di Tony Cartalucci Non era mai stata tanto evidente come adesso la volontà degli Stati Uniti in Asia. Il tentativo di definire il ruolo degli USA nella regione come costruttivo e necessario è stato costante dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, di recente, con i grandi paesi dell' Asia che hanno iniziato un proprio percorso per cui essi stessi sono in grado di determinare il proprio destino da soli, il tono di Washington si è modificato trasformandosi in una forma concisa e diretta. Le osservazioni el Segretario alla difesa Ahton Carter durante il dialogo avutosi allo Shangri-la di Singapore, sono state quasi un proclama della egemonia rivendicata dagli Stati Uniti in Asia, una regione del pianeta che si trova letteralmente separata da un oceano lontano da Washington. Secondo la Reuters , nell'articolo, "U.S. flexes muscles as Asia worries about South China Sea row" (gli USA flettono i muscoli come l'Asia si preoccupa per in Mar Cinese Meridionale), il segretario Carter viene citato dicendo:

L'Occidente (e l'Europa in particolare) si trova sul punto di vedersi coinvolto, senza volerlo, in una guerra, lo scrive un articolo pubblicato nel portale britannico "The Conversation", che ricorda la recente trasmissione della BBC in cui si presentava lo scenario di un possibile attacco della Russia alla Lettonia, prima di provocare un interscambio di attacchi nucleari: "Invece di gettare più legna nel fuoco, che minaccia di portare ad una situazione fuori controllo, sarebbe molto più prudente iniziare un processo diplomatico", richiama l'articolo de The Conversation. "In questo momento, quando nel 2013 la crisi dell'Ucraina si è trasformata in un conflitto ed in una guerra civile, ci siamo resi conto che stavamo entrando in tempi difficili. Ogni giorno che trascorre mette in rilievo con maggiore chiarezza che la pace e l'ordine che si è stabilito in Europa , una volta terminata la Guerra Fredda nel 1989, sono del tutto instabili.

di Alfredo Jalife  Rahme Nel corso della sua recente visita strategica in Grecia - tanto per i festeggiamenti millenari della Chiesa Ortodossa su Monte Athos ( montagna che considerano sacra) come per rompere l'isolamento occidentale - , lo zar Vlady Putin ha allarmato con la sua valutazione della delicata situazione globale, per causa della escalation della NATO - che ha installato il suo funesto scudo scudo missilistico nella immediata periferia della Russia -e per la guerra geofinanziaria che stanno sviluppando Wall Street e la City contro Mosca. Il portale europeo DeDefensa espone altre manifestazioni aggressive e di provocazione svolte dalla NATO e dalla UE lungo la frontiera russa: manovre dell'Alleanza Atlantica, circa 10.000 uomini, con per lo meno 4.000 soldati USA, nei paesi baltici, un contingente di soldati della Repubblica ceka schierati sulla frontiera russa; un centinaio di uomini ma una misura simbolica che coinvolge la Repubblica Ceka nella coalizione antirussa nel seno della NATO, con il vassallaggio del ministro ceko deklla Difesa, totalmente acquistato dagli USA.

di Alfredo Jalife Rahme Una delle caratteristiche della molteplice personalità del presidente uscente Obama consiste nella sua condotta contraddittoria in generale e che risalta, in particolare, nel delicato tema del nucleare. Obama era arrivato alla Casa Bianca con le ottime aspettative per risolvere la grave crisi finanziaria del 2008 che aveva ereditato dai suoi predecessori, e che aveva finito per trascinarsi fino alle fauci dei lupi di Wall Street, che lui ha riscattato, in pregiudizio dei risparmi della maggioranza danneggiata dei cittadini, cosa che ha fatto scoppiare in forma fragorosa la rivolta nelle atipiche primarie presidenziali. Di tutti i suoi discorsi, presumibilmente amichevoli verso l'Islam, dalla Turchia fino all'Egitto, rimangono soltanto cenere ed un Medio Oriente polverizzato. Il mondo che lascia Obama è quello di un caos globale, con intense provocazioni di fronte ai suoi "competitors", Russia e Cina, visto che è stato sull'orlo di far scoppiare una terza guerra termonucleare, come ha segnalato l'anno passato a Sarajevo il Papa gesuita argentino Francisco, che opera in senso contrario rispetto al papa polacco russofobo, Juan Pablo II, grande alleato dei falchi di Washington.

