"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitti in Nord Africa

BEIRUT, LIBANO (15:45) – Il figlio del defunto Mu’ammar Gheddafi, , ha in programma di candidarsi alla presidenza libica dopo aver trascorso sei anni in prigione, secondo quanto riportato da Egypt Today.

Bassem al-Hashimi al-Soul, portavoce della famiglia Gheddafi, ha confermato il rapporto in un’intervista rilasciata a RIA Novosti:

“Saif al-Islam annuncerà la sua candidatura alla presidenza nel prossimo futuro – questo è un problema già deciso, non è più in discussione. Annuncerà la sua decisione dagli schermi televisivi e dai mass media. Fisserà la data concreta uno di questi giorni “, ha detto al-Soul.

“Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex presidente libico, gode del sostegno delle tribù maggiori in Libia, così da poter correre per le prossime elezioni presidenziali previste per il 2018”, ha osservato Al-Soul.

Le simpatie pro Gheddafi sono aumentate in molta parte della poolazione libica, soprattutto dopo l’insuccesso della manifestazione indetta dall’imprenditore libico-svizzero Igtet.

Le fonti locali dicono che Saif al-Islam si trova attualmente libero ma sotto protezione in quanto è noto che l’intelligence occidentale (CIA ed M16 ) lo ricerca per eliminarlo, essendo questi al corente di molti segreti del precedente regime libico e dei rapporti finanziari di Gheddafi con esponenti politici occidentali.

Fonte: AL Masdar News

di Tatiana santi

La Libia, un Paese nel caos più totale dal futuro tuttora ignoto, si ritrova al centro degli interessi geopolitici delle grandi potenze. L’attuale labirinto libico, dossier strategico per Roma, va letto nella prospettiva della guerra del 2011. L’Italia e il nodo libico.

Per comprendere a fondo il complesso scacchiere libico è fondamentale sapere le ragioni dell’attacco contro la Libia del 2011, accompagnato da un coro mediatico secondo cui Muammar Gheddafi da un giorno all’altro diventò un dittatore pazzo da distruggere. “Libia. Da colonia italiana a colonia globale” è un libro di Paolo Sensini (edito da Jaca Book) che ripercorre la travagliata storia della Libia gettando luce sulle fatidiche “primavere arabe” e sulle vicende che i media mainstream hanno taciuto.

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di  Brian CLOUGHLEY

Di rado viene menzionato il caso Libia nei principali media occidentali, cosa che non è sorprendente perchè il luogo è stato testimonio di una catastrofe e di un caos come risultato dell’operazione effettuata dalla NATO-” UNIFIED Protector “nel 2011, nel corso della quale l’Alleanza Atlantica ha realizzato 9.658 missioni di attacchi aerei e ha lanciato centinaia di missili da crociera contro obiettivi relazionati con il governo libico .

Non c’è stata una sola perdita fra gli aerei della NATO e la Commissione di Vigilanza sui Diritti Umani afferma che “gli attacchi della NATO hanno ucciso almeno 720 civili, un trerzo dei quali sotto i 18 anni.

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di   Alessandro Lattanzio

Mentre questo Sito viene aggredito e insultato da fogne mediatiche come Huffington Post e Vice, che propagandano l’accoglienza a 90 gradi verso i profughi creati dalle guerre celebrate, invocate e salutate dai su medesimi siti di disinformazione imperialista (Left, Vice, Huffington Post e altra spazzatura), in Libia, il 18 maggio, bande armate composte dai miliziani armati dal governo Renzi-Gentiloni e dai terroristi di al-Qaida, che diverse ONG italiane definiscono ‘umanitari numero uno‘, uccidevano, decapitavano e bruciavano vive 150 persone nell’aeroporto libico di Baraq al-Shati.

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di Antonio de Martini

Il titolo di questo post posso riassumerlo così: gli Stati Uniti hanno destabilizzato il Mediterraneo per difendere il loro tenore di vita perseguendo una serie di obiettivi, tutti economici e quasi tutti raggiunti. La Unione Europea ha collaborato perché la sua classe dominante ha gli stessi, anche se minori, interessi. Questi interessi non coincidono con quelli italiani e dei paesi mediterranei che hanno economie differenti.

