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Terrorismo e stato islamico

La Russia torna ad avvisare della fornitura di armi  al gruppo terrorista dell’ISIS in Afghanistan per mezzo di elicotteri non identificati.

“Dobbiamo fare un nuovo richiamo all’attenzione internazionale riguardo al fatto che elicotteri non identificati nel nord dell’Afghanistan hanno fornito armi e munizioni ai miliziani dell’ISIS ed ai combattenti talibani che operano con l’ISIS”, lo ha segnalato giovedì la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zajarova.

Nel corso di una conferenza stampa  a Mosca, la portavoce russa ha riferito che detti voli sono stati effettuati  nell provincia settentrionale di Sari Pul, ed ha messo in questione il silenzio della NATO, che ha il controllo dello spazio aereo, su tale episodio.

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di  Tony Cartalucci

Parlare sulla mossa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di nominare John Bolton come il suo nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, sembra che questi si è concentrato sul ruolo di Bolton nel promuovere l’invasione irachena del 2003 guidata dall’Iraq e il profondo contrasto che il suo incarico indica alla luce delle promesse elettorali del presidente Trump di prosciugare la palude.”

Tuttavia, l’incarico di Bolton porta con sé maggiori implicazioni sia per coloro che apparentemente lo criticano sia per coloro che cercano di promuoverlo. Bolton ha – per anni – esercitato pressioni per un’organizzazione terroristica colpevole di rapimento e uccisione sia di membri del servizio degli Stati Uniti che di appaltatori civili statunitensi, insieme a un numero incalcolabile di civili e politici iraniani in una campagna di terrore che si è protratta per diversi decenni e continua oggi.

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di Tony Cartalucci,

I think tank occidentali sono sempre più impegnati a coltivare una narrazione per spiegare la presenza improvvisa e diffusa dei terroristi collegati allo “Stato Islamico” (SIIL) nel Sud-Est Asiatico. Tale narrativa, che questi think tank vorrebbero spacciare al pubblico, implica militanti in fuga da Siria e Iraq che si trinceranno nei presunti conflitti settari nel sud-est asiatico.

I think tank non menzionano convenientemente mai come decine di migliaia di terroristi finanzino l’impresa logistica necessaria a trasferirli nel Sud-Est asiatico o a sostenerne le operazioni nella regione una volta arrivati. Tra questi think tank c’è il cosiddetto International Crisis Group (ICG). Nel suo rapporto “Jihadismo nel sud della Thailandia – un minaccia fantasma“, afferma: “Il declino dello Stato islamico (SIIL) e l’avvento delle violenze legate allo SIIL nel Sud-Est asiatico, mostrano la possibilità di una nuova era di terrorismo jihadista transnazionale nella regione.

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IL CAIRO – Il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi ha promulgato la nuova controversa legge che regola le attività delle organizzazioni non governative (ong).

Approvata lo scorso novembre dal parlamento, la legge è stata promulgata il 24 maggio scorso dal Capo dello Stato e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, ma è stata inviata oggi alla stampa. La nuova norma prevede pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a un milione di sterline egiziane (59.000 euro) per i trasgressori.

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di Enrico Galoppini

Adesso lo so che mi beccherò i latrati di quelli che vorranno leggere in quel che ho scritto ciò che assolutamente non penso, eppure qualche parola va spesa per definire che cosa è “il nostro modo di vita” quando dopo ciascun episodio di “terrorismo islamico” è tutto un susseguirsi di dichiarazioni del seguente tenore: “Continueremo a vivere secondo i nostri valori!”; “non ci faremo impaurire!”, “non ci rinchiuderanno in casa!”.

Secondo me, se non si è messo il cervello in stand by, si possono tranquillamente tenere distinte queste due cose: 1) la condanna e l’orrore senza riserve per una bomba fatta esplodere su un autobus, in un mercatino, in mezzo alla folla di un concerto eccetera; 2) il giudizio su che cosa – secondo i suoi apologeti – sta alle basi della “nostra civiltà” (“occidentale”, “europea”, “moderna”, per taluni “cristiana” eccetera).

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L’attacco terroristico contro la comunità copta ortodossa avvenuto ieri nel governatorato di Minya da parte di un gruppo di uomini armati, costato la vita a 28 persone, ha coinvolto almeno tre veicoli su cui viaggiavano membri della minoranza cristiana. Gli attentatori avrebbero inoltre rubato oggetti di valore e gioielli in possesso delle vittime.

