Il presidente russo ha risposto a suo modo alle sanzioni imposte dagli USA che prevedono l'espulsione di 35 dei suoi diplomatici dal territorio statunitense. Il presidente della Russia, Vladímir Putin, ha deciso di non espellere alcun diplomatico statunitense dal suo paese ed ha assicurato che non si abbasserà "ad una diplomazia primitiva ed irresponsabile", con riferimento alle sanzioni imposte dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che contemplano l'espulsione di 35 dei suoi funzionari dal territorio statunitense. "Ci riserviamo il diritto di prendere contromisure, ma non ci abbasseremo al livello della diplomazia primitiva, irresponsabile (di Obama), e studieremo i passi successivi per ristabilire le relazioni russo-statunitensi in funzione della politica che voglia applicare il presidente Donald Trump", ha segnalato il presidente russo in una dichiarazione diffusa dal Cremlino.

di Atilio Boron Il crescente protagonismo della Russia è motivo di enorme preoccupazione per le così denominate “democrazie” occidentali, in realtà un insieme di sordide ed immorali plutocrazie disposte a sacrificare i propri popoli sull’altare del mercato. Preoccupazione perché dopo la avvenuta disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Russia veniva data per morta da molti distaccati analisti ed esperti degli Stati Uniti e dell’Europa. Immersi nella loro ignoranza ed accecati dal pregiudizio, questi signori  hanno dimenticato che la Russia è stata sin dagli inizi del secolo XVIII con Pietro il Grande e soprattutto durante il regno di Caterina la Grande, intorno alla metà di questo stesso secolo, una delle principali potenze europee il cui intervento quasi sempre faceva inclinare la bilancia da una parte o dall’altra, nei permanenti conflitti tra i suoi vicini occidentali, specialmente il Regno Unito, la Francia e l’Impero Austro-Ungarico.

di Alfredo Jalife Rahme Mancano pochi giorni nefasti al presidente uscente Obama per tentare di disarticolare il sorprendente avvicinamento tra D.Trump e Putin, quello che cerca in tutti i modi di impedire la CIA, adesso utilizzata per demonizzare lo zar Vlady Putin. I governi della Russia, della Turchia e dell'Iran, all'unisono dei loro multimedia, si sono "infilati i guanti" ed hanno segnalato come autori dell'assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara, se non la NATO, direttamente gli USA e/o la CIA, attraverso i suoi agenti locali. I media turchi si sono dedicati a gettare la responsabilità dell'assassinio ai "poteri occidentali ed alla CIA". I giornali filogovernativi "Yeni Safak" e "Yeni Söz" hanno accusato senza fronzoli la CIA, mentre il giornale Takvim ha descrittto il poliziotto, assassino dell'ambasciatore Karlov, come un "sicario per conto dell'alleanza occidentale".

di  Luciano Lago Un aereo militare russo, modello TU-154 è caduto nel Mar Nero pochi minuti dopo aver decollato da Sochi (Russia sud) verso la Siria. I suoi 92 passeggeri sono tutti morti. A bordo dell'aereo viaggiavano ufficiali russi (fra cui il capo della Polizia militare) ed i componenti del Coro dell'Armata Rossa, dell'Esercito russo, che andavano a partecipare alle festività per il Natale a Latakia, oltre ad una specialista medica,Elizaveta Glinka, che si recava a portare il suo aiuto all'ospedale locale. La tragedia ricorda molto un altro aereo russo caduto che si era schiantato nell'Ottobre del 2015 in Egitto causando 224 vittime. Allora come adesso in principio le autorità russe avevano negato l'attentato, per quanto finalmente dovettero poi riconoscerlo come causa dell'evento. Finiranno per fare lo stesso anche nel caso di questo aereo caduto nel Mar Nero?

di Alexander Dugin L'uccisione dell'ambasciatore russo, Andrey Karlov, è un'autentica tragedia, ma non riuscirà a far naufragare la cooperazione russo-turca. La situazione attuale è molto diversa rispetto a quando l'organizzazione gulenista provocò l'abbattimento di un nostro aereo e la morte dell'equipaggio. All'epoca la Turchia non volle riconoscere le proprie responsabilità e non volle presentare le proprie scuse. Questo atteggiamento rischiò di compromettere definitivamente le relazioni tra Russia e Turchia.

