di Eugenio Orso Se il Remain nella Ue avesse vinto in Gran Bretagna, nonostante Farage, Johnson e l’Inghilterra “profonda”, e Donald Trump non gliel’avesse fatta negli Usa, nonostante il consenso del ceto medio e dei lavoratori, il referendum costituzionale italiano del 4 di dicembre avrebbe avuto minore rilevanza, poiché l’Italia è ormai un paese di serie B nel Risiko mondiale, giocato sulla nostra pelle dagli elitisti finanziari che dominano l’occidente. Sappiamo che Renzi probabilmente non si dimetterà come inizialmente promesso, se prevarrà il No alla riforma costituzionale voluta dalle élite e da lui sottoposta, con un azzardo, al “giudizio popolare”. Sappiamo, altresì, che se i dominanti sopranazionali e i loro collaborazionisti nella penisola perderanno, il piddì resterà comunque al governo – come vogliono Soros & C.! – e ci potrà essere, grazie all’ambiguo e ricattato Berlusconi, sabotatore dell’opposizione, un inciucio con forza Italia per il “bene” del paese …

Il prossimo referendum costituzionale. Un Manifesto contro È stato fortunato Ireneo Corbacci ad entrare in possesso di una copia dell’effettiva Costituzione italiana rinvenuta a Milano tra le rovine fumanti (vi ricordano qualcosa?) di Expo 2015 da Alfredo, il precario “disinstallatore a chiamata” del suo pamphlet La Costituzione del 2016 che abbiamo segnalato in anteprima. E noi siamo stati fortunati con lui a poterla leggere nella sua originaria versione più autentica. Se la verità in generale rende liberi, come potrà non farlo un documento che per la prima volta fa conoscere alle moltitudini la voce del loro padrone?

Di Marco Della Luna ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO La Riforma costituzionale viola l’art. 11 della Costituzione perché subordina l’Italia a Francia e Germania. Le recenti vicende legate ai terremoti e alla ricostruzione, in cui l’UE vieta all’Italia di aumentare la propria spesa a deficit di pochi decimi di punto per ricostruire in sicurezza, così come la linea generale dell’UE di non consentire di escludere dal conto del deficit le spese per investimenti produttivi, nonostante la recessione e la tragica disoccupazione, dimostrano che l’UE porta avanti una linea in conflitto di interessi con l’Italia. L’Italia deve quindi dotarsi di filtri che consentano di tutelare i propri superiori interessi nazionali, così come li hanno Francia e Germania, le quali, grazie a tali filtri, non subiscono direttamente e passivamente le imposizioni della UE e difendono i propri interessi

Ve lo vedete il nostro ambasciatore a Washington che si intromette nelle campagna elettorale di Trump? Ne verrebbe fuori un putiferio. Invece, rileva Aldo Giannuli, in Italia nessuno apre bocca se mezzo mondo interviene in soccorso di Renzi, in vista del temutissimo referendum d’autunno – temutissimo perché, dopo il Brexit, sarebbe una breccia per altri “pericolosi” referendum, non solo in Italia, sull’euro e la Ue. «La Cei, l’ambasciatore americano, la Merkel, Wall Street, le agenzie di rating come “Fitch”, la Goldman Sachs e la Jp Morgan, la Ue e chissà chi altro nelle prossime ore, stanno accorrendo tutti al capezzale del governo italiano in vista del pericoloso appuntamento referendario che rischia di diventarne l’infarto finale».

Dal mese di marzo la Francia è scossa da scioperi, picchetti e occupazioni di aziende, scuole e università. Gli studenti e i lavoratori francesi chiedono il ritiro della Legge “El Khomri”, omologa del nostro “Jobs Act”, che vuole estendere la precarietà, rendendo i lavoratori più facilmente licenziabili e aumentando i livelli di flessibilità a cui possono fare ricorso le aziende. Questa è un’altra di quelle “controriforme” imposte dalla Troika e dalle grandi imprese, già varate in vari paesi come Italia e Spagna, e ora in fase di approvazione in Francia ma anche in Belgio. Con esse il padronato  ed i rappresentanti del grande capitale (Renzi, Padoan e soci) stanno cercando di ridurre gli spazi di democrazia nei luoghi di lavoro e nella società tutta, di reprimere il conflitto e le organizzazioni sindacali che lo praticano e di riappropriarsi di tutte le concessioni che ha dovuto cedere negli anni ’70 a seguito delle lotte operaie e studentesche.