Il vescovo Agathon ha dichiarato che militanti hanno bloccato i tre veicoli a circa quattro chilometri dal monastero di San Samuel.

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La famiglia di Al-Assad al completo, il Presidente con sua moglie ed i suoi figli, aveva celebrato la festa cristiana del Natale nel Monastero di Nostra Signora di Saydnaya, una località (abitata dalla comunità cristiana) molto vicina a Damasco, dove la famiglia si è soffermata per varie ore in compagnia dei monaci. Poi il Presidente ha pronunciato alcune parole che sono  state calorosamente applaudite dai vicini che si affollavano nella cappella del Monastero.
Nell’anno precedente Al-Assad aveva fatto lo stesso presso Maalula, un’altra località cristiana che era stata appena liberata dall’Esercito regolare, una espressione che per i cristiani di Siria era un sinonimo di risurrezione.
In uno Stato laico il Presidente della Repubblica può rimanere al margine di qualsiasi espressione religiosa o deve partecipare a quelle. Lo stesso non si può fare in paesi come la Spagna, una monarchia “delle banane”, partecipare soltanto ad alcune di quelle. Qui non vedreme mai il capo di Stato in una moschea durante il Ramadan, neppure il Presidente del Governo.

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“L’Egitto deve essere punito”…… lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad (Arabia Saudita)….

Il Cairo (AsiaNews) – Una bomba è scoppiata stamane nelle vicinanze della cattedrale copta della capitale egiziana, facendo morire almeno 25 persone e ferendone altre 50.
L’ordigno è esploso nella piccola cappella di san Pietro, adiacente alla cattedrale di san Marco, sede del patriarca copto Tawadros II, che al momento si trova in Grecia per un viaggio pastorale.
Durante la messa i fedeli hanno udito l’esplosione e visto volare brandelli di corpi e sangue provenienti dal lato delle donne, che in genere trovano posto nella zona di destra della chiesa.
Hanna Kamel un testimone, afferma che almeno 10 donne sono morte sul colpo. “Stavamo per pregare quando è avvenuta l’esplosione. Io e i miei amici eravamo fuori perchè la chiesa era piena di fedeli. C’era sangue dappertutto”……..

“L’Egitto deve essere punito”, lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad, irritati con il governo egiziano del presidente  Abd al-Fattah al-Sisi, un governo che aveva messo fuori ed incarcerato i responsabili del movimento dei F.lli Mussulmani, la fazione integralista appoggiata dai sauditi e dagli USA.

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Parigi è stata una prova generale. L’esperto Isis: “4000 combattenti già in Europa”.
“I fatti di Parigi sono stati una prova generale. Quattromila combattenti sono già in Europa, dormienti. Sono arrivati per mezzo di un contrabbandiere turco nel 2014, e sono pronti a colpire. La conferma del Mossad e di Anonymous. Sarà un attacco a sciame, metterà l’Europa in ginocchio”.

di Claudio Messora –

Bruno Ballardini è un saggista, esperto di comunicazione strategica e analista. Pochi mesi fa ha pubblicato ISIS® Il marketing dell’apocalisse, in cui analizza le ragioni storiche e le tecniche di una guerra culturale che è figlia del modello di pensiero unico che abbiamo sviluppato, come la stessa Hillary Clinton ha ammesso: “L’ISIS è roba nostra, ma ci è sfuggita di mano“.
Gli ho dedicato una lunga, scorrevole e illuminante intervista, che vi consiglio di guardare per intero se volete comprendere davvero la natura della minaccia che stiamo subendo, bucando la cortina di disinformazione dei media. In questa intervista c’è un passaggio che fa venire i brividi. Eccolo.

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Patrick Calvar, capo della Direzione Generale di Sicurezza Interna di Francia, ha dichiarato, nel corso di una udienza  ai componenti della Commissione parlamentare francese, che il suo paese “Si trova sull’orlo di una guerra civile”.
Calvar ha riferito che la situazione in Francia “si trava tanto sull’orlo del precipizio che soltanto mancherebbe l’episodio di un nuovo attacco terroristico islamico per provocare una reazione a catena che porterebbe beneficio all’estrema destra”.

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