di  Bruno Buigue I russi non sono i più forti sul piano militare. Non dispongono neppure della decima parte della proiezione esterna di forze su cui contano gli USA: Tuttavia, se i mezzi russi sono modesti, sanno utilizzarli al meglio. Barack Obama ha appena dichiarato che la Russia è "un piccolo paese che non produce niente, a parte di esportare petrolio e gas e armi (....), un paese che non innova". E' sicuro che la Russia non intende arrivare all'egemonia sul piano economico. Conosce perfettamente i suoi limiti. Tuttavia la Russia non ruba il petrolio ed il gas dagli altri paesi fomentando in quelli la guerra civile, come gli occidentali hanno fatto in Libia. Non semina il caos con il pretesto ipocrita dei diritti umani. Non invade e non destabilizza nessun altro paese sovrano. Non finanzia alcuna organizzazione terroristica destinata a rovesciare poteri statali. La Russia è intervenuta in Siria su richiesta del governo legale di quel paese ed ha affrontato i terroristi invece di fornire armi nello stesso momento in cui si afferma di volerli combattere.

di  Yussuf Fernandez Lo scorso 9 Dicembre, il giornale The Washington Post, uno dei principali portavoce dell'elite politica statunitense, ha pubblicato un articolo che si riferiva ad un dossier segreto della CIA in cui si affermava che la Russia, non soltanto era intervenuta nelle elezioni presidenziali degli USA, ma anche che aveva aiutato Donald Trump ad essere eletto presidente. L'informativa segnalava che hakers russi, appoggiati dallo stesso governo di Mosca, avrebbero piratato le email della Hillary Clinton e di altri funzionari di alto livello del Partito Democratico con l'obiettivo di facilitare la vittoria di Trump.

di Valentin Vasilescu La stampa internazionale ha allarmato l’opinione pubblica annunciando l’imminente terza guerra mondiale, innescata dal confronto tra Russia e Ucraina l’1-2 dicembre. In realtà, nulla di ciò accadrà. Le forze aeree dell’Ucraina compivano l’1-2 dicembre 2016 esercitazioni sulla preparazione delle unità, attaccando bersagli aerei (droni). Questi bersagli sono gli UAV VR-3 Rejs (Tu-143) dell’era sovietica, che volano ad una quota inferiore ai 5000 metri spinti da motori a reazione alla velocità di crociera di 950 chilometri all’ora. Possono cambiare frequentemente quota e rotta, ed essere modificati caricando a bordo 150 kg di esplosivo. Il VR-3 Rejs sarà oggetto dei tiri, da terra, dei missili antiaerei S-200 prodotti in epoca sovietica, dalla gittata di 200 km, e dei missili aria-aria R-27 dalla gittata di 80 km, impiegati sugli aerei da combattimento MiG-29 ucraini, sempre prodotti nell’URSS.

di Brutus Cursor Le conseguenze inintenzionali delle proprie azioni. È la morale che gli americani dovrebbero trarre dall'attuale scenario mediorientale. Quando i conflitti si saranno sedati, è molto probabile che ci ritroveremo in un contesto che vedrà rafforzata la presenza russa in tutta l'area. Mentre, sia la guerra in Siria che i cambi di regime in Libia ed Egitto erano originariamente legati anche all'idea americana di ridimensionare la Russia. Mosca, infatti, si è sempre considerata la garante del regime di Assad in Siria, dove esistono le strategiche basi militari russe a Latakia e Tartus. Tradizionalmente positive erano anche le relazioni fra Russia ed Egitto. Infine, proprio grazie al ruolo dell'Italia in Libia, all'epoca dell'ultimo governo Berlusconi, Gazprom aveva spuntato la possibilità di sfruttare i giacimenti libici Eni di Elephant Field, una mossa strategica che ha probabilmente segnato la sorte sia di Berlusconi che di Gheddafi.

Anteprima dell’incontro-dibattito svoltosi a Bologna, il 19 novembre 2016, in occasione della pubblicazione del libro “Russofobia. Mille anni di diffidenza” dello storico svizzero Guy Mettan, presso Sandro Teti editore. [caption id="attachment_21018" align="alignleft" width="199"] Vladimir Putin[/caption] Con gli interventi di Maurizio Carta, giornalista, curatore e co-autore di “Attacco...