Beppe Grillo ed il 5 Stelle ad un punto di svolta

di Luciano Lago

Beppe Grillo ed il 5 Stelle ad un punto di svolta: dare il calcio definitivo all’eurocrazia ed all’euro o adeguarsi al sistema.

Dal palco dei suoi ultimi comizi e sul suo blog, Beppe Grillo ha tuonato contro l’Europa dei banchieri e burocrati di Bruxelles che decidono sopra la testa di tutti i cittadini e contro il famigerato trattato del “Fiscal Compact” che va abolito.
Bisogna dare atto a Grillo che questi attacchi contro l’Eurocrazia li ha pronunciati molto chiaramente così come vengono pronunciati da tutti quei vari movimenti anti eurocrazia che sono attivi in Italia e negli altri paesi europei ma con i quali Grillo rifiuta di apparentarsi (dall FN della Marine Le Pen in Francia, al PVV di Geert Wilders in Olanda, all’FPO di Heinz Christian Strache in Austria).

In particolare Grillo ha preannunciato che il suo movimento, una volta entrato come forza politica in Europa, chiederà l’abolizione del Fiscal Compact, il trattato che stabilisce l’obbligo del pareggio di bilancio e che obbliga gli stati a raggiungere  il parametro stabilito del 60% del rapporto deficit/PIL entro un arco di tempo e di conseguenza per l’Italia (il paese più indebitato assieme alla Grecia) questo comporta il taglio dal bilancio pubblico di una cifra corrispondente a circa 50 miliardi l’anno oltre ai versamenti previsti dall’altro trattato, quello del MES/ESM, il Fondo Salva Stati (in realtà salva banche) per il quale devono essere versati 125 miliardi in 5 anni (51 già versati dai governi Monti e Letta).
Questi dunque sono gli impegni già sottoscritti dai politici di maggioranza al governo e nel Parlamento italiano, con il pareggio di bilancio (derivante dal trattato F.C.) fatto inserire in Costituzione nel 2012 con modifica agli art.81, 117 e 119, senza molto clamore con l’”aum aum” di tutti i partiti con eccezione di Lega Nord e UDV.
Grazie a tali vincoli risulta evidente che è del tutto illusorio parlare di crescita economica e di ripresa economica per l’Italia, un paese super indebitato che deve già pagare circa 80/100 miliardi l’anno di interessi alle banche al quale viene prescritto di tagliare altri 50 miliardi l’anno dal bilancio pubblico, obbligato anche a versare altri 125 (una parte già versati) per il MES, si tratta di una grande truffa propagandistica che viene propinata dai servitori dell’eurocrazia in Europa ed in particolare dall’”illusionista fiorentino” che cerca di accaparrarsi il consenso elettorale con la promessa degli 80 euro ai lavoratori dipendenti a basso reddito.

