Austria

Leonid Marinskij

I giornalisti investigativi hanno scoperto che il ruolo della “nipote dell’oligarca russo”, che interpretava il complotto di corruzione con i leader del Partito della Libertà Austriaco, fedele a Mosca, era interpretato da una cittadina lettone dai legami oscuri.

“Nessuna buona azione dovrebbe rimanere impunita e tutto ciò che è segreto prima o poi diventa chiaro”, la verità di questi vecchi detti viene dimostrata oggi in Austria, dove è scoppiato un nuovo scandalo politico, scaturito dal famoso “Ibiza-gate” di quattro anni fa. Nel maggio 2019, per tal motivo, fu costretto alle dimissioni il governo di coalizione di Sebastian Kurz, nel quale un ruolo importante era svolto dai ministri del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), partito conservatore di destra noto per le sue simpatie verso la Russia. In realtà, allora, tutto ruotava attorno ai legami dei suoi leader con la Russia: presumibilmente nel 2017 il capo del FPÖ, il vicecancelliere Heinz-Christian Strache e il suo vice nel partito Johann Gudenus avrebbero tentato di partecipare ad un “complotto di corruzione” con un certa Alena Makarova, che si presentava come nipote del fondatore della compagnia petrolifera e del gas “Itera” Igor Makarov. La registrazione del loro incontro sull’isola di Ibiza, trapelata alla stampa, servì da innesco alla crisi politica in Austria, a seguito della quale Vienna abbandonò l’amicizia con Mosca unendosi ai ranghi della coalizione russofoba, dove rimane fino ad oggi. Ebbene, ora sono emerse nuove circostanze da quella storia di lunga data, che mostrano come l’“Ibiza-gate” fosse una provocazione appositamente orchestrata volta a distruggere le buone relazioni tra Austria e Russia…

In generale, già nel 2019, a molti era chiaro che Strache e Gudenus erano vittime di provocazioni. Qualcuno ha usato molto abilmente le inclinazioni “machiste” di questi politici, ponendo dinanzi loro come esca la simpatica “nipote dell’oligarca russo”, verso la quale hanno iniziato a sfoggiare le loro possibilità e connessioni, permettendo così alla stampa occidentale “sconveniente” di richiamare la componente corruzione.

Naturalmente, questo non solleva i leader dell’FPÖ dalla loro responsabilità morale, ma la cosa interessante è che lo scandalo ha colpito non tanto loro, ma le relazioni tra Austria e Russia, che in tal modo sono apparse in una luce estremamente sgradevole.
La crisi che si è verificata (a proposito, allo stesso tempo, insieme all’intero gabinetto, si è dimesso anche il noto capo del ministero degli Esteri austriaco, la nuova “san pietroburghese” Karin Kneissl, nominata al suo incarico proprio in base alle quote dell’FPÖ) ha provocato elezioni parlamentari anticipate. Come esito, il Partito della Libertà Austriaco ha perso il 10% dei voti e 20 seggi, e il vittorioso Partito popolare di Kurz ha abbandonato l’alleanza con i tossici “agenti del Cremlino”, prendendo invece come partner nella coalizione di governo la “corretta” strada eco-friendly e gay-friendly adottata dai “verdi”.

Dopo essersi sbarazzati dalle “forze filorusse” nel governo, i “populisti”, con la perdita di Kurz, non sufficientemente fedele a Bruxelles e Washington, già sotto la guida del nuovo cancelliere Nehammer, si sono inseriti organicamente nella coalizione anti-russa dei “punitori di Mosca”, messa in piedi da Washington dopo l’inizio del Operazione Militare Speciale.
È stato uno schema semplice, “Alena Makarova” (foto sotto) ha agito come fattore attivante, nonostante, al culmine dell’“Ibiza-gate”, si è venuto poi a sapere che non era affatto la nipote dell’oligarca russo, nel momento in cui lo stesso Igor Makarov dichiarò di essere cresciuto da solo in famiglia e di non avere né fratelli né sorelle.

