Caos in Libia e non solo, ecco cosa sono e quanto ci costano i «valori atlantici»


di Alberto Negri

Dalla guerra della Nato del 2011, sulla sponda Sud abbiamo accettato l’agenda degli altri che ha ridotto lo spazio della nostra politica estera al minimo. A un filo di gas

L’Italia, la Nato e gli Usa da anni sono in fuga da Tripoli e dalle loro responsabilità. La Libia attuale è il frutto avvelenato del cosiddetto «atlantismo». L’intervento del 2011 contro Gheddafi portò alla fine brutale del dittatore ma lasciò il Paese nel caos, così come quello americano in Iraq nel 2003 e prima ancora in Afghanistan nel 2001. Le cronache di questi giorni da Tripoli, Baghdad e Kabul (a un anno dal disastroso ritiro occidentale) sono esplicite: dozzine di morti e un’instabilità cronica.
Negli ultimi scontri nella capitale libica tra i sostenitori del governo di Tripoli del premier Abddulhamid Dabaibah e quelli di Fathi Bashaga, l’altro premier concorrente eletto dal parlamento di Tobruk, gli occidentali non sono stati neppure citati. Sono stati però menzionati dalle cronache i droni turchi che avrebbero colpito le milizie di Misurata. Per altro furono i turchi nell’inverno del 2019 a fermare l’avanzata sulla capitale libica del generale Khalifa Haftar: allora il governo Sarraj – riconosciuto dall’Onu – chiese aiuto attraverso il vice-premier Meitig sia all’Italia che agli Usa e alla Gran Bretagna.

Ricevuto un netto rifiuto, Sarraj si rivolse allora a Erdogan, autocrate atlantista al quale lasciamo interpretare e gestire sul campo i cosiddetti valori dell’Alleanza atlantica strombazzati in modo bipartisan dai nostri partiti e dal «nostro» giornalismo mainstream in un campagna elettorale che sui temi della politica estera si svolge a occhi bendati e con forti dosi di ipocrisia: basta vedere cosa accade nei Territori occupati palestinesi, nel Kurdistan turco e siriano, con la resistenza kurda tradita sull’altare della stabilità atlantista grazie all’adesione alla Nato di Svezia e Finlandia in funzione anti-russa per la guerra in Ucraina, e quanto avviene nei lager libici dove vengono concentrati, torturati, malmenati e vilipesi i migranti africani.
Ma questi sarebbero ancora gli unici accordi che «funzionano» con la Libia dove abbiamo appaltato la vita di migliaia di persone a milizie e trafficanti, collusi e complici con una guardia costiera finanziata dall’Italia a proposito di valori atlantisti.
Vale forse la pena ricordare ai nostri distratti politici che nel 2011 in Libia l’Italia subì per mano di Francia, Gran Bretagna e Usa la sua più grave sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Soltanto sei mesi prima, a fine agosto 2010 Gheddafi veniva ricevuto in pompa magna a Roma, incensato e blandito per via di accordi economici da 55 miliardi di euro che i partiti avevano approvato a stragrande maggioranza. Un mese dopo i raid contro Gheddafi subentrò la Nato a fare da ombrello ai bombardamenti e l’Italia decise di partecipare mentre forse sarebbe stato meglio dichiarare allora la neutralità come fece la Germania. La decisione, con un governo Berlusconi pericolante e balbettante, fu presa dal presidente Napolitano. In poche parole l’atlantismo “all’italiana” non si cura troppo degli interessi del Paese ma preferisce travestire la sua mancanza di responsabilità con il mantello della Nato: allora si disse che bombardavamo Gheddafi per difendere i nostri interessi energetici, dai pozzi di petrolio al gasdotto con la Libia inaugurato nel 2004.

Miliziani Jiadisti in Libia


Ed ecco dove siamo finiti. Nel ridicolo e senza l’apporto energetico sperato. I nostri premier per un decennio sono andati in pellegrinaggio a Washington – che ci fossero al potere i democratici o i repubblicani – tornando con la vaga promessa, da vendere alla pubblica opinione, che gli Usa ci avrebbero dato in Libia la «cabina di regia». Ci ha provato anche Draghi quando è andato da Biden nel maggio scorso mentre era già cominciata la crisi del gas con Mosca. «La Libia può essere un enorme fornitore di gas e petrolio, non solo per l’Italia ma per tutta Europa» ha detto Draghi nel suo colloquio alla Casa Bianca. «Tu cosa faresti?», gli ha chiesto il presidente americano. «Dobbiamo lavorare insieme per stabilizzare il Paese» è stata la risposta del premier italiano. Come no.
L’evento non si è puntualmente verificato: insomma l’ennesima presa in giro della cabina di regia. Per altro all’Italia non è andata meglio con l’Unione europea sulla questione dei migranti, dove a Bruxelles hanno puntualmente voltato la testa dall’altra parte sui migranti morti nel Mediterraneo.

