di Luciano Lago Del presidente turco, Recepit Erdogan, si può dire tutto ma non che manchi di "grandi visioni" e progetti megalomani. Da tempo Erdogan coltiva il sogno di diventare il "neo sultano" del risuscitato Impero Ottomano approfittando della situazione fluida ed instabile in cui si trovano i paesi dell'area limitrofa alla Turchia: la Siria, l'Iraq ed adesso, sembra certo, che miri anche alla Crimea. Delle sue mire sulla Siria si sapeva fin da quando ebbe ad esclamare nel 2011, in presenza dei suoi alleati occidentali (che sostanzialmente assentirono), che aveva fretta di vedere presto Aleppo (la seconda città della Siria) divenire la 82a provincia della Turchia. Fino ad ora non gli è stato possibile attuarlo: ha trovato un osso duro nella resistenza dell'Esercito siriano e delle formazioni curde.

di Luciano Lago Per molto tempo l'apparato dei media occidentali ha cercato di coprire, di minimizzare e di non far trapelare all'esterno le caratteristiche intolleranti. oscurantiste e fanatiche del regime saudita, nascondendo al grande pubblico le atrocità quotidiane commesse da questo regime ed occultandone i legami con la diffusione del terrorismo jihadista. Per un così importante alleato degli USA e della Gran Bretagna, era meglio non interferire nei suoi "affari interni". Era preferibile dirigere le campagne per il rispetto dei "diritti umani " verso gli stati ostili agli interessi degli USA e dell'Occidente: la Siria, la Libia di Gheddafi, l'Iran degli Ayatollah, la Corea del Nord e la Russia di Putin. Soltanto in quei paesi, secondo l'orchestra dei media occidentali, albergavano i "tiranni", i "cattivi dittatori", i regimi intolleranti e violatori dei diritti umani, dei gay e delle coppie omosessuali, irrispettosi anche della libertà di investimento per il cartello delle grandi multinazionali anglo USA che non potevano liberamente installarsi in quei paesi.

di Enrique Montánchez Pechino si prepara ad entrare nel conflitto Medio Orientale: la Cina approva la sua prima legge Antiterrorismo per combattere lo Stato Islamico La Cina ha approvato in questi giorni la sua prima "Legge Antiterrorista", emanata dall'Assemblea Popolare Nazionale il 28 Dicembre, che prevede di inviare in Siria forze speciali dell'Esercito Popolare per combattere contro lo Stato Islamico e gli altri gruppi terorristi. Il Governo cinese giustifica il suo intervento che conta con l'approvazione del governo di Damasco, con l'obiettivo di salvaguardare la sicurezza mondiale compromessa dai numerosi attentati, secondo quanto riferito dall'agenzia ufficiale Xinhua. La decisione di Pekino- che fino ad ora si manteneva in discreto secondo piano di aiuto militare fornito alla Siria ed alla Russia- conferma che la Cina vuole adesso giocare un suo ruolo nella crisi medioorientale ed essere parte in quella che si definisce la "guerra mondiale contro il terrorismo".

di Finian Cunningham Il 2015 è stato l'anno in cui la Russia ha smascherato la natura barbarica delle potenze occidentali, la loro cospirazione criminale per il cambiamento di regime in Siria, dell'aggressione contro lo Yemen, contro l'Iran, la Russia, la Cina e qualsiasi paese che non voglia sottomettersi all'egemonia dell'impero anglo USA. È un filo che possiamo trovare in molte altre storie, parecchie  delle quali sono state nascoste  dall'apparato dei  media occidentali. La differenza è il supporto informativo che questi ultimi hanno omesso o perso il filo di come le potenze occidentali hanno creato o esacerbato questi conflitti, creando pressanti problemi internazionali.

di G. Cirillo Il 2015 si sta per concludere, tirando le somme possiamo definirlo un anno stagnante con una guerra mondiale strisciante che coinvolge sempre più paesi e sembra senza via d’uscita. Inoltre il riscaldamento globale sembra non essere solo una tesi dei media di regime ma quest’anno sembra essere confermato dato che è l’anno più caldo degli ultimi decenni e mezzo mondo è soffocato dallo smog. Detto questo, proviamo a stilare qualche possibile scenario per il 2016.

