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Classe politica al servizio della grande finanza

di  Francesco Lamendola

Di Genova e del Ponte Morandi, crollato la vigilia di ferragosto 2018 mentre vi transitava l’abituale, intenso traffico automobilistico, portando con sé nell’abisso una cinquantina di sventurati esseri umani, si è parlato moltissimo fin dalle prime ore, dai primi minuti in cui la notizia è rimbalzata nel resto d’Italia, è entrata in tutte le case, ha suscitato sorpresa, incredulità, cordoglio, amarezza, rabbia.

Forse se ne sta parlando anche troppo, si rischia di farne un tormentone estivo, con la prospettiva che in autunno si comincerà già a dimenticarlo, o quanto meno ad archiviarlo, come sempre finora è avvenuto per tutte le tragedie pubbliche italiane. Ognuno vuol dire la sua, e ognuno vuole evidenziare il particolare decisivo che agli altri è sfuggito: ma la realtà è che non sappiamo praticamente nulla e che forse non sapremo mai nulla di sicuro, come per ciò che accadde alla stazione di Bologna o per l’abbattimento dell’aereo civile nei cieli di Ustica.

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Chi è che decide il governo, nella democrazia italiana, prossima, come un frutto troppo maturo, quasi allo sfacimento?

di Eugenio Orso

Aristotele, in veste di costituzionalista ateniese nel mondo degli Elleni al crepuscolo, riteneva che solo i governi espressione dei possidenti di medio bordo potessero dare stabilità a uno stato sovrano, sebbene limitato a una illustre città.
Oggi che lo stato unitario, nazionale e sovrano è al crepuscolo, come la Polis ateniese al tempo di Aristotele, il governo democratico lo decidono pochi attori di una nuova classe dominante, al di fuori dello stato e sopra di lui.

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di   Federico Dezzani

Si avvicinano le elezioni del 4 marzo e l’esito è quantomai incerto: la legge elettorale, un misto di maggioritario e proporzionale, garantisce infatti poca governabilità. Tutto spinge per la creazione di una “Grande Coalizione”: già, ma quale?

Contrariamente all’opinione prevalente, l’obiettivo non è un patto “al centro”, un’unione cioè tra forze moderate, bensì la nascita di una coalizione basata sul Movimento 5 Stelle e la sinistra, depurata da Matteo Renzi. Le drammatiche esperienza di Roma e Torino non preoccupano, perché devono essere ripetute a scala nazionale: l’establishment liberal lavora ormai apertamente per il default dell’Italia ed il “sacco di Roma”.

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La sinistra mondialista, a totale servizio del sistema globalista e dei potentati finanziari, negli ultimi giorni in Italia ha dimostrato plasticamente di aver voltato le spalle alle periferie ed alle masse popolari, quelle angustiate dall’aumento della criminalità, degrado ed immigrazione incontrollata, per dedicarsi alla tutela degli immigrati ed alla rinnovata campagna di antifascismo. Un abile espediente per occultare la propria nullità ideologica e culturale.

Questo cambio di politica non è avvenuto per caso e non soltanto in occasione degli ultimi avvenimenti di cronaca ma si tratta piuttosto di un processo attuato nel corso degli ultimi 20/25 anni e più, da quando sono iniziati i fenomeni migratori di massa, fenomeni salutati dalla sinistra come un fenomeno “spontaneo” ed irreversibile che avrebbe migliorato la società ed apportato nuove risorse. Non è stato così ed oggi si inizia a percepire un cambio di passo.

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Nelle democrazie “bancariamente protette”

Si vota solo con le regole della borsa, e gli elettori sono pochi.

di  Ruggiero Capone

Ormai è arcinoto che si voti tutti i santi giorni, e che le elezioni avvengano nelle borse… sede di quella che tanti appellano come “democrazia finanziaria”. Ma pochi risparmiatori si trasformano in investitori, ed ancor meno in gente capace di votare tutti i giorni, ovvero di giocare in borsa. Questi ultimi sono i grandi elettori di oggi, decidono se i governi debbano cadere o se debba bocciarsi la linea politica d’un partito.

