"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Alienazione

Generazione Erasmus? Chiamiamola generazione della vacanza permanente. Intervista a Paolo Borgognone sui “cortigiani della società del capitale”

La voce è pacata e appassionata al contempo. Si percepisce che ciò che fa non lo fa in modo frivolo, o superficiale. La parlantina è serrata. Ha palesemente tutto ben chiaro nella testa e lo squaderna senza tentennamenti. Paolo Borgognone è uno storico indipendente dal piglio filosofico. O, forse, meglio sarebbe dire un filosofo che rilegge la storia. Alieno alle facili dicotomie da militante (destra/sinistra, fascista/antifascista), egli è piuttosto un entomologo.

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di Rodolfo Sideri

La neolingua, particolarmente quella dell’amministrazione di Bruxelles, ha essenzialmente il compito di occultare lo smantellamento dello stato assistenziale, lo sradicamento dei popoli europei e di cancellare ogni residuo “solido”, forte appunto, di una civiltà che, pur tra errori e orrori, è quanto di meglio la storia umana recente sia stata in grado di produrre; come dimostra indirettamente il flusso migratorio che proprio in Europa si indirizza nel suo numero maggiore.

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di Diego Fusaro

La mondializzazione capitalistica si presenta, a ben vedere, come americano-centrica essenzialmente per due ragioni: in primo luogo, perché universalizza la subcultura americana del consumo nichilista e della frammentazione individualistica legata al progetto cool e trendy del liberal-libertinismo edonista, il nuovo totalitarismo glamour e permissivo.

Il mondialismo non è se non l’universalizzazione dell’american way of life e, dunque, l’occidentalizzazione materiale e immateriale del pianeta. In secondo luogo, la globalizzazione è americano-centrica perché trova nella potenza militare a stelle e strisce il proprio vettore di espansione ovunque incontri resistenze.

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I cortigiani della Società del Capitale e la guerra di classe del XXI secolo

di Paolo Borgognone

Gli studenti cosmopoliti, votati al servilismo e fondamentalmente neoliberali, della generazione Erasmus, oltre ad incensare immancabilmente le “virtù” dell’americanizzazione finanche antropologica degli europei mediante l’esaltazione acritica della “open society”su scala globale, avrebbero sottoscritto in larghissima maggioranza lo slogan esternato, nel Luglio del 2016 da un editoriale del quotidiano di proprietà della Confindustria, recitante la seguente formula retorica:

“In un contesto globale in cui il progresso civile ed economico delle popolazioni mondiali, la loro forza e la loro ricchezza dipendono sempre più dal tasso di apertura dei confini fra i popoli (…) andare nella direzione opposta a quella seguita dall’orologio della Storia della modernità avrebbe significato ritornare verso ciò che ha prodotto il muro di Berlino”, cioè l’odiata e temuta dai poteri finanziari speculativi internazionali , prospettiva di una transizione economica e politica in direzione della costruzione di uno Stato e di una società ispirati ai principi patriottici del socialismo.

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di  Ilaria Bifarini

E anche quest’anno siamo sopravvissuti alla serie televisiva ispirata all’opera di Saviano, che mette in scena le nefandezze della criminalità organizzata campana come fosse uno spettacolo teatrale, con tanto di pathos e musiche febbrili di sottofondo. Gomorra, arrivata alla sua terza edizione, non ha deluso le attese televisive, registrando ascolti record per oltre un milione di spettatori.

Ma qual è il segreto del suo successo? Come può la rappresentazione romanzata di uno spaccato sociale di miseria e degrado morale e materiale essere così appassionante per lo spettatore?

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a cura del Club Femminile di Raido

Sabato 25 novembre a Roma, il movimento femminista “Non una di meno” ha indetto una mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne e di genere. La tematica, sulla quale non avremmo niente da obiettare, è stata tuttavia appannaggio delle peggiori degenerazioni della società. La folla, forte di migliaia di attivisti e curiosi, ha sfilato urlante per le strade della Capitale, rivendicando slogan che farebbero raccapricciare anche il più bieco tra gli uomini.

Tra le reclame più gettonate, figurano striscioni che inneggiano all’aborto libero, al rifiuto della famiglia tradizionale, alle unioni omosessuali e all’abbattimento delle frontiere. La libertà della donna diviene così una sterile possibilità di disposizione del proprio corpo, macchina al servizio del progresso della società – che altro non è che sradicamento – e della “libertà” modernamente intesa che è dispersione, definendo tutto ciò una vittoria.

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di  Diego Fusaro

Uno spettro si aggira per il mondo: lo spettro dell’uomo senza identità. L’uomo senza identità è, per sua natura, unisex e senza radici, senza storia e senza coscienza critica, senza progetti e senza futuro, erratico e fashion addicted.

Pura “materia non signata”, esso – il neutro è d’obbligo – risulta pronto a ricevere passivamente gli stimoli provenienti dall’ambito del consumo e della circolazione: vive nel puro presentismo aprospettico e asimbolico, senza sapere donde provenga e dove sia diretto. È una semplice funzione variabile delle strategie del consumo, figurando a un tempo come consumatore e come consumato dal consumo stesso.

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Il TG1 esalta i vantaggi del microchip sottopelle – Vedi: Youtube.com/Watch

Non serve il badge per entrare, c’è il microchip impiantato nella mano. Che può essere usato anche per acquistare cibo e bevande nei punti ristoro dell’azienda. Il futuro si appresta a diventare realtà in un’azienda del Wisconsin, la Three Market Square, che sarà la prima impresa negli Stati Uniti a proporre l’utilizzo di impianti grandi come un chicco di riso.

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L’uniformità sessuale rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia. Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Un processo apparentemente inarrestabile, che sembra invadere ogni aspetto del vivere quotidiano ed imporre una concezione ideologica della sessualità, avulsa da qualunque retaggio “naturale”.

di Adriano Segatori

(tratto dalla rivista Il Borghese – nr. Luglio 2017) – I «media» internazionali si sono scatenati in toccanti pantomime per il fatto che nella foto ricordo delle mogli dei rappresentati di Stato presenti al vertice Nato di Bruxelles non fosse stato citato Gauthier Destenay, marito del primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel. A parte il fatto che per essere precisi Destenay risulta essere il marito e non la moglie di Bettel, in questo caso la femmina della coppia – una questione di culo e camicia, e non di lana caprina , quello che è sconcertante che un simile evento sia stato interpretato come un frivolo e simpatico fatto di costume, oppure censurato secondo i parametri più beceri di una scontata ignoranza da marciapiede.

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“Dati a confronto sui giovani all’estero: AIRE e la risposta dell’attrice Giulia Chianese”-
da Redazione. Di questo Paese paralizzato da burocrazia e nepotismo non se ne può più! “E’ questa la consueta affermazione che caratterizza le interviste fatte alla gente da nord a sud. Sembra quasi scomparso l’orgoglio di essere italiano, di appartenere ad una nazione che ha dato i natali ai grandi della storia, della pittura, della letteratura, della scultura, della scienza e della civiltà, ormai rimasta un puro simulacro del passato. Di questi tempi buona parte della gente, di giovani e meno giovani alla ricerca di una prospettiva, stanchi delle promesse, dei proclami di ottimismo, ritenuti alcune volte persino beffardi, inizia a muoversi per proprio conto e passa ai fatti.

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