"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitti per l’egemonia

Negli ultimi tre anni, Mosca è riuscita a bloccare con successo gli attacchi politici ed economici di Washington, espandendo rapidamente le sue relazioni bilaterali con quasi tutti i suoi principali vicini regionali. La sua posizione strategica geografica ne ha notevolmente beneficiato e la Russia, come centro di potere globale, si è spostata sempre di più verso est.

Dmitry Trenin (sì, il direttore del Centro di Mosca di Carnegie-nessuno è perfetto) ha recentemente scritto un pezzo molto perspicace sui “grandi progetti” della Russia per l’Eurasia. Mentre prende un approccio più sobrio alla questione, le sue osservazioni sul perché la Russia è così posizionata nel trarre vantaggio da un’Eurasia integrata, vale la pena di leggerle:

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L’imminente apparizione del “petroyuan” è un passo molto audace da parte della Cina, visto che gli USA non abbandoneranno la base della loro egemonia -il dollaro come moneta di riserva mondiale- senza lottare per contrastare questo passaggio.

Il piano cinese di lanciare i contratti petroliferi denominati  in yuan, prima della fine dell’anno, viene accompagnato da voci relative al fatto che il gigante asiatico sarà un grande acquirente delle azioni della petroliera statale saudita Aramco.
Tutto questo inizia ad avere significato da un punto di vista geopolitico, nel senso che la Cina, la Russia e perfino i sauditi stanno cercando si sottrarsi al vincolo del dollaro statunitense , dalla sua egemonia, ha dichiarato l’analista finanziario Max Keiser nel corso di una intervista concessa alla redazione della RT Inglese.

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Oltre alla possibilità di un conflitto nucleare tra gli USA e la Russia, un altro pericolo sta crescendo per gli USA: una guerra con la Cina, come avverte un ex agente della CIA.
Uno specialista dell’antiterrorismo ed ufficiale dell’intelligence militare della CIA, ha rilasciato una intervista il Venerdì alla Press Tv circa le minacce esistenti che devono affrontare gli Stati Uniti.

Philip Giraldi ha denunciato che gli USA non comprendono i cambiamenti economici e geopolitici che stanno avvenendo nel mondo , in particolare nei paesi in via di sviluppo che sono sul percorso per trasformarsi in paesi industrializzati.
Secondo questo ex agente della CIA, tutti questi cambiamenti sono fondamentali perchè hanno effetti anche sugli Stati Uniti, ma le autorità statunitensi non possono mantenersi al margine di questi cambiamenti.

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di  Paul Craig Roberts

Ho tenuto di recente un discorso ad una conferenza sul partito della guerra in America. Alla fine della discussione un signore anziano è venuto da me e mi ha chiesto: “Perché nessuno ha menzionato l’argomento più scottante? Nessuno ha parlato di Israele durante la conferenza, e sappiamo tutti che gli ebrei americani con i loro soldi e il loro potere stanno supportando tutte le guerre nel Medio Oriente per Netanyahu. Non dovremmo iniziare a nominarli e a chiedere loro conto di questo?”

Era una domanda conbinata con un commento che avevo sentito molte volte, e la risposta era sempre la stessa: qualunque organizzazione che intendesse essere ascoltata sulla politica estera sapeva che toccare Israele garantiva una via sicura per essere messa sotto silenzio. I gruppi sionisti ed i donatori individuali plurimilionari non solo controllano i politici, ma dispongono dei mezzi di informazione e delle industrie dello spettacolo; il che significa che nessuno ne avrebbe sentito parlare. Questi gruppi sono particolarmente sensibili al tema della cosiddetta “doppia lealtà”, anche se questa espressione è piuttosto truffaldina in quanto alcuni di loro hanno lealtà solo per Israele.

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Come la Russia e la Cina hanno  affossato il progetto del Nuovo Ordine Mondiale stabilito dagli USA 

Mosca e Pechino hanno ottenuto di mettere fine alla strategia di Washington che voleva  imporre un nuovo ordine mondiale al resto del mondo,  cercando di dirigere l’integrazione globale, così ha rilevato il politologo nordamericano e specialista in Sicurezza Nazionale Hal Brands, nel suo articolo per l’agenzia Bloomberg.