Insomma i cosiddetti valori «atlantici» per noi si sono tradotti in una perdita secca che in questo momento di tempesta energetica e geopolitica sono ancora più evidenti. Basta scorrere i dati appena resi noti dall’Eni sul gas e il petrolio libico. Mentre i flussi di gas dalla Russia verso l’Italia sono diminuiti del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima nello stesso periodo la Libia ha registrato un -26%. In termini assoluti non si tratta di valori molto alti perché il gasdotto libico Greenstream da tempo subisce i contraccolpi dell’instabilità libica e delle lotte tra le fazioni per la spartizione del territorio e delle risorse energetiche. In realtà questo gasdotto, lungo 520 chilometri e che approda a Gela, avrebbe a pieno regime un portata di 30 miliardi di metri cubi, quasi la metà dei nostri consumi annuali.
Ecco quanto ci è costato e ci costa l’atlantismo. Poi naturalmente non possiamo ignorare che in Tripolitania oggi conduce le danze Erdogan e Haftar in Cirenaica è sostenuto da Mosca e dai mercenari della Wagner, oltre che dagli Emirati e dall’”alleato| egiziano il dittatore Al-Sisi – altro bell’interlocutore dell’atlantismo – , oltre che da una Francia che fa finta di non volersi sporcare le mani. Ma nella sostanza, dal 2011, sulla sponda Sud abbiamo accettato l’agenda degli altri che ha ridotto lo spazio della nostra politica estera al minimo. A un filo di gas.

Tratto da: Arianna Editrice (Rassegna Stampa)

5 Commenti
  • vincenzo
    Inserito alle 12:27h, 01 Settembre Rispondi

    qualcuno di voi ha letto il libro di piero baroni, “i condottieri della disfatta”? quelli che comandano oggi sono la cupa progenie di quegli italiani che durante il secondo conflitto mondiale organizzavano piani di attacco volutamente fallimentari, sabotaggi delle nostre armi, infondati piagnistei sulla mancanza di carburanti e materiali, oltre a una terrificante connivenza col nemico.
    cosa vi aspettate oggi da questa gente?

  • giuseppe peluso
    Inserito alle 14:58h, 01 Settembre Rispondi

    Dalla Libia all’Ucraina l’atlantismo è da buttare. E noi italiani dobbiamo smettere di darci dirigenti bravi solo a svendere il nostro Paese come ha sempre fatto Draghi, cagnolino degli americani.

  • Andrea1964
    Inserito alle 01:04h, 02 Settembre Rispondi

    Se lo Stato di M….a ha lasciato che la Libia venisse invasa e messa a ferro e fuoco da mercenari mandati da USA-UE-UK-NATO e che il presidente Gheddafi assieme al suo governo venissero poi bombardati sempre da USA-UK-UE-NATO è logico che l” Italia oggi sia in ROVINA !
    Ben gli sta !!
    Se l” Italia avesse difeso anche militarmente e aiutato la Libia e il suo presidente Gheddafi la Libia non sarebbe stata distrutta né ci avrebbero RUBATO IL NOSTRO GAS E PETROLIO ITALIANO IN LIBIA oggi ci sarebbe una fornitura elevata a di gas LIBICO !
    Purtroppo l” Italia è governata da un regime totalitario democratico cioè capitalista-fascista-cattolico-mafioso composto da DUCI E DA GERARCHI DEMENTI-DEFICENTI -INCOMPETENTI che fanno finta di litigare però si alternano con inciuci al governo e non si assumono mai le RESPONSABILITA dei loro DISASTRI ECONOMICI !

  • vincenzo
    Inserito alle 08:45h, 02 Settembre Rispondi

    se lo Stato fosse stato Fascista la Libia sarebbe ancora italiana e nessuno si sarebbe permesso di azzardare alcunchè.
    in realtá tutto ció che è accaduto …che accade oggi e che accadrá domani, è il frutto di coloro che hanno abbattuto il Fascismo.
    questa è storia …non politica! Ma voi continuate pure a bere l’acqua sporca che vi propinano e a usare vocaboli la cui accezione negativa è esattamente la conseguenza di ciò che “bevete”.

    • Giorgio
      Inserito alle 17:30h, 02 Settembre Rispondi

      Forse i libici rimpiangono il periodo coloniale, oltre al periodo d’oro di Gheddafi, assassinato dai sicari usa-nato, se confrontato con il disastro attuale.
      I nostri governi atlantisti succedutisi nel dopoguerra si sono fatti soffiare anche un minimo di commercio equo e vantaggioso con la Libia per compiacere i padroni anglo americani, senza fiatare e con un servilismo atlantista vergognoso e autolesionista !

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