In realtà è illusorio pensare che basterebbe bloccare il Fiscal Compact per sottrarsi al principale vincolo finanziario europeo, questo perché c’è di più, molto di più in arrivo per bloccare qualsiasi scappatoia per i paesi che volessero uscire dalla gabbia dell’euro e del Fiscal Compact. In arrivo la nuova trappola, l’ERF (European Redemption Found) si tratta del nuovo trattato architettato dalla Germania e da Barroso, in sostituzione degli eurobond (inaccettabili per la Merkel) che prevede in sostanza il versamento delle quote eccedenti il debito pubblico oltre il 60% del PIL ad uno speciale fondo di garanzia che sarebbe gestito da un apposto organismo finanziario, dotato di autonomia totale rispetto sia ai governi che alla Commissione Europea che vincolerebbe i governi per 20 anni a versare queste quote con possibilità di esproprio dei beni pubblici per i governi insolventi. Una trappola micidiale per paesi come l’Italia sotto il ricatto del debito.
In pratica si tratterebbe di altre 50 miliardi all’anno da versare ad una super struttura finanziaria fuori da ogni controllo dagli stati e dotata di poteri autonomi. Vedi: peggio dell’euro arriva l’ERF
Grillo ed il suo movimento, arrivati a questo punto, a questo tornante della Storia, devono dire chiaramente cosa vogliono fare perché non c’è più tempo per tergiversare o per essere ambigui: soltanto una procedura di uscita dall’euro e la rinegoziazione dei trattati europei permetterebbe all’Italia di sottrarsi ad un avvenire di paese super indebitato con l’eurocrazia, affossato in una recessione permanente, sottoposto alla svendita del suo patrimonio pubblico, sottratto ad ogni controllo democratico e vincolato al sistema dell’usura bancaria per almeno un’altra generazione.
Non esiste nessuna possibilità di referendum sull’euro (peraltro incostituzionale) e non è previsto che un singolo stato possa recedere dagli impegni già sottoscritti se non con una decisione presa a livello governativo in funzione di un cambio di regime politico e sulla base di una denuncia di illegittimità costituzionale delle norme sottoscritte dai precedenti governi (vedi prof. Guarino: l’UE illegale e antidemocratica ).
In precedenza, nel nostro articolo (vedi) abbiamo rilevato le dichiarazioni rilasciate dal dr. Casaleggio in una intervista al Fatto Quotidiano con le quali si sosteneva la legittimità dell’euro e del debito pubblico italiano come fatti consolidati anche se con critiche alla gestione fatta dai governi precedenti. Abbiamo rilevato la contraddittorietà di queste dichiarazioni con quanto affermato da Grillo e da altri esponenti del movimento, con l’effetto di ricevere una valanga di insulti e di critiche arrivate dai militanti grillini.

Vedi: Casaleggio getta la maschera.

Tanto meglio così, questo significa che il messaggio è stato letto.

Va bene fare pulizia (come dice Grillo) e liberarsi della casta politica e delle varie lobby che hanno fatto strame di questo paese indebitandolo e privandolo di qualsiasi sovranità ma ormai non basta più, i poteri forti, quelli della grande finanza stanno giocando sporco: il piano è quello di ingabbiare i popoli con nuovi trattati in modo che non possano più rialzare la testa e riprendersi la sovranità perduta.
Lo stesso Grillo lo ha detto: “…le decisioni prese in Europa hanno effetti devastanti sul futuro delle prossime generazioni ma nessun cittadino europeo può interferire…”
Esattamente di questo si tratta: i trattati europei come il Fiscal Compact, il MES, ed adesso il nuovo ERF che sarà approvato subito dopo le elezioni europee (guarda caso) avranno un effetto devastante per le prossime generazioni ma siamo in tempo a bloccare questo processo con una immediata richiesta di attivare la procedura di uscita dall’euro per l’Italia e collocarsi fra quei paesi come la Polonia, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Ungheria, ecc.. che sono in Europa ma fuori dall’euro e per i quali questi trattati non hanno valenza. Non esiste un’altra soluzione, il tempo è scaduto.

A questo punto ci chiediamo quale è la linea ufficiale del movimento? Quella dei 7 punti enunciati che prevedono, tra le altre cose, il referendum sull’euro e l’adozione degli eurobond? Sono entrambi irrealistici e privi di effetti pratici.
Grillo ed il suo movimento sono ad un punto di svolta: richiedere nettamente e senza equivoci la fuoriuscita dall’euro e dai trattati UE o rimanere nella posizione (espressa da Casaleggio) irrealistica ed ambigua, conforme al sistema, di chi parla genericamente di cambiare la gestione dell’euro ed accettare per buone le tesi della grande finanza che il problema dell’Italia sia il debito (quello creato dal sistema dell’usura) e che sia quindi necessario tagliare la spesa pubblica.
Una grande responsabilità è oggi sulle spalle di Grillo e del movimento, essendo divenuto questo numericamente la prima forza di opposizione nel paese.
Coloro che avevano riposto fiducia nel movimento di Grillo per un cambiamento rivoluzionario non si accontentano più di fare fuori la casta politica parassitaria agli ordini dell’eurocrazia, si aspettano che ci sia una definitiva frattura con questa Europa delle banche e della finanza.

 

Nessun commento