di Alceste Non so quanti ricorderanno la storica frasetta di Pietro Nenni negli anni Sessanta: “S’ode un tintinnar di sciabole …“. Egli paventava, allusivamente, un colpo di stato militare a spezzare la continuità democratica dell’Italia. Allora il potere natoamericano (definizione limitativa, ma efficace) si serviva ancora di generali, spie, traditori e consimili sgherri per intorbidare le acque del consenso (o del dissenso) e perseguire, quindi, i propri scopi. Con la finanziarizzazione dell’economia e la creazione della società dello spettacolo, i generali e i golpisti sono stati sostituiti da una più suadente propaganda a reti, giornali e social unificati. Lo svolgersi della tattica propagandistica (in tempi di crisi) è molto semplice. Espirazione, inspirazione, espirazione, inspirazione.

di Marco Della Luna Dopo gli ultimi crolli in borsa, sulle rovine fumanti del Sistema bancario italiano, riempito di sofferenze, decotto, e grazie a ciò oramai interamente svenduto alla grande finanza imperialista, che ormai possiede al 95% anche la Banca d’Italia, ora Renzi può raccogliere il frutto dell’azione dei suoi predecessori filobancari da Veltroni in poi, e annunciare al suo patron americano il fatidico “Mission accomplished!” Con un grazie sonoro a tutto l’ampio mercenariato pseudo-intellettuale della sinistra (oggi liberal e filoamericano), nei media, nelle scuole, nella “giustizia”, nonché ai babbei della sua base elettorale, senza la cui fede non sarebbe stato possibile consegnare il Paese interamente e dal suo interno agli interessi privati stranieri, né omogeneizzarlo alla loro cultura e ai loro valori, strumentalmente congegnati, dissolvendone l’identità storica.

di Raúl Zibechi * Lassù in alto è tutto marcio. La politica è ridotta a una competizione elettorale che simula valori democratici e copre un potere malato e asservito ai privilegi e al denaro. Lo dicono autorevoli esponenti di un mondo dominato da un sistema che non sembra più in grado di correggersi. La metà dei finanziamenti alla campagna presidenziale degli Stati Uniti arriva per ora da meno di 200 famiglie molto ricche. Come straricco è Donald Trump, ad oggi massimo e discusso pretendente alla candidatura per i Repubblicani. Negli Stati Uniti il potere politico sembra finito nelle mani di un’oligarchia miliardaria. Tra le conseguenze di scelte patologiche (la definizione è del Nobel per l’economia, Paul Krugman), che privilegiano l’accumulazione di denaro alla tutela della vita, ci sono una politica interna dominata dalla deregulation e il ritorno di prospettive belliche nucleari.

di Marco Della Luna Il problema dei banchieri che mangiano i depositi e gli investimenti dei clienti viene presentato dai mass-media in modo deliberatamente fuorviante, cioè come circoscritto a casi anomali e isolati di cattivo esercizio dell’attività bancaria e di insufficiente sorveglianza da parte degli organi di controllo, mentre al contrario da sempre la frode e l’usura e le falsità in bilancio (come pure i c.d. prestiti predatori e quelli fatti a società di amici, che non li rimborseranno), sono tra le più costanti ed efficienti fonti di reddito dei banchieri; e il sistema bancario italiano, nonostante i suoi circa 300 miliardi di crediti deteriorati e non dichiarati in bilancio, galleggia ancora solo perché le pratica usualmente nella complessiva tolleranza delle autorità di controllo, compresa quella giudiziaria (e che altro potrebbero fare, le autorità di controllo?).

Non c’è due senza tre… di Marco Mori E speriamo che davvero non sia finita qui. Mario Monti è stato ancora bocciato con durezza dalla Corte Costituzionale, che con sentenza n. 216/2015 ha sancito l’illegittimità costituzionale dell’art. 26 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214.