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Conflitti in Nord Africa

Spari ed esplosioni segnalati mentre miliziani armati assaltano il quartier generale della compagnia petrolifera statale della Libia a Tripoli.
Miliziani armati hanno attaccato il quartier generale della National Oil Corporation (NOC) nella capitale libica Tripoli, lunedì, riferisce AFP. Dipendenti della compagnia hanno detto a Reuters che ci sono state diverse vittime.
Secondo le fonti, il fumo si vede in aumento da vicino agli uffici NOC. Funzionari della sicurezza hanno detto che stavano tentando di trattare con i miliziani che si ritiene abbiano attaccato l’edificio.

Un dipendente del NOC ha riferito alla televisione libica che un commando formato da tre persone mascherate aveva attaccato l’edificio.

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di Gian Micalessin

L’ex ministro Minniti puntò solo sul governo Serraj. Ora la Francia ha un canale privilegiato con Haftar.
La via italiana alla Libia è già stretta, ma la Francia di Emmanuel Macron potrebbe sfruttare gli scontri di Tripoli per trasformarla in un vicolo cieco.
Di certo il «nemico» francese è stato fin qui più abile spiazzando l’Italia e presentandosi come l’ago della bilancia capace di mettere d’accordo il governo di Tripoli del premier Fayez Al Serraj e quello di Tobruk «manovrato» dal generale Khalifa Haftar.

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di  Luciano Lago

Di fronte al disastro della Libia amplificato , in questi giorni , dalla nuova offensiva delle formazioni libiche del generale Haftar su Tripoli, viene messa in evidenza l’inconsistenza della della UE come organismo di politica estera, la nullità dell’Italia come soggetto di politica internazionale, la vacuità delle “promesse” fatte dagli USA (Amministrazione Trump) all’Italia, nonchè il palese contrasto della azione della NATO con gli interessi nazionali dell’Italia.

Vale la pena ricordare innanzi tutto chi ha causato questo disastro: l’aggressione della NATO contro la Libia nel 2011 che ha avuto come mandanti Washington (Amministrazione Obama), la Francia di Sarkozy e il governo della Gran Bretagna, uniti nel richiedere di rovesciare il governo di Gheddafi che rischiava di pregiudicare gli interessi economici di queste potenze.
Le conseguenze della criminale aggressione sono sotto gli occhi di tutti in termini di vittime (almeno 16.000 econdo i calcoli più realistici), con la la distruzione di un paese che vantava il più alto standard di vita per la sua popolazione, il conseguente caos e l’emergere della guerra per bande fra tribù antagoniste che ha visto anche l’insorgere del terrorismo islamico.

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di Alberto Negri – 30/08/2018

L’Italia rischia di perdere anche Tripoli? Il governo di Fayez Sarraj, appoggiato dalla brigate islamiste ma sotto attacco costante delle altre milizie _ nonostante l’ennesima e fragile tregua _ appare sempre più debole, il generale Khalifa Haftar in Cirenaica è sempre più minaccioso nei confronti dell’Italia, la Francia di Macron sempre più determinata a perseguire la sua agenda per convocare elezioni entro la fine dell’anno.

Ma qual è la politica italiana in Libia? Nessuno è in grado davvero di rispondere nonostante le visite di Salvini e Moavero a Tripoli. Anzi l’Italia sembra quasi isolata, nonostante il governo di Tripoli sia quello riconosciuto dalla comunità internazionale in contrapposizione al potere di Haftar, spalleggiato da Francia, Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti.

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BEIRUT, LIBANO (15:45) – Il figlio del defunto Mu’ammar Gheddafi, , ha in programma di candidarsi alla presidenza libica dopo aver trascorso sei anni in prigione, secondo quanto riportato da Egypt Today.

Bassem al-Hashimi al-Soul, portavoce della famiglia Gheddafi, ha confermato il rapporto in un’intervista rilasciata a RIA Novosti:

“Saif al-Islam annuncerà la sua candidatura alla presidenza nel prossimo futuro – questo è un problema già deciso, non è più in discussione. Annuncerà la sua decisione dagli schermi televisivi e dai mass media. Fisserà la data concreta uno di questi giorni “, ha detto al-Soul.

“Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex presidente libico, gode del sostegno delle tribù maggiori in Libia, così da poter correre per le prossime elezioni presidenziali previste per il 2018”, ha osservato Al-Soul.

Le simpatie pro Gheddafi sono aumentate in molta parte della poolazione libica, soprattutto dopo l’insuccesso della manifestazione indetta dall’imprenditore libico-svizzero Igtet.

Le fonti locali dicono che Saif al-Islam si trova attualmente libero ma sotto protezione in quanto è noto che l’intelligence occidentale (CIA ed M16 ) lo ricerca per eliminarlo, essendo questi al corente di molti segreti del precedente regime libico e dei rapporti finanziari di Gheddafi con esponenti politici occidentali.

Fonte: AL Masdar News

di Tatiana santi

La Libia, un Paese nel caos più totale dal futuro tuttora ignoto, si ritrova al centro degli interessi geopolitici delle grandi potenze. L’attuale labirinto libico, dossier strategico per Roma, va letto nella prospettiva della guerra del 2011. L’Italia e il nodo libico.

Per comprendere a fondo il complesso scacchiere libico è fondamentale sapere le ragioni dell’attacco contro la Libia del 2011, accompagnato da un coro mediatico secondo cui Muammar Gheddafi da un giorno all’altro diventò un dittatore pazzo da distruggere. “Libia. Da colonia italiana a colonia globale” è un libro di Paolo Sensini (edito da Jaca Book) che ripercorre la travagliata storia della Libia gettando luce sulle fatidiche “primavere arabe” e sulle vicende che i media mainstream hanno taciuto.

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di  Brian CLOUGHLEY

Di rado viene menzionato il caso Libia nei principali media occidentali, cosa che non è sorprendente perchè il luogo è stato testimonio di una catastrofe e di un caos come risultato dell’operazione effettuata dalla NATO-” UNIFIED Protector “nel 2011, nel corso della quale l’Alleanza Atlantica ha realizzato 9.658 missioni di attacchi aerei e ha lanciato centinaia di missili da crociera contro obiettivi relazionati con il governo libico .

Non c’è stata una sola perdita fra gli aerei della NATO e la Commissione di Vigilanza sui Diritti Umani afferma che “gli attacchi della NATO hanno ucciso almeno 720 civili, un trerzo dei quali sotto i 18 anni.

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di   Alessandro Lattanzio

Mentre questo Sito viene aggredito e insultato da fogne mediatiche come Huffington Post e Vice, che propagandano l’accoglienza a 90 gradi verso i profughi creati dalle guerre celebrate, invocate e salutate dai su medesimi siti di disinformazione imperialista (Left, Vice, Huffington Post e altra spazzatura), in Libia, il 18 maggio, bande armate composte dai miliziani armati dal governo Renzi-Gentiloni e dai terroristi di al-Qaida, che diverse ONG italiane definiscono ‘umanitari numero uno‘, uccidevano, decapitavano e bruciavano vive 150 persone nell’aeroporto libico di Baraq al-Shati.

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di Antonio de Martini

Il titolo di questo post posso riassumerlo così: gli Stati Uniti hanno destabilizzato il Mediterraneo per difendere il loro tenore di vita perseguendo una serie di obiettivi, tutti economici e quasi tutti raggiunti. La Unione Europea ha collaborato perché la sua classe dominante ha gli stessi, anche se minori, interessi. Questi interessi non coincidono con quelli italiani e dei paesi mediterranei che hanno economie differenti.

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Un articolo rilanciato da Zero Hedge ci apre una finestra sull’orrore in cui la Libia è stata gettata dal cosiddetto intervento “umanitario” dei paesi NATO e dalla primavera araba. Nel paese nordafricano, privo di un controllo politico, si fa apertamente compravendita di esseri umani come schiavi, li si detiene per ottenere il riscatto e se non sono utili alla fine li si uccide. Il disordine e le atrocità che seguono la cacciata del dittatore – per quanto odioso possa essere – dovrebbero essere tenuti ben presenti oggi che il cerchio si sta stringendo intorno alla Siria.

di Carey Wedler,

È ben noto che l’intervento NATO a guida USA del 2011 in Libia, con lo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi, ha portato ad un vuoto di potere che ha permesso a gruppi terroristici come l’ISIS di prendere piede nel paese.

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