Il punto di inflessione che attualmente sta attraversando la politica estera nordamericana non è dovuto all’elezione di Donald Trump come presidente USA. Si tratta del fatto che sarebbe fallito tutto lo stratagemma  di Washington che ,nel corso degli ultimi 25 anni, cercava di globalizzare l’ordine mondiale in funzione dei propri interessi mascherandoli sotto l’egidia dei valori liberali, sottolinea l’analista.

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di Finian Cunningham

I media occidentali vorrebbero farci credere che la Corea del Nord e il suo arsenale nucleare rappresentino la minaccia numero uno al mondo. La sua continua rappresentazione come stato “canaglia” sui media occidentali, gioca il ruolo di un attacco preventivo alla Corea del Nord nell’agenda statunitense.

Ma andiamo dritti al punto. Secondo l’ultima relazione annuale [in inglese] dell’autorevole Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), la Corea del Nord possiede un numero stimato di circa 10-20 testate nucleari. Ciò rappresenta una frazione minuscola – circa lo 0,1 per cento – dell’arsenale mondiale di armi nucleari.

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Cosa sta succedendo? Il presidente appena eletto che ci diceva che l’Afghanistan era stato uno sbaglio GROSSO e costoso, adesso cambia idea. “Il mio istinto iniziale era di tirarcene fuori” dice, ma ora afferma di essersi piegato ai consigli dei suoi funzionari e che adotterà una linea più dura col Pakistan.

E’ un cambio di paradigma, ma non è isolato dal progetto generale degli Stati Uniti. Fondamentalmente, quello che dice Trump è che il Pakistan è per l’Afghanistan quello che la Cina è per la Corea del Nord, e che entrambi i vicini devono dare assistenza nei rapporti con i loro confinanti. Se ciò accadesse, la sicurezza regionale ne trarrebbe giovamento, visto che un maggior numero di paesi sarebbe direttamente responsabile del suo mantenimento.

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di  MIKE WHITNEY

Trump non farà guerra alla Corea. Non è cosa.

Non solo gli americani non hanno le forze terrestri per un’operazione del genere ma, cosa più importante, non servirebbe alcuno scopo strategico. Gli Stati Uniti hanno già la posizione voluta nella penisola. Il Sud rimane sotto la sua occupazione militare, i sistemi bancari sono stati integrati con successo in quello occidentale ed il nord-est asiatico fornisce una piattaforma essenziale per circondare i veri rivali, Cina e Russia.

Che senso avrebbe dunque fare una guerra?

Nessuno, ma Washington non riesce a stare con le mani in mano.

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DI MIKE WHITNEY

Lunedì scorso, la RPDC ha lanciato un missile balistico Hwasong-12 su Hokkaido. Il missile è atterrato nelle acque oltre l’isola, non provocando danni.

I media hanno immediatamente condannato la prova come un “atto audace e provocatorio”, una prova del disprezzo del Nord contro le risoluzioni ONU e contro “i suoi vicini”. Trump ha duramente criticato i test dicendo:

“Azioni minacciose e destabilizzanti non fanno altro che aumentare l’isolamento del regime nordcoreano, nella regione e nel mondo. A questo punto, tutte le opzioni sono sul tavolo”.

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di  Alfredo Jalife Rahme

Un recente studio de Pentagono è arrivato a concludere che l’ordine mondiale programmato dagli USA e stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale sta franando e si trova al bordo di un collasso, cosa che porterà gli USA a perdere la loro preminenza negli affari globali.
Per mantenere il loro “accesso globale alle materie prime”, il Pentagono esorta a che gli USA procedano ad una espansione massiccia del complesso militare- industriale.

Lo studio si è basato su una ricerca di un anno fatta da consulenti con le principali agenzie del Dipartimento della Difesa e dell’Esercito degli USA: l’Istituto di Studi Strategici della Scuola di Guerra dell’Esercito USA con valutazione della politica di programmazione del Pentagono.

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