"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitti per l’egemonia

di  Luciano Lago

Gli orologi della Storia stanno segnando l’ora delle scoppio di un nuovo grande conflitto che coinvolgerà inevitabilmente la Russia e l’Iran da una parte, Gli Stati Uniti con la Nato, Israele l’Arabia Saudita dall’altra parte.

Il conflitto potrebbe scoppiare con molta probabilità in Siria con l’intervento di USA e NATO a favore di Israele che si sente minacciata dall’esito della guerra siriana, ma non è escluso che la scintilla di un nuovo conflitto possa accendersi in Europa, in Ucraina, dove gli USA ed il Canada stanno fornendo armi sofisticate al governo di Kiev che sta cercando lo sbocco di una guerra per la riconquista del Donbass in modo da eludere i gravissimi problemi in cui si trova il paese sull’orlo del collasso economico e sociale.

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di  Finian Cunningham (*)

Come un buon vino, più è vecchio meglio è, così  il famoso discorso del presidente russo Vladimir Putin pronunciato a Monaco di Baviera 10 anni fa, per quanto riguarda la sicurezza globale è stato premiato con il tempo. A distanza di un decennio, le molte sfaccettature contenute in quella direzione sono diventate tanto più rafforzate e tangibili.

Parlando a un pubblico internazionale di alto livello, all’annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il 10 febbraio 2007, il leader russo aveva aperto dicendo che avrebbe parlato apertamente delle relazioni mondiali e non con “vuoti termini diplomatici”. In quello che seguì, Putin non deluse. Con candore e incisività, il premier russo aveva completamente livellato l’arroganza del potere unilaterale americano.

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L’ambasciatore cinese ha ultimamente elogiato la relazione tra Russia-Cina come “la migliore del mondo”, ma gli analisti dicono che non si tratta di una stretta alleanza economica o militare. Questo può cambiare se Washington sceglie di sfidare Pechino.
Nel corso della storia Mosca e Pechino, ex alleati comunisti e in seguito acerrimi rivali, si trovano ora dalla stessa parte nell’opporsi a Washington nella sua insistenza sul dominio globale.

Le posizioni russa e cinese sono spesso allineate su questioni come il conflitto siriano, la crisi della Corea del Nord o l’abitudine dell’America di usare la forza militare per raggiungere i suoi obiettivi geopolitici.

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Una informativa segnala  un nuovo record circa la presenza militare degli USA : Washington dispone di forze militari schierate in 149 paesinel mondo, secondo un report pubblicato questa settimana dal portale statunitense “Tom Dispach”.

“Nel 2007, le forze delle operazioni speciali USA, inclusa la Navy SEAL (una unità d’elite delle US.Special Forces ) e il gruppo dei berretti verdi dell’Esercito, sono stati impiegati in 149 paesi di tutto il mondo “, secondo un report pubblicato questa settimana sul portale USA TomDispatch.

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di Luciano Lago

Le ultime decisioni prese dal presidente Trump, con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele ed il prossimo trasferimento dell’Ambasciata USA, potrebbero essere interpretate da molti come azioni unilaterali prive di una logica apparente, al cospetto delle forti reazioni di opposizione che queste stanno incontrando in tutto il mondo, non soltanto nei paesi arabi e mussulmani ma anche fra gli stessi alleati occidentali degli USA.

Cosa ha determinato quindi queste decisioni apparentemente controproducenti per la stessa Amminstrazione USA? E’ tutto spiegabile con una posizione di intransigenza o c’è dell’altro?
Per rispondere a queste domande bisogna considerare che cosa si sta muovendo in realtà da dietro le quinte nella strategia di lungo periodo che viene attuata da Washington.

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di  Luciano Lago

Contrariamante a quanto possa sembrare, il duro scontro, al momento soltanto verbale, tra Donald Trump e Kim-Jong è una cortina fumogena di propaganda che nasconde i veri obiettivi della strategia degli USA.
Trump, con il suo temperamento imprevedibile ed arrogante, in realtà recita una parte in commedia che non è poi difficile da individuare.

