Breve riflessione sul progressismo


di Antonio Catalano

Dovrebbe ormai essere chiaro a molti che il cosiddetto progressismo incarni i peggiori spiriti animali di un capitalismo divenuto via via sempre più invasivo nella sfera della vita a tal punto da volerla governare nei suoi più intimi recessi. A questo capitalismo è sempre meno sufficiente il solo dominio nella sfera dei rapporti di produzione per ottenere l’agognato profitto senza del quale cessa la sua ragione sociale; sempre tenendo a mente che non è il profitto in sé a determinare obiettivo e termine ultimo del suo agire – questo lo pensano i “volgari” economicisti – ma è il potere, il potere come fine ultimo, il profitto “semplicemente” come strumento di questo potere.

Ma dicevo del progressismo. Il progressismo è un pacchetto ideologico che contiene la fede (antireligiosa) nella certezza che scienza e tecnica siano neutre e che non possano che risolvere in automatico i “mali” dell’umanità. Come se scienza e tecnica non fossero espressione degli assetti di potere.

E se qualcuno si ostina a metterne in dubbio validità e finalità gli agenti del progressismo scagliano nei suoi confronti anatemi sociali tali da fare impallidire le peggiori tradizioni oscurantiste. Per cui il solo ipotizzare l’esercizio del dubbio (cardine del metodo scientifico) diventa occasione di persecuzione ideologica, oltre che sociale e umana. Esprimendo così una propensione all’intolleranza totalitaria propria di chi ritiene di rappresentare l’incarnazione del processo delle magnifiche sorti e progressive.

Esponenti progressisti a margine della “Clinton Global Initiaive”.Si riconoscono Matteo Renzi Bill Clinton e George Soros

Gli eretici di turno vanno non sono irrisi, ma criminalizzati. Non deve quindi destare meraviglia che il migliore interprete del progressismo sia la sinistra, da sempre abituata a considerare il Progresso e la modernità fattori di avanzamento sociale. Ma progressista è stato anche il fascismo, esso infatti svecchiò l’Italia contadina introducendo elementi “moderni”, basti pensare alla sua architettura, alla sua letteratura, alla sua arte eccetera oltre che ai suoi interventi economici. Il progressismo contemporaneo, di cui la sinistra oggi è senz’altro il migliore interprete, è la componente culturale più organica al decadente capitalismo del disfacimento dei rapporti sociali, che ha ormai come obiettivo fondamentale la disgregazione di ogni forma residuale di solidarismo (che non sia quello ipocrita buonista) e vincoli di relazioni, con la sua mentalità “aperta” che rovescia inquietanti e distopiche ombre di profondo sospetto sui vincoli umani di parentela, di famiglia, di amicizia, di religione, di popolo.

Fonte: Antonio Catalano

Nellafoto in alto: una marcia dei sostenitori del “progressismo” con bandiere della UE.

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