di Goran SumkoskiDurante i disordini di questo fine settimana in Francia, i manifestanti hanno fatto qualcosa di profondamente simbolico, incendiando la Banca centrale francese a Parigi. Le molotov mirate all'edificio Marriner Eccles attireranno una certa attenzione mentre colpiscono direttamente il problema centrale dell'attuale battaglia...

di Franck Pengam. Deutsche Bank, il riciclatore riciclatoDeutsche Bank, insieme a molte delle più grandi banche commerciali del mondo, è coinvolta in uno scandalo di riciclaggio di denaro globale che dura da più di due decenni. Documenti rilasciati per rivelare BuzzFeed 2000 miliardi di flussi di...

di Pietro Ratto Non è assolutamente vero che essere famosi significhi contare davvero qualcosa. Nell’era dei social network, in cui ognuno cerca disperatamente di apparire e di collezionare il maggior numero possibile di amici e di condivisioni, chi davvero esercita un’influenza importante non viene mai, o quasi mai, menzionato. Non c’è alcun accenno, per esempio, alla famiglia Rothschild all’interno dei libri di storia sui quali i nostri ragazzi studiano. Questo cognome è quasi sconosciuto. QUESTO LIBRO INTENDE DIMOSTRARE COME I ROTHSCHILD, E LE ALTRE DINASTIE IMPARENTATE, ABBIANO INFLUITO ENORMEMENTE SULLA STORIA DEL NOSTRO PIANETA.  

Il primo ministro ungherese ha denunciato che il miliardario statunitense  George Soros ha inviato una "dichiarazione di guerra" nel sostenere  che, sotto l'attuale governo, l'Ungheria si sarebbe trasformata in uno Stato mafioso. "Non abbiamo dubbi che questa accusa costituisce una dichiarazione di guerrra", ha detto Viktor  Orban in una intervista alla radio pubblica Kossut, in cui ha detto che Soros mantiene una rete di migliaia di impiegati politici che lavorano nelle diverse ONG.  " Il funzionamento di queste associazioni non è trasparente", ha criticato il primo ministro. Per tale motivo ha segnalato Orban, "è Soros colui che si  può indicare come il responsabile di una rete mafiosa".

"Il presidente Trump riafferma il primato della politica sulla finanza". A dirlo in un'intervista con Labitalia Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting, società di consulenza nel settore bancario, che ha lavorato a lungo negli Usa ed esperto dei mercati. "Patrick McHenry, vicepresidente del dipartimento Finanza dell'amministrazione Trump - spiega Primanni - ha scritto alla presidente della Federal Reserve, Janet L. Yellen. McHenry dichiara, parlando in nome di Donald Trump, inaccettabili le iniziative della Fed in alcuni tavoli internazionali e alcune decisioni che vanno a condizionare l'economica Usa sia all'esterno che all'interno. Il messaggio è chiaro: in futuro le prese di posizione e le partecipazioni ai contesti deliberativi nazionali e internazionali devono essere concordate con l'amministrazione".

di Luciano Lago Grande attesa, nervosismo  e suspence per l'esito delle elezioni presidenziali USA  nelle capitali arabe del Golfo: a Rijad a Doha ed a Kuwait City, le grandi capitali di Arabia Saudita, Qatar e Kuwait, ovvero le monarchie petrolifere del Golfo che sono fra i principali ed i più massicci finanziatori della Hillary Clinton e della sua omonima findazione . Come è noto l’Arabia Saudita, in particolare, risulta uno dei primi finanziatori della campagna elettorale della Clinton ed è anche un alleato di ferro degli Stati Uniti nella regione del Medio Oriente. Non a caso gli USA sostengono le avventure militari dell'Arabia Saudita e la utilizzano per il "lavoro sporco", come per il sostegno aperto fornito dai monarchi sauditi ai gruppi terroristi in Siria ed in Iraq (ISIS ed Al Nusra) fino all'aggressione contro lo Yemen a cui gli USA (e la Gran Bretagna) contribuiscono con assistenza logistica e fornitura di armamenti.

In un articolo del Wall Street Journal viene  svelato all'opinione pubblica internazionale a chi il Governo Renzi ha chiesto di risolvere i problemi degli istituti di credito del Belpaese. La scoperta ha dell'incredibile. Incredibile davvero ma dal "fiorentino" tutto appare possibile. Dopo aver coordinato tentativi ripetuti e sinora infruttuosi tesi a soccorrere le banche più in difficoltà del paese, il governo italiano si è gradualmente orientato verso un improbabile salvatore: il presidente e amministratore delegato di J.P. Morgan Chase & Co., James Dimon. Il finanziere, riferisce il "Wall Street Journal", è un "italofilo": la sua banca ha istituito da tempo una presenza consolidata nel paese ed ha stretto solidi legami con le sue istituzioni. Al contrario di molte banche europee, può vantare un bilancio in grado di sostenere importanti operazioni di riordino. Resuscitare le banche italiane più sofferenti "è un compito sconfortante e denso di rischi, una delle sfide fondamentali poste dalla finanza europea": gli istituti di credito del Belpaese, com'è noto, sono gravati da una quantità eccessiva di sofferenze bancarie, e i regolamenti post-crisi impediscono allo Stato di intervenire con decisione per risolvere il problema.