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Un articolo rilanciato da Zero Hedge ci apre una finestra sull’orrore in cui la Libia è stata gettata dal cosiddetto intervento “umanitario” dei paesi NATO e dalla primavera araba. Nel paese nordafricano, privo di un controllo politico, si fa apertamente compravendita di esseri umani come schiavi, li si detiene per ottenere il riscatto e se non sono utili alla fine li si uccide. Il disordine e le atrocità che seguono la cacciata del dittatore – per quanto odioso possa essere – dovrebbero essere tenuti ben presenti oggi che il cerchio si sta stringendo intorno alla Siria.

di Carey Wedler,

È ben noto che l’intervento NATO a guida USA del 2011 in Libia, con lo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi, ha portato ad un vuoto di potere che ha permesso a gruppi terroristici come l’ISIS di prendere piede nel paese.

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Il Governo libico sostenuto dall’ONU collabora con Al-Qaeda

Stiamo assistendo ad un “modello standard” nel Medio Oriente e nel Nord Africa.
Per l’Occidente, la presenza di Al Qaeda (reale o immaginaria) è sempre una buona scusa per iniziare una campagna di bombardamenti ed imporre un cambio di regime.
Tuttavia a volte avviene che A-Qaeda ed il suo terrorismo risulta molto utile; a volte si considera persino “moderato”.

Lo abbiamo visto (e si continua a vedere) in Siria. Una impostazione apparentemente simile si sta facendo in Libia ed il generale Khalifa Haftar ( il filo russo ), non piace molto all’Occidente.

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Avvistati un aereo da trasporto e un grande drone. In corso una offensiva delle  forze del Gen. Haftar su terminal petrolifero.
Aerei da ricognizione americani hanno individuato un aereo da trasporto russo e un grande drone russo in una base aerea nell’Egitto occidentale, vicino al confine con la Libia: lo rivela la Cnn citando dirigenti Usa.

Non e’ chiaro se le dotazioni e il personale appartengano all’esercito russo o siano legati a contractor ma secondo le fonti della tv statunitense si tratterebbe di una ulteriore conferma che Mosca sta interferendo con le proprie forze  in Libia.

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Dopo il fallimento del Governo di Accordo Nazionale della Libia, la NATO ha un’altro problema in questo paese arabo: la figlia di Moahmed Gheddafi, Aisha.
Dopo quatro anni di silenzio, nel 2016, Aisha, attraverso una lettere inviata dall’Eritrea, dove risiedeva in quel momento, ha esortato i libici ad opporre resistenza all’Occidente ed alla NATO e si è proclamata come l’erede di Muhammad Gheddafi e la “madre della Libia”.

Dopo questo appello, il canale della BBC ha divulgato nuove immagini del linciaggio di Gheddafi, mentre la NATO, dopo aver essere venuta a conoscenza della lettera, ha convocato una riunione straordinaria nei Paesi Bassi per discutere della situazione in Libia, come ha scrittto il giornale “Mirror Specrum”.

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Sei anni dopo il suo rovesciamento, l’ex presidente tunisino Ben Alì, ha lanciato un messaggio al suo popolo in cui accusa la CIA di aver scatenato la “Primavera Araba” in coordinamento con gli jihadisti. Il messaggio lo ha pubblicato l’agenzia di stampa Jamahiriya News popchi giorni fa, ignorato dai media occidentali.

Presentato dalla stampa occidentale come “un dittatore”, Ben Alì ha governato la Tunisia dal 1987 fino al Gennaio del 2011, quando, con il pretesto di un piccolo commerciante che si era suicidato in pubblico, i servizi di intelligence di USA e Francia e Regno Unito, approfittarono dell’episodio per innescare una rivolta di piazza che aveva il fine di destabilizzare la Tunisia ed il mondo arabo. Così iniziò la Primavera Araba.

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