Nel corso del suo tour in Asia, Trump ha messo l’accento sul pericolo rappresentato dalla Corea del Nord per gli Stati della regione, in particolare Corea del Sud e Giappone, e non ha esitato ad affermare che, per fronteggiare il pericolo, la sua ricetta era quella di far comprare a questi paesi i missili dagli USA e procedere ad un generale riarmo (leggi campagna acquisti di armi made in USA) del Giappone e della Corea del Sud in modo da “ristabilire la sicurezza”.

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Negli ultimi tre anni, Mosca è riuscita a bloccare con successo gli attacchi politici ed economici di Washington, espandendo rapidamente le sue relazioni bilaterali con quasi tutti i suoi principali vicini regionali. La sua posizione strategica geografica ne ha notevolmente beneficiato e la Russia, come centro di potere globale, si è spostata sempre di più verso est.

Dmitry Trenin (sì, il direttore del Centro di Mosca di Carnegie-nessuno è perfetto) ha recentemente scritto un pezzo molto perspicace sui “grandi progetti” della Russia per l’Eurasia. Mentre prende un approccio più sobrio alla questione, le sue osservazioni sul perché la Russia è così posizionata nel trarre vantaggio da un’Eurasia integrata, vale la pena di leggerle:

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L’imminente apparizione del “petroyuan” è un passo molto audace da parte della Cina, visto che gli USA non abbandoneranno la base della loro egemonia -il dollaro come moneta di riserva mondiale- senza lottare per contrastare questo passaggio.

Il piano cinese di lanciare i contratti petroliferi denominati  in yuan, prima della fine dell’anno, viene accompagnato da voci relative al fatto che il gigante asiatico sarà un grande acquirente delle azioni della petroliera statale saudita Aramco.
Tutto questo inizia ad avere significato da un punto di vista geopolitico, nel senso che la Cina, la Russia e perfino i sauditi stanno cercando si sottrarsi al vincolo del dollaro statunitense , dalla sua egemonia, ha dichiarato l’analista finanziario Max Keiser nel corso di una intervista concessa alla redazione della RT Inglese.

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Oltre alla possibilità di un conflitto nucleare tra gli USA e la Russia, un altro pericolo sta crescendo per gli USA: una guerra con la Cina, come avverte un ex agente della CIA.
Uno specialista dell’antiterrorismo ed ufficiale dell’intelligence militare della CIA, ha rilasciato una intervista il Venerdì alla Press Tv circa le minacce esistenti che devono affrontare gli Stati Uniti.

Philip Giraldi ha denunciato che gli USA non comprendono i cambiamenti economici e geopolitici che stanno avvenendo nel mondo , in particolare nei paesi in via di sviluppo che sono sul percorso per trasformarsi in paesi industrializzati.
Secondo questo ex agente della CIA, tutti questi cambiamenti sono fondamentali perchè hanno effetti anche sugli Stati Uniti, ma le autorità statunitensi non possono mantenersi al margine di questi cambiamenti.

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di  Paul Craig Roberts

Ho tenuto di recente un discorso ad una conferenza sul partito della guerra in America. Alla fine della discussione un signore anziano è venuto da me e mi ha chiesto: “Perché nessuno ha menzionato l’argomento più scottante? Nessuno ha parlato di Israele durante la conferenza, e sappiamo tutti che gli ebrei americani con i loro soldi e il loro potere stanno supportando tutte le guerre nel Medio Oriente per Netanyahu. Non dovremmo iniziare a nominarli e a chiedere loro conto di questo?”

Era una domanda conbinata con un commento che avevo sentito molte volte, e la risposta era sempre la stessa: qualunque organizzazione che intendesse essere ascoltata sulla politica estera sapeva che toccare Israele garantiva una via sicura per essere messa sotto silenzio. I gruppi sionisti ed i donatori individuali plurimilionari non solo controllano i politici, ma dispongono dei mezzi di informazione e delle industrie dello spettacolo; il che significa che nessuno ne avrebbe sentito parlare. Questi gruppi sono particolarmente sensibili al tema della cosiddetta “doppia lealtà”, anche se questa espressione è piuttosto truffaldina in quanto alcuni di loro hanno lealtà solo per Israele.

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