Brexit, sovranità e teoria monetaria moderna


di Roberto Pecchioli

E se la Brexit fosse un toccasana per l’Inghilterra? E’ quel che teme l’eurogarchia a Bruxelles. Finora sembra proprio così: economia più fiorente, il controllo delle frontiere, una libertà d’azione che la gabbia degli eurocrati non consente.

La moneta propria era stata già conservata, la vecchia sterlina della Banca d’Inghilterra fondata dopo la “gloriosa rivoluzione” alla fine del XVII secolo. Pazienza se torna qualche convulsione scozzese: a nord del vallo di Adriano chiedono l’indipendenza per diventare dipendenti di Bruxelles. Il mondialismo odia gli Stati nazionali forti, promuove il secessionismo di piccole nazioni senza Stato. E’ così anche in Spagna, con l’indipendentismo catalano che vuole staccarsi da Madrid per attaccarsi di più all’Unione Europea.

Intanto, non se ne può più di menzogne, attacchi, ironie e sarcasmi degli europoidi installati nelle maggiori redazioni e nelle università che fanno opinione e, purtroppo, scienza creduta. La prima obiezione che muoviamo loro è l’incomprensione – meglio la tenace negazione – dei sistemi monetari postmoderni fiat. In più, ci annoiano sino all’estenuazione raccontandoci con una lacrimuccia alla Pierrot su quanto siano anti solidali gli inglesi e quanto pagheranno cara l’uscita dal paradiso europeo. Si sbagliano, i prezzolati camerieri del sistema. Nel Regno Unito le cose vanno piuttosto bene, in economia, e probabilmente miglioreranno ancora. Hanno la sovranità monetaria, aumenteranno il salario minimo e presto abbandoneranno l’austerità del bilancio, quell’immonda regola del pareggio che ci hanno costretto a inserire nella costituzione.

Proteste contro il dominio tedesco sull’Europa

Peggio per noi dell’Europa mediterranea, Italia, Spagna e Francia. Il modello mercantilista iper esportatore tedesco è in crisi. Le banche tedesche reggeranno se faremo l’errore di approvare il Mes, Meccanismo Europeo di Solidarietà, costruito per distruggere gli ultimi pezzi di sovranità finanziaria e di spesa degli Stati “canaglia” dell’Europa meridionale e, di passaggio, trasferire il nostro denaro ai virtuosi dell’Europa a trazione germanica.

L’ ennesima invenzione è il falso New Deal verde presentato qualche settimana fa dalla Commissione europea. Si tratta di un imbroglio favorito dalle “virtuose” discussioni sul clima e dalla diffusione del Greta-pensiero, destinato a favorire una nuova estrazione di redditi privati europei, con il pretesto di salvaguardare l’ambiente, il cui unico beneficiario sarà il settore industriale tedesco con i suoi satelliti dell’Europa Orientale, l’eldorado del lavoro a basso costo con manodopera e tecnici d’eccellenza. Sorprende che non reagiscano le élite dei paesi mediterranei, donatori di sangue silenziosi di un modello di crescita economica (altrui) dannoso anche alla salute. Tutto in nome di un europeismo falso come l’oro di Bologna che diventava rosso per la vergogna.

Nel Regno Unito mantengono la loro sterlina, Boris Johnson, l’odiato nemico dell’Unione Europea, aumenterà i salari minimi e abbandonerà l’austerità di bilancio imposta dall’ordoliberismo. Ci si dovrebbe attendere una reazione, un cambio di direzione, quanto meno la discussione di bilanci più equilibrati a favore dei cittadini. Silenzio o retorica europeista creduta ormai solo dagli sciocchi e dalle classi alte. Ripetiamo per l’ennesima volta una ricetta molto semplice: i governi che emettono le loro valute non hanno problemi a finanziare ragionevolmente la spesa e non possono rimanere senza denaro. Il culto del rigore, rectius della scarsità di moneta, dogma fallimentare del monetarismo di Milton Friedman, pilastro del cosiddetto Washington Consensus, deriva da una logica stravecchia tramontata a Bretton Woods, seppellita definitivamente nel 1971, il modello fondato sulla convertibilità in oro.

