Brave new world. Di questo mondo i nostri “progressisti” sono i sacerdoti

di Andrea Zhok

Nella cornice di “PropagandaLive”, un programma che ha il suo massimo pregio nell’onestà del titolo, Enrico Letta, professore alla grande école Sciences Po Paris, ex presidente del consiglio, e commendatore della Legion d’Onore dello stato francese, ci spiega, tra i sorrisi di approvazione del Gotha progressista che:

“È finito il tempo in cui si andava a scuola, all’università e poi si lavorava. Adesso per tutta la nostra vita dobbiamo adattarci, cambiare ed essere pronti. Il sistema deve aiutare tutto questo.”

Il concetto che qui Letta propone non è naturalmente un’uscita estemporanea, al contrario, è l’asse portante del progressismo contemporaneo (progressismo di sinistra come di destra).

Probabilmente ciò che il prof. Letta ha in mente come modello esemplare è, come di solito accade, sé stesso: “Anch’io dopo tutto studio tutta la vita, mi aggiorno e addirittura mi sono spostato ad insegnare in un altro paese. Visto che bravo? Su dai, è facile, fai come me, getta il cuore oltre l’ostacolo, abbandona il pessimismo e il mugugno: un nuovo futuro ci attende.”

Le parole di Letta potrebbero essere naturalmente sottoscritte da Renzi come da Berlusconi, o da qualsiasi rappresentante del Partito Unico Liberale, al governo quasi ovunque.
Come sempre accade Letta o chi per lui non ha alcun contatto degno di nota con la realtà, che viene vista attraverso lenti distorsive rosé.

Manifestazione dei precari

L’apologia della società liquida, dove ciascun soggetto, è sempre pronto a battere i tacchi alle esigenze dei mercati gli viene naturale: è semplicemente l’ortodossia delle élite cosmopolite, che immaginano di essere particolarmente virtuose in quanto pronte a cogliere tutte le occasioni privilegiate che il mondo graziosamente gli offre, e che proprio non capiscono perché quello che a loro riesce così facile, spostandosi da un albergo smart alla seconda o terza casa ecofriendly, non dovrebbe essere la vita di tutti sul globo terracqueo.

Di questo enorme inflessibile meccanismo organico (un po’ come quelli di EXistenZ di Cronenberg) essi conoscono solo la patina luccicosa, e in quella superficie trovano tutta la profondità di cui hanno bisogno.
L’idea della ‘formazione permanente’ è immaginata come l’approfondimento di ricerca dell’accademico o la ‘curiosità’ vitale di “Alice che si fa il whisky distillando fiori” (cit.).

E qui a Letta, come a tutta la sua genia, sfugge l’abisso che sta tra la spontaneità e la costrizione, tra il ‘continuare-ad-avere-la-mente-all’erta’-che-è-tutta-salute, e il doversi reinventare competenze del menga per lavoretti che tra cinque anni saranno fatti da un robot, e farlo di nuovo ogni lustro, se non vuoi dormire nei cartoni, fino a quando dopo l’ennesima spremitura verrai rottamato.

L’immagine che Letta ha in mente come modello ideale è in effetti già ributtante per chiunque non abbia l’anima di plastica: è l’immagine di un mondo in costante frenetico movimento, come un infinito alveare mosso dalle ‘occasioni di lavoro’, cioè dai modi in cui il capitale si sposta per massimizzare la propria resa, un mondo senza investimenti di lungo periodo che non siano monetari: nessun impegno in una terra, in affetti, in radici, in una famiglia, o con tutte queste cose in dimensione di finzione omeopatica e precaria.

Ma questa è comunque la visione ottimale, quella del mondo liquido come un conto svizzero ben movimentato.

Poi c’è la realtà sottostante a questa visione ottimale, realtà di cui Letta nell’intervista si sbarazza pagando tributo formale alla ‘lotta alla precarietà’, laddove quel progetto di mondo è la costruzione sistematica ed inesorabile di una precarietà senza fine per tutti.

Manager del ceto cosmopolita

La realtà di quel mondo è fatta di dislocazione sociale, abbrutimento, solitudine perenne, conflittualità, insicurezza. Quella disposizione pseudo-darwiniana che Letta menziona come l’essere sempre pronti ad adattarsi, è in verità la rassegnazione ad essere orgogliosi ingranaggi di una macchina lanciata a tutta velocità senza meta.

