"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Alienazione

di Simone De Bartolo

Eliminazione delle differenze, attraverso la cancellazione delle identità: celata sotto varie etichette quali “uguaglianza”, “parità”, “diritti”, “integrazione” o “giustizia sociale”, è questo lo zoccolo duro, anzi, a ben vedere, l’unico nucleo solido del magma politico-ideologico e pseudofilosofico
– assolutamente contraddittorio – della sinistra progressista.

Niente più ricchi e poveri, né nobili e plebei, né compatrioti e stranieri, né bianchi e negri, né ignoranti ed istruiti, né maschi e femmine, etc..

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di  Marco Della Luna

Uno dei più cospicui fenomeni del nostro tempo è il gigantesco e industrioso cantiere del pensiero unico globalizzato – con i suoi committenti, architetti, sacerdoti guardiani – che serve a rendere prevedibili e direzionabili i comportamenti sociali nel mondo super-accelerato e conflittuale in cui viviamo.

Il capitalismo finanziario globale, manovrando l’industria culturale (entertainment compreso), che esso in buona parte possiede, ha creato un’ortodossia, un pensiero obbligato, mainstream, scientifically correct, che delegittima, isola o criminalizza – cioè praticamente scomunica, espelle dalla società conformata – non solo il pensiero divergente dall’ortodossia, ma la stessa libera indagine scientifica, economica e storiografica, al riguardo di alcune cose fondamentali per indirizzare secondo i suoi piani il corso della trasformazione della società. Queste cose sono: certe vicende storiche, certi aspetti dell’economia, l’integrazione europea, l’euro, l’immigrazione, l’islam, le diversità etniche, l’identità sessuale; e, da ultimo, le asserite efficacia e innocuità dei vaccini obbligatori.

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Generazione Erasmus? Chiamiamola generazione della vacanza permanente. Intervista a Paolo Borgognone sui “cortigiani della società del capitale”

La voce è pacata e appassionata al contempo. Si percepisce che ciò che fa non lo fa in modo frivolo, o superficiale. La parlantina è serrata. Ha palesemente tutto ben chiaro nella testa e lo squaderna senza tentennamenti. Paolo Borgognone è uno storico indipendente dal piglio filosofico. O, forse, meglio sarebbe dire un filosofo che rilegge la storia. Alieno alle facili dicotomie da militante (destra/sinistra, fascista/antifascista), egli è piuttosto un entomologo.

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di Rodolfo Sideri

La neolingua, particolarmente quella dell’amministrazione di Bruxelles, ha essenzialmente il compito di occultare lo smantellamento dello stato assistenziale, lo sradicamento dei popoli europei e di cancellare ogni residuo “solido”, forte appunto, di una civiltà che, pur tra errori e orrori, è quanto di meglio la storia umana recente sia stata in grado di produrre; come dimostra indirettamente il flusso migratorio che proprio in Europa si indirizza nel suo numero maggiore.

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di Diego Fusaro

La mondializzazione capitalistica si presenta, a ben vedere, come americano-centrica essenzialmente per due ragioni: in primo luogo, perché universalizza la subcultura americana del consumo nichilista e della frammentazione individualistica legata al progetto cool e trendy del liberal-libertinismo edonista, il nuovo totalitarismo glamour e permissivo.

Il mondialismo non è se non l’universalizzazione dell’american way of life e, dunque, l’occidentalizzazione materiale e immateriale del pianeta. In secondo luogo, la globalizzazione è americano-centrica perché trova nella potenza militare a stelle e strisce il proprio vettore di espansione ovunque incontri resistenze.

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I cortigiani della Società del Capitale e la guerra di classe del XXI secolo

di Paolo Borgognone

Gli studenti cosmopoliti, votati al servilismo e fondamentalmente neoliberali, della generazione Erasmus, oltre ad incensare immancabilmente le “virtù” dell’americanizzazione finanche antropologica degli europei mediante l’esaltazione acritica della “open society”su scala globale, avrebbero sottoscritto in larghissima maggioranza lo slogan esternato, nel Luglio del 2016 da un editoriale del quotidiano di proprietà della Confindustria, recitante la seguente formula retorica:

“In un contesto globale in cui il progresso civile ed economico delle popolazioni mondiali, la loro forza e la loro ricchezza dipendono sempre più dal tasso di apertura dei confini fra i popoli (…) andare nella direzione opposta a quella seguita dall’orologio della Storia della modernità avrebbe significato ritornare verso ciò che ha prodotto il muro di Berlino”, cioè l’odiata e temuta dai poteri finanziari speculativi internazionali , prospettiva di una transizione economica e politica in direzione della costruzione di uno Stato e di una società ispirati ai principi patriottici del socialismo.

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di  Ilaria Bifarini

E anche quest’anno siamo sopravvissuti alla serie televisiva ispirata all’opera di Saviano, che mette in scena le nefandezze della criminalità organizzata campana come fosse uno spettacolo teatrale, con tanto di pathos e musiche febbrili di sottofondo. Gomorra, arrivata alla sua terza edizione, non ha deluso le attese televisive, registrando ascolti record per oltre un milione di spettatori.

Ma qual è il segreto del suo successo? Come può la rappresentazione romanzata di uno spaccato sociale di miseria e degrado morale e materiale essere così appassionante per lo spettatore?

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a cura del Club Femminile di Raido

Sabato 25 novembre a Roma, il movimento femminista “Non una di meno” ha indetto una mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne e di genere. La tematica, sulla quale non avremmo niente da obiettare, è stata tuttavia appannaggio delle peggiori degenerazioni della società. La folla, forte di migliaia di attivisti e curiosi, ha sfilato urlante per le strade della Capitale, rivendicando slogan che farebbero raccapricciare anche il più bieco tra gli uomini.

Tra le reclame più gettonate, figurano striscioni che inneggiano all’aborto libero, al rifiuto della famiglia tradizionale, alle unioni omosessuali e all’abbattimento delle frontiere. La libertà della donna diviene così una sterile possibilità di disposizione del proprio corpo, macchina al servizio del progresso della società – che altro non è che sradicamento – e della “libertà” modernamente intesa che è dispersione, definendo tutto ciò una vittoria.

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di  Diego Fusaro

Uno spettro si aggira per il mondo: lo spettro dell’uomo senza identità. L’uomo senza identità è, per sua natura, unisex e senza radici, senza storia e senza coscienza critica, senza progetti e senza futuro, erratico e fashion addicted.

Pura “materia non signata”, esso – il neutro è d’obbligo – risulta pronto a ricevere passivamente gli stimoli provenienti dall’ambito del consumo e della circolazione: vive nel puro presentismo aprospettico e asimbolico, senza sapere donde provenga e dove sia diretto. È una semplice funzione variabile delle strategie del consumo, figurando a un tempo come consumatore e come consumato dal consumo stesso.

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Il TG1 esalta i vantaggi del microchip sottopelle – Vedi: Youtube.com/Watch

Non serve il badge per entrare, c’è il microchip impiantato nella mano. Che può essere usato anche per acquistare cibo e bevande nei punti ristoro dell’azienda. Il futuro si appresta a diventare realtà in un’azienda del Wisconsin, la Three Market Square, che sarà la prima impresa negli Stati Uniti a proporre l’utilizzo di impianti grandi come un chicco di riso.

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