di Salvo Ardizzone L’accordo sul nucleare iraniano per “Bibi” Nethanyau è stato un tracollo politico-diplomatico che ha isolato Israele e ne ha infranto la tradizionale ed incondizionata capacità di orientare le politiche internazionali a suo piacimento. Il Premier israeliano ha puntato tutta la sua politica estera su una contrapposizione frontale basata sulla forza bruta, dicendo no a qualunque proposta di compromesso; per farlo non ha esitato ad ingaggiare una battaglia personale con Obama, giungendo fino a parlare al Congresso per ridicolizzare la linea del Presidente Usa. In realtà, la sua è stata una scelta precisa, la stessa che gli ha permesso di vincere sorprendentemente le elezioni malgrado la collezione di fallimenti. “Bibi” non ha una strategia per il futuro; tutto quello che ha fatto e fa è solo attizzare al parossismo l’arroganza e il fanatismo di Israele da un canto, e fare leva su una popolazione abituata a “sentirsi” diversa, a fare liberamente ciò che le pare con l’universale beneplacito della comunità internazionale, che ora vede le cose cambiare inesorabilmente e prova disorientamento e timore.

La cancelleria del Cremlino ha ricordato la sua dottrina militare che permette l'utilizzo di armi nucleari per difendere il territorio russo, se minacciato, ed i propri alleati. "Questo può avvenire come risposta all'utilizzo di armi nucleari o altro tipo di armi di distruzione di massa contro la Russia o i suoi alleati". Il primo dei due casi in cui la dottrina strategica russa riserva al Cremlino il diritto di utilizzare il suo arsenale nucleare, lo ha dichiarato il direttore del Dipartimento di non Proliferazione e Controllo degli armamenti della Cancelleria russa, Mijail Ulianov. Il secondo caso può essere quello di una aggressione con armi convenzionali ,se dovesse essere minacciata l'esistenza della nazione russa.

di Eugenio Orso Arginare l’avanzata del nemico sarebbe compito di forze amiche, che perseguendo il loro interesse fanno anche il nostro. Il nostro interesse d’italiani, tanto per fare un banale esempio, sarebbe quello di liberarci definitivamente – e il più in fretta possibile – della morsa in cui siamo prigionieri. La morsa è quella della troika, dell’euro e della Nato. In una parola: quel complesso di forze che si chiama occidente (a guida americana, per volere neocapitalista) e che ci ha messo in un angolo, condannandoci alla crisi perpetua e alla perdita (irrimediabile?) della sovranità. C’è però un piccolo particolare da tenere in considerazione … Oggi le forze amiche si riducono – per noi italiani e per moltissimi altri, europei e non – quasi esclusivamente alla Federazione Russa e questa, sotto attacco, tirata per i capelli dalle forze del male e della devastazione in una nuova “guerra fredda”, deve assumere un atteggiamento prudente, pronta in ogni momento a ripiegare sulla difensiva e a resistere.