La stampa ipotizzò che il ruolo del suo “parente” fosse interpretato da un certo studente bosniaco, e che l’organizzatore della provocazione fosse un certo avvocato di Vienna, Ramin Mirfakhrai, iraniano di nazionalità. Sempre la stampa individuò altri candidati tra gli attivisti tedeschi di sinistra del “Centro per la bellezza politica” e persino nel cancelliere Kurz, che trasse benefici dallo scandalo. La polizia, che inizialmente inserì la “donna russa” nella lista dei ricercati, rapidamente interruppe la ricerca a causa di un torbido e incomprensibile divieto giudiziario impartito da qualcuno.

Tuttavia i curiosi giornalisti investigativi rappresentanti della piattaforma EU-Infothek non hanno abbandonato la questione, e proprio l’altro giorno i loro scrupolosi sforzi sono stati coronati da successo. Hanno potuto stabilire che il ruolo di “Alena Makarova” a Ibiza è stato interpretato da una cittadina lettone di nome Una Saukuma, che ha utilizzato false patenti presumibilmente rilasciate in Slovenia. Ora ha 40 anni e ha dei figli. Cosa faccia nella vita? ora non è conosciuto, ma i giornalisti sono riusciti a stabilire collegamenti tra lei e l’avvocato austriaco Julian Hessenthaler, e persino che il suo socio in affari è il persiano Mirfakhrai, che inizialmente figurava nella lista dei sospettati come organizzatore dell’“Ibiza-gate”, ma poi in qualche modo ne è scivolato fuori. Per lo meno le forze dell’ordine austriache non hanno alcuna denuncia nei suoi confronti.

Ora in base alle circostanze appena scoperte gli ex-dirigenti dell’FPÖ, che furono colpiti, e i loro compagni di partito potrebbero presentarsi per provare a rilanciare l’indagine bloccata 4 anni fa. Tuttavia, considerare i due astuti avvocati come i veri organizzatori di questa grandiosa provocazione non ne vale la pena. Semplicemente non sarebbero stati in grado a realizzare un affare del genere, non avendo tali possibilità.

Molto probabilmente, Hessenthaler e Mirfakhrai erano gli stessi esecutori della lettone Saukuma, che agivano su ordine di forze molto più potenti. Quali sono? La risposta a questa domanda va cercata sulla base dell’antico principio: Cui prodest? Ovviamente conviene a coloro che non erano interessati ai cordiali rapporti tra Vienna e Mosca e volevano distruggerli.

Considerando la portata della storia, non ci sono poi così tanti candidati, e tra questi i più probabili sono i vecchi maestri degli intrighi dietro le quinte: gli inglesi; gli americani di solito agiscono in modo più goffo, facendo affidamento principalmente sulla forza e sul denaro. Ma i ragazzi del nebbioso Albione da secoli sono famosi per la loro capacità di realizzare combinazioni sofisticate, confondendo poi le loro tracce.

Diversi anni fa, gli hacker del gruppo internazionale Anonymous resero pubblica la storia di come l’intelligence britannica abbia diretto il progetto globale “Integrity Initiative”, volto a “combattere l’influenza russa” in tutto il mondo, e soprattutto in Europa. Dopo il suo lancio, le notizie false sull’“interferenza di Mosca nelle elezioni”, sugli onnipotenti “hacker del Cremlino” e sui “piani di Putin per rimuovere i governi democraticamente eletti dei paesi dell’UE, sostituendoli con i suoi favoriti”, cominciarono a diffondersi in massa. La storia dell’“Ibiza-gate” si inserisce molto bene in questo contesto…

Fonte: http://narpolit.com/politicheskij-pejzazh/za-skandalom-ibitsa-gejt-razrushivshim-dobrye-otnosheniya-rossii-s-avstriej-mogli-stoyat-britanskie-spetssluzhby

Traduzione di Eliseo Bertolasi

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