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Attacco all’Iran

Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniana (IRCG) conferma di aver sparato sette missili a corto raggio contro un raduno di comandanti terroristi nella regione semi-autonoma del Kurdistan iracheno.

“L’unità missilistica della Forza aerospaziale dell’IRGC in collaborazione con l’unità di droni della [[Grounds] Ground Force [IRGC] ha preso di mira il quartier generale e una riunione dei capi di un gruppo criminale oltre a un centro per addestrare terroristi affiliati, mediante sette missili terra-superficie a corto raggio “, ha dichiarato l’IRGC in una nota.

In seguito alle azioni di sabotaggio intraprese dai gruppi terroristici affiliati ai servizi di intelligence di USA e Arabia Saudita, nella regione del Kurdistan contro le zone di confine dell’Iran avvenuti negli ultimi mesi, l’IRGC ha deciso di contrastare e punire gli aggressori, ha aggiunto la nota.

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La portavoce russa María Zajárova ha criticato oggi le affermazioni fatte dall’ambasciatore degli USA e del Regno Unito ed ha dichiarato che è Washington e non Teheran quella  che sta destabilizzando l’ovest dell’Asia.
“Non è Teheran quella che destabilizza la regione ma piuttosto coloro che tolgono importanza agli accordi internazionali, specialmente nelle aree come la sicurezza nucleare”, ha sottolineato il mercoledì la prortavoce del Ministero russo degli Esteri, in chiara allusione agli Stati Uniti.

Questa dichiarazione è venuta in risposta ad un articolo pubblicato dall’ambasciatore Robert Wood Johnson che aveva accusato l’Iran di “spendere migliaia di milioni di dollari per destabilizzare la regione”.

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Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, in merito ad una recente proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di avviare negoziati con l’Iran sulla questione nucleare del paese, ha dichiarato che questa non è altro che una “trovata pubblicitaria”, dal momento che Trump non può essere affidabile per nuovi colloqui dopo il ritiro unilaterale dall’accordo nucleare iraniano.

Rivolgendosi a una cerimonia in occasione della Giornata dei giornalisti a Teheran, Zarif ha sottolineato il ritiro di Washington dallo storico accordo nucleare, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), dicendo: “Chi può credere che il presidente Trump voglia negoziare davvero con l’Iran ?”

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PECHINO – Le autorità di Pechino hanno rifiutato la richiesta fatta da Washington per via diplomatica di ridurre le importazioni di petrolio iraniano, sullo sfondo dell’imposizione unilaterale di sanzioni contro l’Iran da parte degli USA, come segnala Bloomberg riferendosi ai funzionari che hanno preso parte ai colloqui tra le parti.

Bloomberg aggiunge che i diplomatici statunitensi si stanno mobilitando presso le capitali di vari Paesi per convincere questi a ottemperare alla richiesta USA di attuare un blocco delle importazioni di petrolio dall’Iran per l’inizio di novembre, quando entreranno in vigore le sanzioni imposte da Washington .

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In risposta alle minacce statunitensi, il presidente iraniano Hasan Rohani ha dichiarato oggi che Teheran non cerca di alimentare tensioni nel Golfo Persico ma che l’Iran non intende rinunciare al suo diritto di esportare il crudo.
Il mandatario iraniano è tornato a denunciare il ritiro unilaterale fatto dagli Stati Uniti dal patto sul nucleare ( JCPOA ) sottoscritto nel 2015 fra Teheran e l’allora gruppo dei 5+1 (USA, Regno Unito, Francia, Russia, Cina, più Germania), per poi aggiungere che ormai la palla si trova nel campo dell’Europa per mantenere i vincoli stabiliti con l’Iran.

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di  Peter Korzun

Secondo l’ABC, gli Stati Uniti starebbero per colpire le strutture nucleari dell’Iran. Un’operazione può iniziare già il prossimo mese. Il Regno Unito e l’Australia parteciperanno a iniziative di intelligence, come l’identificazione di obiettivi.

I rapporti USA-Iran sono crollati dopo che l’Iran ha minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz all’inizio di luglio. Il presidente Trump ha detto alla leadership iraniana in un tweet che avrebbe risposto con la forza se la retorica ostile anti-statunitense di Teheran non si fosse fermata.

La chiusura dello stretto infliggerebbe un significativo danno economico agli alleati degli Stati Uniti, ma andrà a beneficio dei produttori americani di petrolio e gas di scisto con i prezzi che salgono bruscamente.

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di Luciano Lago

Mentre l’Italia si trova stretta nella sua crisi politica e di di sistema e l’oligarchia finanziaria cerca di stringere il cappio a colpi di spread e di allarmi sulla tenuta dei risparmi, il mondo va avanti e sulla scena internazionale sono in atto dei processi che vedono dei grandi paesi emergenti che riprendono pieno possesso della propria sovranità, distaccandosi dalle direttive dell’Impero di Washington e di Londra.

Questo è il caso dell’India dove le autorità di New Delhi hanno ricvevuto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif per definire e consolidare i rapporti di cooperazione commerciale con la Repubblica Iraniana, nonostante le sanzioni che Washington pretende di imporre contro quel paese.

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di  Luciano Lago

Come ci si poteva facilmente aspettare, la mossa fatta dal presidente Donald Trump di uscire unilateralmente dal patto nucleare con l’Iran ha aperto il vaso di Pandora del Medio Oriente dando il via a nuovi conflitti e creando le premesse per un mondo sempre più selvaggio e caotico, con un nuovo fronte di guerra che, dal Medio Oriente, si andrà ad estendere all’Asia Occidentale e che include la possibiltà di una terza guerra mondiale.

Il patto del nuleare con l’Iran era ed è un patto multilaterale sottoscritto da 6 potenze (5+1) fra cui la Germania la Cina e la Russia, la Francia e il Regno Unito, oltre agli USA. La revoca unilaterale di Washington rappresenta un duro colpo per la stessa credibilità internazionale degli Stati Uniti che dimostrano di non adempiere gli accordi internazionali, sebbene da loro sottoscritti in precedenza (vedi gli accordi di Parigi sul clima, il TTP, ecc..), e spingeranno ad una nuova corsa verso la proliferazione nucleare che diventa una scelta inevitabile per diversi paesi che vedono nel nucleare l’unica polizza di assicurazione per evitare il pericolo di cambio di regime imposto dagli USA sul modello Libia/Iraq.

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di  Wayne Madsen

Il nuovo ‘asse del male’ si forma contro l’Iran
Un “asse del male”, il quadripartito che include Israele, Stati Uniti, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti sta spostando i suoi mezzi militari, conducendo azioni offensive coinvolgenti, invadendo e occupando territori stranieri, oltre a condurre una guerra economica in preparazione di un campagna militare contro l’Iran e i suoi alleati.

Settimane prima che Donald Trump rivedesse la partecipazione degli Stati Uniti all’iniziativa nucleare  del piano d’azione congiunta (JCPOA) con l’Iran, la falsa propaganda sull’Iran era stata promulgata dall’intelligence israeliana. Trump ha illegalmente ritirato la firma degli Stati Uniti dall’accordo, assecondando le richieste del Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu, del  neocon per la sicurezza nazionale, John Bolton, e del segretario di Stato Mike Pompeo, oltre a  tre facoltosi sostenitori della campagna elettorale di Trump – Sheldon Adelson, Bernard Marcus e Paul Singer.

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