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di  Luciano Lago

Si sapeva che il segretario del PD ed ex premier Matteo Renzi risultasse ben ammanigliato con i poteri bancari, quelli che contano, oltre alle banche nostrane quali Banca Etruria, Monte dei Paschi e similari, quello che non si sapeva (ma si sospettava) era che il fioretino passasse notizie riservate sui decreti del Governo in anticipo al suo compare e consigliere Carlo De Benedetti.

Queste notizie riservate hanno consentito all’ing. tessera n. 1 del PD di fare qualche “affaruccio” di speculazione finanziaria. Milioni ion più o milioni in meno, che vuoi che sia per un “povero miliardario” che risultava anche uno dei primi debitori del Monte dei Paschi di Siena, quello mandato in fallimento e risanato con soldi pubblici.

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di Marco Della Luna

I numerosi scandali e, ultimamente, la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, hanno messo a nudo la realtà della politica e della burocrazia, le sistematiche e trasversali ruberie del regime, la sua strutturale illegalità di funzionamento – e niente succede, la società accetta tutto passivamente.

Così come fa la “Giustizia”, il popolo non reagisce, accetta ingiustizia e illegalità. Sempre più subisce e non agisce. L’esperienza gli ha insegnato che votare e manifestare è improduttivo. Una ribellione popolare contro il marcio regime è impossibile: il popolo italiano è vecchio e sfiduciato, anche in se stesso, e senza fiducia in se stesso un popolo non organizza una ribellione. E il voto non consente di cambiare, come si dirà.

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di Ilaria Bifarini

Al via la seconda tranche di privatizzazione di ENAV, entro dicembre servono 3,5 miliardi.
Nel totale silenzio dei media sta per consumarsi l’ennesima privatizzazione del patrimonio pubblico italiano.

È arrivata nei giorni scorsi alla Cassa Depositi e Prestiti una lettera da via XX Settembre affinché valuti l’opportunità di rilevare le partecipazioni di due società: una quota pari al 3,3% di ENI e una, più significativa, del 46,63% di ENAV. Quest’ultima società, per chi non la conoscesse, è l’ente nazionale di assistenza al volo, solo un anno fa passata al libero mercato tramite privatizzazione del 49% e successiva quotazione in borsa. Un vero successo secondo il ministro Padoan, nonostante la Brexit: la società fruttò alle casse dello Stato circa 800 milioni di euro destinati a risanare il debito pubblico, secondo la strada delle privatizzazioni indicata da Bruxelles.

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di  Luciano Lago

Puntuale come un orologio arriva la lettera di richiamo dalla Commissione Europea destinata all’Italia: era stata fra l’altro anticipata dal vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in un’intervista rilasciata all’Ansa alla vigilia della pubblicazione dei giudizi sulle leggi di Bilancio dei Paesi membri. La lettera rispecchia l’opinione dei commissari sulla manovra 2018, ove si sottolinea il rischio per l’Italia di non rispettare le regole del Patto di stabilità, stabilite dalla Commissione di Bruxelles.

A conferma di quanto anticipato è arrivata ieri, nella posta privata del ministro dell’Economia Padoan, la “letterina” di richiamo sul debito pubblico, giudicato troppo alto, come anche sul deficit strutturale.

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S’INTENSIFICANO LE EPURAZIONI DEI MAFIOSI KHAZARI MENTRE TRUMP E’ IN SALVO IN ASIA. (“Purge of Khazarian mobsters intensifies as Trump is kept safe in Asia”..)

Il nuovo scandalo denominato ‘ Paradise papers’ dalla ICIJ ( International Consortium of Investigative Journalists), sta facendo tremare un po’ tutto quel mondo intorno a    al quale girano gli affari, il danaro, la mafia, la politica … insomma tutte le categorie che proprio con la legalità non sanno convivere .

L’inchiesta , si legge sul web, “fa luce su una delle più grandi fughe di notizie degli ultimi anni, i cui sviluppi potrebbero avere conseguenze maggiori di quelle di WikiLeaks e SwissLeaks”. Detto questo, l’articolo del giornalista Benjamin Fulford, sembra voler affrontare lo scandalo partendo dal suo paese , gli Usa e senza alcuna pietà per i finanzieri che chiama mafiosi racconta come politica e moneta si intreccino a livelli mondiali e come lo smascheramento di personaggi di cui vengono svelati nomi e cognomi stiano producendo i primi effetti.

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