatisi ma nell'ipotesi che questo accada, Israele distruggerebbe tutto quello che si trova sotto il controllo di Hezbollah, da Beirut fino all'ultimo punto del sud del paese arabo.  Allo stesso modo ha aggiunto che il regime di Tel Aviv ha identificato migliaia di obiettivi nel Libano per attaccarli, nel caso di un conflitto.

Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman, sostiene che il gas del Mediterraneo orientale appartiene a loro, Israele, non al Libano Il giacimento di gas del Mediterraneo orientale che è stato messo in licitazione (gara) dal Libano e che dovrebbe essere appaltato da un consorzio internazionale di società energetiche, secondo Liberman, appartiene ad Israele, lo ha dichiarato mercoledì lo stesso ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman.

Il presidente libanese Michel Aoun, come riferito dal Jerusalem Post, ha smentito le voci che la milizia sciita conosciuta come Hezbollah stia per essere disarmata, in quanto Israele non rispetta le risoluzioni ONU e le leggi internazionali. Aoun, un cristiano, ha dichiarato in un’intervista rilasciata al quotidiano francese Le Figaro che Hezbollah assicura “la resistenza del Libano contro lo Stato di Israele”, e respinge l’idea che i cristiani necessitino di protezione speciale in Libano, in quando “l’esercito difende tutto il Paese, inclusi i cristiani”. Nell’intervista Aoun difende i suoi stretti legami con la milizia, le cui voci vorrebbero che avesse giocato un ruolo fondamentale nella sua vittoria alle elezioni del 2016.

di  Luciano Lago “Annuncio le mie dimissioni dal ruolo di primo ministro”, ha dichiarato a sorpresa il primo ministro libanese Saad Hariri. Hariri era giunto ieri in Arabia Saudita per la sua seconda visita in meno di una settimana per "rafforzare i legami" con il paese del Golfo. Naturalmente ha colto l'occasione per accusare l’Iran di interferire negli affari interni del suo paese e di minacciare la sicurezza della nazione araba attraverso il Libano. Hariri ha dichiarato di temere per la sua incolumità e di essere oggetto di un possibile tentativo di assassinio da parte dei suoi nemici, sottinteso da parte degli Hezbollah, dei siriani, degli iraniani o dei russi. Altri non c'entrano visto che lui pare che sia proprio l'elemento fidato dell'Arabia Saudita e degli USA in Libano.

Il movimento libanese Hezbollah ha invitato decine di giornalisti alla frontiera con i territori occupati (fra Libano ed Israele) per mostrare le attività militari di Israele. Si tratta di un fatto senza precedenti, il Movimento di Resistenza del Libano (Hezbollah) ha mostrato il Giovedì ai media i sistemi della difesa installati dal regime di Israele alla frontiera ed ha affermato che la predisposizione di questi dispositivi  nella zona limitrofe mette in evidenza il timore di questo regime davanti alla possibilità di una attacco del movimento libanese.

Il presidente del Parlamento libanese indica come una "dichiarazione di guerra" il  progetto di legge Israeliano che darebbe a questo regime il controllo sulle acque che sono in disputa. "La recente decisione presa da Israele circa le acque territoriali  equivale ad una dichiarazione di guerra contro il Libano", ha denunciato  giovedì scorso  il massimo responsabile del Potere Legislativo libanese, Nabih Berri. Il regime di Israele cerca di annettersi una zona di 860 Km. quadrati nelle acque in contenzioso che condividono il Libano e i territori occupati palestinesi, ricche di riserve di gas naturale, secondo quanto riferito questo venerdì dal giornale britannico Independent nella sua edizione digitale.

L'appoggio della Russia alle azioni del Movimento della Resistenza del Libano (Hezbollah) in Siria si è trasformato in un dilemma strategico per Israele. Il portale israeliano Debka File ha pubblicato Sabato una informativa in cui ha analizzato il conflitto tra il regime di Israele ed Hezbollah in Siria ed il ruolo della Russia nelle tensioni tra entrambe le parti. L'informativa fa riferimento ai movimenti di un convoglio militare appartenente ad Hezbollah che si muove dalla città sud occidentale di Al-Zabadani fino al monte Hermon, nella regione che, assieme alle alture del Golan --occupate da Israele dal 1967 - furono annesse dal regime israeliano nel 1981, senza avere il riconoscimento internazionale.

Il partito sciita libanese Hezbollah ha annunciato i risultati delle indagini relativi alla morte di uno dei suoi capi, Mustafa Badruddin, noto col soprannome di “Dhu al Faqar”, ucciso in un raid aereo israeliano avvenuto al confine tra Israele e Siria questa settimana. Il movimento sciita ha reso noto che ad uccidere il suo dirigente è stato un “gruppo takfiri attivo in Siria”, riferendosi ai gruppi armati ribelli sunniti, di stampo jihadista, che combattono contro il governo di Bashar al Assad. “Le indagini sulla sua morte – spiega Hezbollah in una nota – ci spingono a continuare la lotta contro i gruppi e le bande criminali presenti in Siria”.