di Daniel Bey per Telesur Telesur ha dialogato con Jean Bricmont realtivamente al tema di come l'industria e l'ideologia dei "Diritti Umanitari" si stia utilizzando per giustificare l'imperialismo e soffocare l'efficacia dei movimenti popolari in Europa ed in America del Nord. -Telesur: Il suo libro "L'Imperialismo Umanitario: L'utilizzo dei Diritti Umanitari per vendere la Guerra", fu lanciato in inglese nel 2006, in ragione dell'invasione dell'Iraq da parte degli USA e dei britannici, così che per coloro che non hanno familiarità con il libro, potrebbe descrivere brevemente il contenuto e gli argomenti e se ci racconta esattamente cosa la ha ispirata per scriverlo?

In verità già siamo in guerra. Una guerra innescata dal conflitto tra due civiltà: la terra della civiltà, oggi rappresentata dalla Russia, e il mare della civiltà, ora rappresentato dagli Stati Uniti. E’ un conflitto che si ripete nella storia. Gli antagonisti sono due sistemi: l’uno si basa sul commercio, l’altro sul valore dell’uomo; così fu con Cartagine contro Roma, con Atene contro Sparta. di Aleksandr  Dugin In determinate epoche storiche questo conflitto raggiunge momenti di estrema tensione. Siamo di nuovo in questa fase. Siamo sull’orlo della guerra, di una guerra fatale perché può diventare l’estrema battaglia delle nostre vite. I due grandi avversari – gli Stati Uniti e la Russia – sono potenze nucleari e una guerra tra loro è destinata a coinvolgere tutte le nazioni della Terra. Può determinare la fine dell’umanità. Questo, naturalmente, non è sicuro, ma non può essere affatto escluso.

di Finian Cunningham Il Segretario si Stato degli USA, John Kerry si trovava a Mosca questa settimana per una motivo che soltanto può essere descritto come uno smaccato  tentativo di corrompere la Russia. La tacita questione posta da Washington è la tentata azione di forzare il braccio di Mosca per farsi consegnare su un vassoio la testa del leader della Siria, Bashar Al-Assad , in cambio di questa gli USA richiamerebbero i “cani da guerra” dell'Ucraina. Questo era per Kerry il secondo viaggio di quest'anno in Russia, nel corso del quale ha avuto conversazioni con il suo omologo russo, Serguei Lavrov, ed il Presidente Vladimir Putin. Dalle informazioni ricevute attraverso la "Voice of America", il governo degli USA ha proposto di trattare assieme le due questioni , quella della Siria e quella dell'Ucraina. La stessa fonte ha citato un alto funzionario di Washington del Dipartimento di Stato USA dicendo che, nel corso della sua missione, Kerry ha affermato che “Assad continua a dare quei messaggi negativi per cui "la Russia ha necessità  per trattare con lui”.

Mosca è pronta a far la guerra, ma non la vuole. Gli USA, la NATO e la Turchia, tuttavia, spesso si comportano come se la volessero. di Pepe Escobar Nessuno ha bisogno di leggere il saggio di Zbigniew Brzezinski del 1997, "La Grande Scacchiera", per sapere che la politica estera USA ruota attorno un unico tema dominante: impedire - con tutti i mezzi necessari - l'emergere di una potenza, o più potenze, in grado di ridimensionare la prepotenza unilaterale di Washington, non solo in Eurasia ma in tutto il mondo. Il Pentagono trasmette lo stesso messaggio incorporato nella neolingua: la dottrina della Full Spectrum Dominance ("dominio sull'intero spettro" ndt). La Siria sta portando tutti questi presupposti a crollare come un castello di carte.

di Laura Carlsen Sempre più mercenari latino-americani si dimettono dai ranghi che ricoprivano nei rispettivi eserciti nazionali, per andare a combattere nel deserto dello Yemen, con l’uniforme degli Emirati Arabi Uniti. Sono stati arruolati da compagnie private americane e, in alcuni casi, direttamente dal governo arabo che, grazie alle sue enormi riserve di petrolio, è la seconda maggiore economia della regione. Un articolo del New York Times ha rivelato come siano stati dispiegati nello Yemen 450 soldati latino-americani, fra cui Colombiani, Panamensi, Salvadoregni e Cileni. I mercenari, prima di essere mandati in prima linea, vengono addestrati negli Emirati Arabi Uniti, in parte anche da personale americano.