In risposta alle minacce statunitensi, il presidente iraniano Hasan Rohani ha dichiarato oggi che Teheran non cerca di alimentare tensioni nel Golfo Persico ma che l'Iran non intende rinunciare al suo diritto di esportare il crudo. Il mandatario iraniano è tornato a denunciare il ritiro unilaterale fatto dagli Stati Uniti dal patto sul nucleare ( JCPOA ) sottoscritto nel 2015 fra Teheran e l'allora gruppo dei 5+1 (USA, Regno Unito, Francia, Russia, Cina, più Germania), per poi aggiungere che ormai la palla si trova nel campo dell'Europa per mantenere i vincoli stabiliti con l'Iran.

di  Peter Korzun Secondo l'ABC, gli Stati Uniti starebbero per colpire le strutture nucleari dell'Iran. Un'operazione può iniziare già il prossimo mese. Il Regno Unito e l'Australia parteciperanno a iniziative di intelligence, come l'identificazione di obiettivi. I rapporti USA-Iran sono crollati dopo che l'Iran ha minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz all'inizio di luglio. Il presidente Trump ha detto alla leadership iraniana in un tweet che avrebbe risposto con la forza se la retorica ostile anti-statunitense di Teheran non si fosse fermata. La chiusura dello stretto infliggerebbe un significativo danno economico agli alleati degli Stati Uniti, ma andrà a beneficio dei produttori americani di petrolio e gas di scisto con i prezzi che salgono bruscamente.

di Luciano Lago Mentre l'Italia si trova stretta nella sua crisi politica e di di sistema e l'oligarchia finanziaria cerca di stringere il cappio a colpi di spread e di allarmi sulla tenuta dei risparmi, il mondo va avanti e sulla scena internazionale sono in atto dei processi che vedono dei grandi paesi emergenti che riprendono pieno possesso della propria sovranità, distaccandosi dalle direttive dell'Impero di Washington e di Londra. Questo è il caso dell'India dove le autorità di New Delhi hanno ricvevuto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif per definire e consolidare i rapporti di cooperazione commerciale con la Repubblica Iraniana, nonostante le sanzioni che Washington pretende di imporre contro quel paese.

di  Luciano Lago Come ci si poteva facilmente aspettare, la mossa fatta dal presidente Donald Trump di uscire unilateralmente dal patto nucleare con l'Iran ha aperto il vaso di Pandora del Medio Oriente dando il via a nuovi conflitti e creando le premesse per un mondo sempre più selvaggio e caotico, con un nuovo fronte di guerra che, dal Medio Oriente, si andrà ad estendere all'Asia Occidentale e che include la possibiltà di una terza guerra mondiale. Il patto del nuleare con l'Iran era ed è un patto multilaterale sottoscritto da 6 potenze (5+1) fra cui la Germania la Cina e la Russia, la Francia e il Regno Unito, oltre agli USA. La revoca unilaterale di Washington rappresenta un duro colpo per la stessa credibilità internazionale degli Stati Uniti che dimostrano di non adempiere gli accordi internazionali, sebbene da loro sottoscritti in precedenza (vedi gli accordi di Parigi sul clima, il TTP, ecc..), e spingeranno ad una nuova corsa verso la proliferazione nucleare che diventa una scelta inevitabile per diversi paesi che vedono nel nucleare l'unica polizza di assicurazione per evitare il pericolo di cambio di regime imposto dagli USA sul modello Libia/Iraq.

di  Wayne Madsen Il nuovo 'asse del male' si forma contro l'Iran Un "asse del male", il quadripartito che include Israele, Stati Uniti, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti sta spostando i suoi mezzi militari, conducendo azioni offensive coinvolgenti, invadendo e occupando territori stranieri, oltre a condurre una guerra economica in preparazione di un campagna militare contro l'Iran e i suoi alleati. Settimane prima che Donald Trump rivedesse la partecipazione degli Stati Uniti all'iniziativa nucleare  del piano d'azione congiunta (JCPOA) con l'Iran, la falsa propaganda sull'Iran era stata promulgata dall'intelligence israeliana. Trump ha illegalmente ritirato la firma degli Stati Uniti dall'accordo, assecondando le richieste del Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu, del  neocon per la sicurezza nazionale, John Bolton, e del segretario di Stato Mike Pompeo, oltre a  tre facoltosi sostenitori della campagna elettorale di Trump - Sheldon Adelson, Bernard Marcus e Paul Singer.