Il monetarismo ideologico si infrange sui sistemi monetari fiat moderni, ossia la creazione del nulla del denaro virtuale, come hanno dimostrato anni di quantitative easing, miliardi creati con un clic sul server centrale di Francoforte, che la Banca Centrale Europeo ha girato non ai governi o al sistema economico, ma alle banche commerciali. Il Regno Unito post Brexit può diventare la prova inconfutabile dell’insostenibilità a lungo termine del modello tedesco e della distopia dell’euro, la moneta posseduta da una banca privata che non fa la banca centrale – non è prestatrice di ultima istanza e non emette titoli propri– e soprattutto, rappresenta economie, sistemi e Stati tanto diversi, un sistema soffocante di cambi fissi.

Il Regno Unito ha sovranità monetaria, una banca centrale che comprende il carattere endogeno del denaro- ovvero che è una creazione del sistema- e capisce le moderne teorie monetarie. In più, il governo di Boris Johnson intende rimuovere la camicia di forza dell’austerità di bilancio. Ha preso atto dell’importanza del principio della domanda effettiva, e aumenterà la spesa pubblica nella sanità e nell’istruzione. Il salario minimo salirà in modo significativo. Che pericoloso bolscevico il conservatore BoJo!

I politici dell’Europa mediterranea chiudono gli occhi, specie in Italia e Francia. Compressione delle spese, bassi salari, previdenza al ribasso, lavorio precario e malpagato, sanità sempre più cara. Per queste politiche antipopolari ricevono il soccorso inestimabile di economisti e prestigiosi uffici studi, la cui conclusione è invariabilmente che l’aumento del salario minimo genera disoccupazione. Falso. Con una curva matematica empirica non è difficile dimostrare che non vi è un rapporto negativo tra il livello del salario reale e la domanda di manodopera delle aziende, una volta controllato il debito privato. E’ invece un fatto che l’UE non persegua né la piena occupazione né la giusta retribuzione dei lavoratori, giacché utilizza un indicatore di bilancio, il NAIRU, (Not Accelerating Inflation Rate of Unemployment), volto a individuare il tasso di disoccupazione da mantenere ad inflazione stabile. Promuove cioè la disoccupazione in nome della magica “stabilita”, ovvero la scarsità di denaro circolante, obiettivo statutario della BCE iscritto nei trattati dell’Unione, l’istituzionalizzazione del dominio dei sedicenti creditori sui debitori, i popoli! A Bruxelles non vogliono capire: d’altronde il loro compito è eseguire gli ordini della finanza internazionale.

L’ Unione monetaria europea è un sistema difettoso fin dalle origini. Venne imposta ignorando obiezioni e raccomandazioni dei rapporti Werner (1970) e Mac Dougall (1977), in cui si avvertiva della necessità di un sistema di imposte “federale” e del pericolo di lasciare tutto nelle mani di una banca centrale indipendente da Stati e governi, e stabilire, in tale contesto, un insostenibile cambio fisso. Tutto questo è stato dimostrato dalla Grande Recessione nel 2008. Dall’inizio della crisi, erano possibili soluzioni più eque ed efficienti di quelle messe in opera. Ma la politica tace, quando è al servizio di chi sta più in alto, l’oligarchia globale. Esisteva un percorso alternativo, la cancellazione dei debiti e meno austerità, ma non è stato mai preso in considerazione.

Manifestazioni in Europa contro la Troika

Il debito è stato usato come grimaldello per stringere l’ordine economico neoliberista. Un’ alternativa avrebbe contribuito a preservare il modello sociale europeo e cambiato l’agenda neoliberista. Le conseguenze le conosciamo, qualche paese, come Grecia, Portogallo, Italia le sente sanguinare sulla pelle, ma a Bruxelles vanno avanti, di vittoria in vittoria, fino alla sconfitta finale.

Lamentarsi, tuttavia, serve a poco, come poco vale aver detto la verità con anticipo. Bisogna proporre soluzioni, a partire dall’evidenza che sovranismo e liberismo non possono coesistere. Noi scegliamo il primo, invitando le forze che si riconoscono nell’idea di sovranità a prendere atto che il primo macigno da cui occorre liberarsi è la dipendenza dall’emissione monetaria privata. Poco varrebbe anche l’uscita dall’euro, se la lira restasse in mano a una banca privata con soci esteri, quale è oggi la Banca d’Italia. Esistono diverse teorie economiche fondate sulla sovranità e proprietà pubblica della moneta. In Italia, è nota la scuola che fa riferimento a Giacinto Auriti e alla sua teoria della proprietà popolare della moneta.

Inserisci un Commento

*

code