"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitti per l’egemonia

di  Joaquin Flores

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scioccato i leader del G7 con la sua spiegazione che la Crimea appartiene alla Russia perché tutti i residenti della penisola parlano russo. Ma cosa c’era dietro questo pensiero? In breve, l’amministrazione Trump è un riflesso della contrazione del potere degli Stati Uniti in relazione all’aumento delle egemonie regionali in tutto il mondo.

Durante una cena del G7 l’8 giugno, Trump ha anche definito l’Ucraina uno dei paesi più corrotti al mondo e ha messo in discussione il motivo per cui i leader del Gruppo dei Sette sostengono il paese , secondo numerose fonti diplomatiche, e segnalato da numerose agenzie di stampa in tutto il mondo .

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Gli ambienti collegati ai neocons negli USA sembrano presi da una “frenesia bellicista” e incitano il presidente Trump a procedere senza indugio alla guerra, attaccando su vasta scala l’Esercito siriano.
Dopo l’ultima montatura dell’attacco con i gas effettuato a Douma, nel Goutha orientale, con tutta evidenza prefabbricato dai ribelli jihadisti con l’assistenza della CIA e del Mossad, i circoli politici dominati dalla corrente ultra conservatrice dei neocons statunitensi non perdono tempo nel raccomandare al Trump di agire decisamente, attaccando la Siria e l’Iran.

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Trump sta allineando il governo di guerra’? La nomina di Bolton a consulente NSC  alimenta l’allarme.
I rimpasti di gabinetto di Donald Trump hanno alimentato le preoccupazioni, non da ultimo dopo l’ultima nomina del falco John Bolton come consigliere per la sicurezza nazionale, pochi giorni dopo la definizione di un ex capo della CIA come nuovo segretario di stato.

Giovedì pomeriggio Donald Trump ha deciso di licenziare il generale HR McMaster dal suo incarico di consigliere per la sicurezza nazionale, sostituendolo con John Bolton. L’ex inviato degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite assumerà la carica il 9 aprile – pochi giorni dopo che Mike Pompeo sostituirà Rex Tillerson come nuovo segretario di stato.

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di  Luciano Lago

Per quanto sia lungi da noi lanciare allarmi ingiustificati e tanto meno volerci ergere a “Cassandre” in grado di prevedere il futuro, sembra ormai piuttosto evidente che, a livello internazionale, ci troviamo in una situazione molto simile a quella in cui si trovarono i nostri progenitori nel 1914, alla vigilia della Grande Guerra.
I segnali ci sono tutti e non è un caso che nelle ultime settimane si sia intensificata la campagna di russofobia sui media del sistema atlantista con una intensificazione della propaganda atlantista che spara le maggiori assurdità sulla Russia senza tema di sfiorare il ridicolo.

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di Bruno Guigue

“Torna lo scontro tra democrazie e regimi autoritari alla vecchia maniera. Tre giorni di dibattito alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza hanno prodotto questa diagnosi: l’Occidente si sente assediato, sfidato, destabilizzato. E si sono fatti i nomi dei colpevoli: la Russia e la Cina, queste due potenze « revisioniste » che sfidano l’ordine mondiale liberale e seminano dissenso negli Stati Uniti e in Europa”.

Un pezzo di bravura questa invettiva! Pubblicata in La Croix del 18 febbraio 2018 per la penna di François d’Alençon, ha la pretesa di riassumere la conferenza annuale sulla sicurezza che si è tenuta a Monaco dal 16 al 18 febbraio. Siccome condensa perfettamente la pappa per gatti che è oggi il discorso ufficiale nei paesi occidentali, merita che se ne parli.

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di  Luciano Lago

Gli orologi della Storia stanno segnando l’ora delle scoppio di un nuovo grande conflitto che coinvolgerà inevitabilmente la Russia e l’Iran da una parte, Gli Stati Uniti con la Nato, Israele l’Arabia Saudita dall’altra parte.

Il conflitto potrebbe scoppiare con molta probabilità in Siria con l’intervento di USA e NATO a favore di Israele che si sente minacciata dall’esito della guerra siriana, ma non è escluso che la scintilla di un nuovo conflitto possa accendersi in Europa, in Ucraina, dove gli USA ed il Canada stanno fornendo armi sofisticate al governo di Kiev che sta cercando lo sbocco di una guerra per la riconquista del Donbass in modo da eludere i gravissimi problemi in cui si trova il paese sull’orlo del collasso economico e sociale.

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di  Finian Cunningham (*)

Come un buon vino, più è vecchio meglio è, così  il famoso discorso del presidente russo Vladimir Putin pronunciato a Monaco di Baviera 10 anni fa, per quanto riguarda la sicurezza globale è stato premiato con il tempo. A distanza di un decennio, le molte sfaccettature contenute in quella direzione sono diventate tanto più rafforzate e tangibili.

Parlando a un pubblico internazionale di alto livello, all’annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il 10 febbraio 2007, il leader russo aveva aperto dicendo che avrebbe parlato apertamente delle relazioni mondiali e non con “vuoti termini diplomatici”. In quello che seguì, Putin non deluse. Con candore e incisività, il premier russo aveva completamente livellato l’arroganza del potere unilaterale americano.

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L’ambasciatore cinese ha ultimamente elogiato la relazione tra Russia-Cina come “la migliore del mondo”, ma gli analisti dicono che non si tratta di una stretta alleanza economica o militare. Questo può cambiare se Washington sceglie di sfidare Pechino.
Nel corso della storia Mosca e Pechino, ex alleati comunisti e in seguito acerrimi rivali, si trovano ora dalla stessa parte nell’opporsi a Washington nella sua insistenza sul dominio globale.

Le posizioni russa e cinese sono spesso allineate su questioni come il conflitto siriano, la crisi della Corea del Nord o l’abitudine dell’America di usare la forza militare per raggiungere i suoi obiettivi geopolitici.

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Una informativa segnala  un nuovo record circa la presenza militare degli USA : Washington dispone di forze militari schierate in 149 paesinel mondo, secondo un report pubblicato questa settimana dal portale statunitense “Tom Dispach”.

“Nel 2007, le forze delle operazioni speciali USA, inclusa la Navy SEAL (una unità d’elite delle US.Special Forces ) e il gruppo dei berretti verdi dell’Esercito, sono stati impiegati in 149 paesi di tutto il mondo “, secondo un report pubblicato questa settimana sul portale USA TomDispatch.

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di Luciano Lago

Le ultime decisioni prese dal presidente Trump, con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele ed il prossimo trasferimento dell’Ambasciata USA, potrebbero essere interpretate da molti come azioni unilaterali prive di una logica apparente, al cospetto delle forti reazioni di opposizione che queste stanno incontrando in tutto il mondo, non soltanto nei paesi arabi e mussulmani ma anche fra gli stessi alleati occidentali degli USA.

Cosa ha determinato quindi queste decisioni apparentemente controproducenti per la stessa Amminstrazione USA? E’ tutto spiegabile con una posizione di intransigenza o c’è dell’altro?
Per rispondere a queste domande bisogna considerare che cosa si sta muovendo in realtà da dietro le quinte nella strategia di lungo periodo che viene attuata da Washington.

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