di marco Della Luna Nel mio precedente articolo, ho evidenziato come la classe dei banchieri, o meglio dei capitalisti finanziari (improduttivi) è portatrice di un interesse economico confliggente con quello dei lavoratori e dei risparmiatori (cioè dei produttori di ricchezza reale), e come essa storicamente ha sempre lavorato per arricchirsi mediante frodi e usura a loro danno, nonché per ottenere dalla politica la legittimazione di tali attività e lo scarico su contribuenti, risparmiatori e lavoratori dei danni da esse cagionati (ciò non solo in Italia: v. Mario Margiocco, Il disastro americano, in in Nuova Storia Contemporanea, maggio-giugno 2015). Vedi: Frode e Usura: normalità bancaria

Sam Gerrans Quando l’Islanda ha incarcerato i suoi banchieri qualcosa è cambiato. L’impensabile era accaduto: i veri criminali erano stati portati in giudizio. Ora anche la Svizzera minaccia di licenziare la riserva di valuta legale dei bankster. Ma accadrà? Josiah Stamp ha detto una volta: “Se si vuole continuare ad essere schiavi delle banche e pagare il costo della propria schiavitù, allora lasciate che i banchieri continuino a creare denaro e controllare il credito.” Stamp sapeva di cosa parlava. Tra i suoi successi, egli fu nominato direttore della Banca d’Inghilterra nel 1928. Tutti i cosiddetti Paesi moderni, civili sono sotto lo stivale proprio di questo meccanismo descritto da Stamp. Pochissimi Paesi, come la Libia, l’Irak e la Siria, sono riusciti a raggiungere società altamente sviluppate senza di esso. Questi Paesi hanno tutti qualcos’altro in comune. E così sia?

di Luciano Lago In quello che dovrebbe esere un esempio per l'Europa ed anche per tutto il mondo occidentale, quello dominato dal cartello delle grandi banche sovranazionali, iniziando dall'Italia e finendo con gli Stati Uniti d'America, risulta interessante  focalizzare il caso  dall'Islanda,  un piccolo paese dove  però la giustizia ha già condannato 26 grandi banchieri, in un totale combinato di pene per 74 anni di prigione. La maggior parte dei banchieri processati sono stati condannati a pene di prigione tra i due ed i cinque anni. La pena massima in Islanda per i delitti finanziari è di sei anni, nonostante che attualmente ci sia no udienze in corso per ampliare i termini massimi oltre i sei anni di carcere.