Di questo mondo i nostri “progressisti” sono i sacerdoti.
Il male allo stato puro, che si reputa in odore di santità.

Fonte: Andrea Zhok

8 Commenti
  • serpe
    Inserito alle 17:44h, 25 Gennaio Rispondi

    Va beh, Letta è Letta… comunque mi colpisce che questo Andrea Zhok , e con lui la maggior parte della gente, non capisca che il sistema non regge. Come dovrebbe dirlo Letta? Come dovrebbero dirlo le elite?
    IL SISTEMA CHE ABBIAMO CONGEGNATO NON REGGE, E’ UN’ASTRAZIONE, E’ UN’ILLUSIONE… che ha funzionato finchè poteva ma non ce la fa più….
    Forse bisogna che la gente si pulisca gli orecchi e gli occhi, per ascoltare e vedere bene la realtà…

  • Sarmata
    Inserito alle 18:04h, 25 Gennaio Rispondi

    Regge,regge…. purtroppo….

  • Laura
    Inserito alle 18:34h, 25 Gennaio Rispondi

    Verrebbe da chiedergli “ehi senti tu ma tutte queste ble idee dove le hai imparate a scuola? O te le ha
    suggerite qualcuno? Perché se non è farina del tuo sacco tu sei un burattino e quindi lascia perdere la Sorbonne, li che ci sei andato a fare a presiedere le stronzate?
    Queste facce di…. vanno in tv a fare gli stronzi con la vita della gente.

  • giorgio
    Inserito alle 19:16h, 25 Gennaio Rispondi

    Non può esservi progresso infinito in un mondo per definizione finito, con dei precisi limiti fisici …..
    E il modello liberista, che qualche secolo fa poteva apparire un modello radioso per molti (nonostante i terribili costi sociali e umani), sta franando rovinosamente …….

  • songanddanceman
    Inserito alle 19:18h, 25 Gennaio Rispondi

    Letta ( quando era pres. del Consiglio dei Ministri invece di difendere gli interessi degli italiani si è adoperato per favorire interessi stranieri/francesi ) prende un lauto vitalizio come ex senatore/ex ministro + è stato premiato/raccomandato dal governo francese
    ed ha un contratto a tempo indeterminato dall’università francese , per questo fa parte della schiera ” E’ facile fare il finocchio con il sedere degli Altri ”
    Quando personaggi ipocriti & squallidi tipo ,Monti , Fornero , Letta , Gentiloni , Boldrini , Gozi , ecc. , parlano del
    – “il sistema del posto fisso non deve più esistere , adesso per tutta la nostra vita dobbiamo adattarCi , ecc. , ecc. , “-
    non dategli neanche la soddisfazione di rispondergli : Cambiate canale

  • atlas
    Inserito alle 00:54h, 26 Gennaio Rispondi

    ma perchè non muore sta gente sinistra

  • Eugenio Orso
    Inserito alle 10:07h, 26 Gennaio Rispondi

    Bello il riferimento inziale a “propaganda live”, cloaca mediatica sinistroide e progressista da salotto, che è parte integrante del sistema di manipolazione e condizionamento ormai totalizzante (peraltro efficacissimo nei confronti di una popolazione zombi come quella italiana) .
    Il mio defunto Maestro, il filofoso Costanzo Preve, anni addietro mi insegnava che c’è un nuovo clero officiante, costituito dai “giornalisti”, “intellettuali” prezzolati, accademici servi, da lui definito a volte “circo mediatico”, con evidenti funzioni manipolatorie e propagandistiche,
    Quello di cui parlava Costanzo buonanima è il clero principale, mentre quello religioso, ereditato da altri modi storici di produzione (Feudalesimo medioevale!) è soltanto residuale e sottomesso, perché non deve “disturbare il manovratore” è occuparsi della carità e dell’assistenza ai poveri e derilitti, che crescono di numero ogni giorno, nelle società “occidentali” (ex)ricche, come quella italiana.

    Cari saluti

  • giorgio
    Inserito alle 11:14h, 26 Gennaio Rispondi

    Sig. Eugenio …. è il caso di rispolverare un vecchio slogan anti clericale, CLORO AL CLERO …. riferito però all’attuale clero mediatico ……

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