di Luciano Lago Mentre Obama si reca in Giappone ad Hiroshima e straparla di pace:  ".......... dobbiamo fare di tutto per distruggere gli armamenti o per bloccare gli acquisti da parte di fanatici di queste armi. Ma questo non è e non sarà mai abbastanza. In tutto il mondo le bombe e i fucili creano morte. Dobbiamo cambiare modo di pensare per bloccare conflitti e usare la diplomazia". Parole al vento che segnano l'ipocrisia di un Presidente "premio Nobel per la Pace" la cui presidenza è stata segnata da un numero spropositato di conflitti e di azioni di sobillazione create per rovesciare governi e provocare tensioni e nuovi conflitti, oltre ad una politica di riarmo nucleare e di disseminazione di basi militari che ha incrementato come mai prima il grande business del gigantesco apparato militare/ industriale USA che si autoalimenta con le guerre continue imposte dalla potentissima lobby degli armamenti. Vedi le 7 guerre del premio Nobel per la Pace.

di Rostislav Ishenko * Il Ministero della Difesa della Russia ha tenuto una conferenza sulla sicurezza internazionale il 27-28 aprile 2016. Ho partecipato a un comitato sulle ‘rivoluzioni colorate’. Qui le mie opinioni. Primo punto è che il problema ha iniziato ad interessare i militari (rappresentanti dei ministeri della Difesa di decine di Stati hanno preso parte alle discussioni) dimostrando come le ‘rivoluzioni colorate’ sono ormai considerate non una minaccia interna che interessa i servizi speciali e la polizia, ma come aggressione militare estera.

di  G. Cirillo l nostro blog si è occupato frequentemente della situazione geopolitica, geoeconomica e geosociale cercando anche di immaginarne il contesto storico. Non sappiamo se in futuro definiremo questo periodo Terza Guerra Mondiale, Transizione Post-Capitalista, Guerra Civile Globale o in un altro modo, essendo il nostro presente è difficile immaginare come sarà visto dal futuro. In questo articolo vorrei fare il quadro della situazione dato l’ampliamento delle situazioni di instabilità che rendono anche difficoltoso seguirle tutte.

di  Caleb Maupin * Il candidato presidenziale Donald Trump è noto per essere molto grossolano e maleducato. Tuttavia, egli ha anche un modo di affermare apertamente ciò che gli altri miliardari stanno pensando, ma che hanno paura di dire ad alta voce. In una delle sue prime interviste, Trump ha dichiarato una preoccupazione che è probabilmente nella mente di molti analisti di politica estera. Trump ha detto: "Non si può avere tutti contro che ti odiano. Il mondo intero ci odia. Una delle cose che ho sentito per anni e anni, non spingere la Russia e la Cina insieme, e Obama lo ha fatto . " Non è solo Trump che pensa questo. Anche il Council on Foreign Relations, un think tank di Wall Street che si potrebbe anche descrivere come il cervello della CIA, si è presentato come ossessionato da tale problema. Negli ultimi numeri della pubblicazione del CFR, affari esteri, si parla diffusamente dell'alleanza tra Cina e Russia . Perché a Wall Street si odia la Russia e Cina?

di  Alfredo Jalife-Rahme All'interno del concetti della guerra multidimensionale che scatenano globalmente gli USA,  le guerre più efficaci rispetto alla loro panoplia bellica stanno risultando quelle geofinanziarie: risultano queste molto più efficienti rispetto ai loro fragorosi fallimenti  delle campagne militari dall'Afghanistan, passando per l'Iraq, la Libia fino alla Siria. Oggi il vero predominio degli USA è costituito dalle loro guerre geofinaziarie che risultano descritte nel libro "Le guerre della Segretaria del Tesoro su scala globale". I BRICS in generale e la Cina in particolare ancora sono molto vulnerabili alle "guerre geofinanziarie" degli USA. Fino ad un certo punto perchè la Cina già ha iniziato a ribellarsi con l'inserimento dello Yuan - che ha iniziato già la sua irresistibile internazionalizzazione ad Hong Kong ed a Schangai - nella canasta una volta quadripartita delle valute dei "diritti speciali" di prelievo: la valuta virtuale del FMI.

"Siamo attualmente  immersi in una guerra per la riconfigurazione della maggior parte del mondo  e la peculiarità di questa guerra sta nel fatto che non c'è necessità di eliminare i nemici fisicamente", afferma un analista russo, Vladímir Lepiojin. Mentre i militari russi respingono i terroristi e li tengono lontani dalle proprie frontiere, in Siria, il principale nemico globale (lo Stato Islamico) sta rinforzando, passo dopo passo, le sue posizioni, vicino e dentro la Russia, ritiene lo stesso analista Lepiojin. "Una nuova guerra mondiale che, secondo alcuni, si trova sul punto già di deflagare e che, secondo altri, non potrà coinvolgere la Russia, si va portando a compimento. La Russia, resta comunque l' obiettivo principale di questa guerra e sta subendo diariamente perdite fisiche, economiche, socioculturali, di reputazione e di altro tipo", scrive il politologo in un articolo per la RIA Novosti.