Bolsonaro in Brasile: un clone di Trump in salsa carioca ?


di Luciano Lago

Inizia il nuovo anno con la presa di possesso del neo presidente Bolsonaro in Brasile (il Trump brasiliano) in pompa magna con una scena totalmente militarizzata dalle massicce misure di sicurezza.
Si discute su quali siano le aspettative per la presa del potere di Jair Bolsonaro in Brasile ed i pareri sono discordi.

Risulta molto chiaro che il grande dispositivo di sicurezza messo in atto per l’investitura di Bolsonaro manda un messaggio che in Brasile è in atto un nuovo corso dove il governo avrà il massimo dell’appoggio da parte del settore militare e questo è stato uno spettacolo mediatico che ha voluto impressionare le masse del paese carioca.

Jair Bolsonaro, militare della riserva e politico di lungo corso, il nuovo presidente del Brasile si è dichiarato apertamente anticomunista e si è mosso per ottenere i consensi e l’appoggio della destra conservatrice, quella delle grandi imprese e dei grandi produttori latifondisti , oltre a quella degli evangelisti e dei militari. Bolsonaro è un presidente che si dichiara contro la corruzione ma già nove ministri del suo governo hanno pendenze con la giustizia e il suo programma si caratterizza per l’applicazione di un modello economico ultra liberista.
Il panorama che si presenta del Brasile è quello di un paese spaccato, in preda a una forte ondata di violenza, e anche polarizzato fra coloro che hanno eletto Bolsonaro per avere più ordine e sicurezza e quelli che oggi hanno molta paura di un governo che si prevede neomilitarista, repressivo ed autoritario.
Le promesse che ha fatto il neo presidente Bolsonaro sono quelle di combattere la corruzione, restaurare la Patria liberandola dalla irresponsabilità economica, dalla criminalità e dalla sottomissione ideologica per unire il popolo e valorizzare la famiglia, rispettare le religioni e la tradizione “giudaico cristiana” combattendo il gender e le altre forme di deviazione…
Le promesse fatte da Bolsonaro in economia sono quelle di liberalizzare l’economia e la prima riforma di Bolsonaro preannunciata è quella di ridurre la spesa pubblica e in particolare le pensioni oltre a propositi di ridurre la burocrazia e procedere a un massiccio piano di privatizzazioni che includono anche la Petrobas, la grande società petrolifera brasiliana (un grosso regalo al grande capitale transnazionale).
Per quello che riguarda la posizione internazionale del Brasile, Bolsonaro sembra un clone di Trump in salsa brasiliana con i suoi propositi di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, di combattere contro i governi socialisti e antiamericani del continente latino-americano, quali Venezuela, Cuba e Nicaragua, allineandosi totalmente con le politiche di Washington ed anzi dando la disponibilità del Brasile per i progetti di rovesciamento di regime in questi paesi, a partire da quello di Caracas.
L’aspetto più preoccupante di Bolsonaro è la sua appartenenza religiosa ed ideologica con la setta degli evangelisti, la corrente pseudo cristiana eretica, fortemente ideologizzata dal sionismo che in Brasile ha preso molto piede in alcuni settori della popolazione.

Donne cmanifestano ontro Bolsonaro


La contraddizione di Bolsonaro è piuttosto evidente fra i suoi propositi di liberare il Brasile dai vincoli ideologici, dal retaggio del marxismo di sinistra, mentre lui, per quello che dice, si presenta come un personaggio del tutto ideologizzato dalla concezione neoliberista e dalla dottrina evangelista/ sionista che predica sulla base di una visione messianica del destino dei popoli e della supremazia di Israele sugli altri popoli del Medio Oriente.
Un personaggio che impersona perfettamente il programma ideologico redatto dalla destra neoconservatrice americana di matrice neocon e sionista. Un programma già esposto ed esportato in Europa dall’ideologo statunitense Steve Bannon con il suo movimento (The Movement) fondato assieme al socio belga, l’avvocato Mischel Modrikanen, ex presidente della sinagoga di Bruxelels e ideologo del neosionismo.
Si aspetta di vedere quali saranno le prime mosse del neopresidente circa la politica interna e le decisioni di carattere economico ma, se la sua agenda rimane quella esposta nel corso della campagna presidenziale, per il Brasile si preannuncia una svolta antipopolare e fortemente autoritaria, oltre ad un allineamento totale alle istanze imperiali di Washington e della presidenza Trump.
L’elezione di Bolsonaro in Brasile in definitiva si prevede come un passo in avanti per per riportare il Brasile e gli altri paesi dell’America Latina alla disciplina del “patio trasero” (cortile interno) degli Stati Uniti quale riserva di risorse e di mano d’opera a costo ridotto.

3 Commenti

  • Christian
    3 Gennaio 2019

    Brasiliani, lo avete in maggioranza votato? Pur essendo chiaro il suo passato e il suo programma?? Bene. Mo so cazzi vostri. Questo discorso vale anche per l’Argentina dove il popolo a grande maggioranza manifesta contro Mauricio Macrì e il suo liberismo e le sue politiche di riconsegnare l’Argentina nelle fauci del Fondo Monetario Internazionale. La stessa maggioranza del popolo che in Argentina adesso protesta, è la stessa che lo ha votato e ha fatto sì che si insediatasi, nonostante i suoi orirntamenti fossero del tutto noti a chiunque si fosse preso la briga di spendere dieci minuti per fare una piccola ricerca su Macrì. L’avete votato, dopo che i governi socialisti dei Kirchner marito e moglie hanno resuscitato il Paese distrutto dal default e ridato fiato al popolo? Si? Benissimo, ma poi abbiate la COERENZA di non manifestare contro chi avete votato solo un anno prima a maggioranza di popolo, perché non ci voleva certo Nostradamus per rendersi conto di che tipo di personaggi sono Macrì e Bolsonaro e altri dello stesso tipo. Della serie: avete voluto (a Maggioranza) la bicicletta di Macrì e Bolsonaro? Adesso pedalare.

    • atlas
      4 Gennaio 2019

      non sono democratico, quindi non sono mai entrato in un’urna in vita mia, ma qui se pensiamo che gli operai hanno votato Berlusconi…

      in Argentina e Brasile chissà cosa c’è sotto, ma di fatto la Russia pare li abbia persi tutti e due in poco tempo. Questo documentario è chiarissimo e molto triste allo stesso tempo

  • gino
    4 Gennaio 2019

    concordo con l’articolo ma con una grave precisazione: gli “evangelici” non sono una “setta”, qui in brasile si chiamano così tutte le chiese protestanti e hanno 50 milioni i seguaci, le sedi negli USA e sono padrone di alcuni dei maggiori media.
    bolSOMARO è un agente americano israeliano i cui obiettivi sono i soliti ella destra sudamericana: affamare il popolo e regalare il paese allo straniero.

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