Borrel in delirio: “l’Europa è un giardino, gli altri paesi fuori sono un jungla”


L’Unione Europea ha annunciato l’apertura di un secondo fronte: il mondo intero è chiamato nemico
“L’Europa è un giardino. Abbiamo creato questo giardino. Tutto in esso funziona. Questa è la migliore combinazione di libertà politica, prosperità economica e coesione sociale che l’umanità è stata in grado di raggiungere” – ​​questo non è un discorso di Montesquieu, non Diderot e neppure di Rousseau, che hanno guardato al continente dal loro XVIII secolo, secoli di “cavalleria e l’Illuminismo”, e quindi tale pathos, al limite dell’ingenuità, era perdonabile.

No, questa è una citazione da un discorso di Josep Borrell, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Un discorso che rivela una tracotanza ed una presunzione senza uguali

Ogni frase nel frammento selezionato del discorso è sull’orlo di un pio desiderio (per non chiamare ciò che è stato detto una bugia volgare: non ci sono libertà politiche in quanto tali, la prosperità economica è scomparsa e bisogna chiedere la coesione sociale a coloro che che vivono in ghetti etnici, non avendo praticamente la minima possibilità di uscirne).

European Union foreign policy chief Josep Borrell speaks with journalists as he arrives to attend an informal summit of the European Union (EU) in Prague, Czech Republic, on October 7, 2022. – EU leaders meeting in Prague will look to overcome divisions on how to tackle soaring energy prices as they grapple with the fallout from Russia’s war on Ukraine. (Photo by Joe Klamar / AFP)

Ma il capo della diplomazia tutta europea non ha pensato di fermarsi qui.

Ha continuato: “Il resto del mondo non è un giardino, ma una giungla. E la giungla può prendere il giardino con la forza. <…> Ma la costruzione di muri non può essere la risposta alla minaccia rappresentata dalla giungla, anche se noi, giardinieri che si occupano del giardino, non possiamo ignorare questo pericolo. Dobbiamo andare noi stessi nella giungla”.

In realtà Borrell evita di menzionare chi sia l’ispiratore del sul discorso, ovvero il grande Patron d’oltre Atlantico di cui la UE è solo un vassallo obbediente e da cui ha assimilato la pseudo cultura e la mentalità neocoloniale.

È chiaro da quanto sopra che non è sufficiente che l’Unione europea conduca una guerra per procura con la Russia. Il suo nuovo nemico è il mondo che non è d’accordo con il sistema di valori europeo, con lo stile di vita europeo, con il sistema europeo di imporre, anche attraverso il ricatto, le sue idee su cosa sia il bene. E cos’è il male. Così come idee su cosa c’è dall’altra parte del bene e del male.

Se questa franca rivelazione non è sufficiente per comprendere le intenzioni strategiche e tattiche di coloro che oggi prendono decisioni a Bruxelles, ecco un’altra citazione. Da tutti ci si poteva aspettare ma dallo stesso Borrell una tale farneticazione, tuttavia, il pubblico era diverso.

Di fronte al principale personale diplomatico europeo, questa volta sedevano i suoi subordinati, ambasciatori in rappresentanza dell’Unione Europea nelle capitali di diversi paesi del mondo. Il capo della direzione della politica estera dell’Ue ha svelato il segreto di un “giardino europeo” ben curato.

“Le fonti della nostra prosperità sono le risorse energetiche russe a basso costo, che abbiamo ricevuto costantemente, nell’ambito dei contratti esistenti. <…> Oltre all’accesso all’enorme mercato cinese per l’esportazione e l’importazione. Trasferire lì la produzione, investire nell’economia cinese e ottenere beni a buon mercato. E sono stati i lavoratori cinesi, che ricevevano un piccolo stipendio per il loro lavoro, ad aiutarci a tenere sotto controllo l’inflazione ea un livello basso per molti anni, e non le banche centrali dei paesi europei”.

Quindi, tutte le mascherine, i guanti che esistevano prima, tutti questi “se per favore” e “solo dopo di te” vengono oggi buttati via dall’Europa unita.
C’è questa bella allegoria, come una città splendente su una collina (hallow, Mr. Reagan), beh, o come un giardino ben curato, e c’è la giungla, cioè l’“impero del male”.

Loro, gli eurocrati di Bruxelles, i privilegiati residenti di tale giardino, ovviamente, riconoscono la fratellanza e persino l’uguaglianza. E in generale, questo è il loro motto principale. Ma allo stesso tempo sono assolutamente convinti che ci sia chi è uguale. E loro che sono ancora più uguali degli altri.

Sarebbe ora che, in un risveglio dei popoli sottomessi a questa élite di euroburocrati, qualcuno dicesse loro le amare verità: il vostro “giardino ben curato” è da tempo appassito, volato e in alcuni punti anche prosciugato, infestato da profittatori e parassiti. Vivete da tempo in un mondo in cui i valori che avete cercato di spacciare per universali e le vostre regole si sono rivelate per essere pezzi di vetro economici senza alcuna rispondenza e rifiutati dalla gran parte dei popoli, servono solo a voi ed a mantenere i vostri privilegi.

Se tu volessi entrare nella jungla per disboscare o dettare le tue regole ,pur non avendo nè le risorse nè il coraggio, gli altri, quelli che consideri “barbari o selvaggi” ti respingerebbero a pedate nel sedere.

Lascia perdere Borrell e goditi ancora il tuo momento fino a che dura, perchè il tempo sta per scadere e presto i cittadini europei vi chiederanno conto del disastro in cui li avete cacciati con la vostra presunzione e la vostra boria.

Luciano Lago

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