di Luciano Lago Gli avvenimenti eccezionali che determinano decisioni improvvise ed a volte nettamente inaspettate e contrastanti con l'orientamento dei governi espresso in precedenza,  quando sono accompagnati da massicce campagne mediatiche destinate a produrre una ondata emozionale nell'opinione pubblica per far prevalere una tesi sulle altre (accoglienza senza condizioni), non possono non destare sospetti. Questo è esattamente il caso dell'ondata di profughi che ha investito ultimamente l'Europa e le ultime decisioni prese da alcuni governi europei in favore dell'accoglienza dei profughi siriani, divenuti una minoranza di fatto privilegiata nell'accoglienza da parte dei governi di Germania, Regno Unito e Francia (sembra che adesso facciano a gara nell'accoglierli), si presta a varie interpretazioni nella spiegazione dei fatti accaduti , stranamente tutti in contemporanea ed in forma tale da far ritenere la presenza di una accorta regia dietro lo sviluppo degli avvenimenti.

By: Sorcha Faal (what does it mean) Un rapporto veramente apocalittico del Ministero della Difesa (MoD) che circola al Cremlino, afferma che i piani di battaglia strategici vengono attuati da tutte le forze armate e dai comandi speciali in risposta alla prevista invasione delle truppe ucraine guidate dagli USA della regione separatista della Repubblica popolare di Donetsk (RPD) e della Repubblica autonoma di Crimea, in vista di ciò che sarebbe il “colpo tipo Armageddon” per le capitali finanziarie occidentali, il 23 settembre. Soprannominata “guerra di settembre” dai pianificatori della Difesa della Federazione, la relazione rileva che il 23 settembre l’Ucraina dovrà pagare 500 milioni di dollari in buoni del Tesoro, cosa che non è in grado di fare… causando il default anche sui 3 miliardi di buoni del Tesoro della Russia che dovrebbe pagare subito. Piuttosto che far crollare l’economia ucraina, già a pezzi, rischiando il default dell’Ucraina, il rapporto spiega che le capitali occidentali, guidati dal regime di Obama, “architettano” in questa situazione già pericolosa, una guerra contro la Russia per distogliere l’attenzione della popolazione dalla devastazione delle proprie economie.

di  Thierry Meyssan Il cessate il fuoco intervenuto tra gli Stati Uniti e l’Iran ridefinisce i conflitti nel Medio Oriente e sposta la guerra verso il mar Nero. Anche se è troppo presto per prevedere il modo in cui evolverà la rivalità tra Riyad e Teheran o per sapere ciò che diventerà la Turchia, è oramai chiaro che si va verso la pace in Yemen e in Siria. L'opposizione tra gli Stati Uniti e l’Iran che ha dominato la politica mediorientale dal discorso dell’iman Ruhollah Khomeini al cimitero di Teheran, il 1 febbraio 1979, alla firma dell’accordo bilaterale col governo dello sceicco Hassan Rohani, il 14 luglio 2015, è venuta meno. Washington e Teheran inseguono ormai gli interessi della stessa classe dirigente globale.

Esiste un riconoscimento crescente in certi circoli decisivi del mondo, di una questione strategica che il noto studioso ed analista Lyndon LaRouche ha messo in evidenza già da tempo: che le crisi economiche sono il motore che muove le guerre, come è il caso della evidente disgregazione finanziaria transatlantica attuale e il pericolo che si avvicina di un possibile conflitto termonucleare; al suo contrario, accade che il vero sviluppo economico globale spinto dalla scienza è una stecca conficcata nel cuore dell'impero anglo USA. L'ex comandante della Defense Intelligence Agency (DIA), generale Michael Flynn, ad esempio, nella sua uiltima intervista rilasciata il 4 di Agosto alla rete televisiva Al Jazeera, ha sottolineato che lo sviluppo economico circa l'energia nucleare che avviene in zone strategiche come il Medio Oriente è la chiave per fermare la guerra. Le tattiche non servono per nulla.

Il piano di Obama e del Dipartimento di Stato degli USA per l'Iran è quello di affossare lentamente il paese, mentre i falchi statunitensi ancora sono impegnati con il piano A, che consiste nel distruggere immediatamente la Repubblica Islamica dell'Iran, così sostiene il politologo Dan Glazebrook. "Io credo che loro [Barack Obama e il Dipartimento di Stato] sono ancora impegnati nell'obiettivo di ditruggere lo Stato iraniano. A differenza dei falchi, loro hanno compreso che il  precedente piano A per cambiare il regime è fallito. Non hanno potuto isolare l'Iran con la scusa della distruzione della Siria mediante l'annichilimento di Hezbollah, tutto questo ha rappresentato un fiasco. Assad non sta fuggendo da nessuna parte ", ha segnalato l'esperto di RT in lingua inglese.

di Salvo Ardizzone L’accordo sul nucleare iraniano per “Bibi” Nethanyau è stato un tracollo politico-diplomatico che ha isolato Israele e ne ha infranto la tradizionale ed incondizionata capacità di orientare le politiche internazionali a suo piacimento. Il Premier israeliano ha puntato tutta la sua politica estera su una contrapposizione frontale basata sulla forza bruta, dicendo no a qualunque proposta di compromesso; per farlo non ha esitato ad ingaggiare una battaglia personale con Obama, giungendo fino a parlare al Congresso per ridicolizzare la linea del Presidente Usa. In realtà, la sua è stata una scelta precisa, la stessa che gli ha permesso di vincere sorprendentemente le elezioni malgrado la collezione di fallimenti. “Bibi” non ha una strategia per il futuro; tutto quello che ha fatto e fa è solo attizzare al parossismo l’arroganza e il fanatismo di Israele da un canto, e fare leva su una popolazione abituata a “sentirsi” diversa, a fare liberamente ciò che le pare con l’universale beneplacito della comunità internazionale, che ora vede le cose cambiare inesorabilmente e prova disorientamento e timore.

La cancelleria del Cremlino ha ricordato la sua dottrina militare che permette l'utilizzo di armi nucleari per difendere il territorio russo, se minacciato, ed i propri alleati. "Questo può avvenire come risposta all'utilizzo di armi nucleari o altro tipo di armi di distruzione di massa contro la Russia o i suoi alleati". Il primo dei due casi in cui la dottrina strategica russa riserva al Cremlino il diritto di utilizzare il suo arsenale nucleare, lo ha dichiarato il direttore del Dipartimento di non Proliferazione e Controllo degli armamenti della Cancelleria russa, Mijail Ulianov. Il secondo caso può essere quello di una aggressione con armi convenzionali ,se dovesse essere minacciata l'esistenza della nazione russa.

di Eugenio Orso Arginare l’avanzata del nemico sarebbe compito di forze amiche, che perseguendo il loro interesse fanno anche il nostro. Il nostro interesse d’italiani, tanto per fare un banale esempio, sarebbe quello di liberarci definitivamente – e il più in fretta possibile – della morsa in cui siamo prigionieri. La morsa è quella della troika, dell’euro e della Nato. In una parola: quel complesso di forze che si chiama occidente (a guida americana, per volere neocapitalista) e che ci ha messo in un angolo, condannandoci alla crisi perpetua e alla perdita (irrimediabile?) della sovranità. C’è però un piccolo particolare da tenere in considerazione … Oggi le forze amiche si riducono – per noi italiani e per moltissimi altri, europei e non – quasi esclusivamente alla Federazione Russa e questa, sotto attacco, tirata per i capelli dalle forze del male e della devastazione in una nuova “guerra fredda”, deve assumere un atteggiamento prudente, pronta in ogni momento a ripiegare sulla difensiva e a resistere.