Basta con la retorica dell’articolo 11 della costituzione


di Antonio Catalano

Da ogni pizzo si tira in ballo la Costituzione, per ultimo il solito Benigni che ormai definire giullare di corte è offensivo per chi svolgeva un tempo questa professione. Una costituzione che viene tirata di qua e di là a seconda delle circostanze, poi la realtà va avanti per conto suo… naturalmente con la benedizione della Carta.

È ormai stucchevole la storia che la costituzione «ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Tirano in ballo il famoso art. 11 sostenitori e contestatori di interventi militari oltralpe, entrambi per nobilitare la propria posizione, come se davvero l’Italia godesse dell’autonomia di decidere come e in che misura partecipare a scenari di guerra.

Si ha un bel dire che siamo un paese alleato della Nato, questa è semplicemente una frottola; l’Italia è nient’altro che un paese occupato dalla Nato, perché uscito sonoramente sconfitto dalla seconda guerra mondiale; quindi la costituzione del ’48, senz’altro apprezzabile nell’enunciazione di alcuni principi, è la carta di una nazione a sovranità (pesantemente) condizionata. Ciò che conta, a proposito di guerra, è l’art. 5 dello statuto della Nato, quello che stabilisce che l’offesa a un membro dell’alleanza implica lo stato di guerra per tutti, dove naturalmente il concetto di offesa è molto ma molto elastico, basta ricordare i casi jugoslavi iracheni afghani libici… ucraini. I vincenti della seconda guerra mondiale (nella nostra sfera d’influenza) hanno dato all’Italia la possibilità di verniciarsi di pacifismo… perché in effetti l’Italia non avrebbe potuto decidere nessun intervento armato se non quelli dettati dalla Nato. Un paese è sovrano solo a condizione che possa svolgere la fondamentale funzione di difesa armata, altro che pacifismo (alla fine sempre interventista… dalla parte “giusta”). Se solo le nazioni sottoposte ai trattamenti di “peacekeeping” avessero avuto la possibilità di difendersi, i vari Milosevic Saddam Gheddafi non avrebbero fatto la fine che hanno fatto e i loro paesi non sarebbero stati ridotti a macerie.

Si abbandoni quindi la retorica della costituzione che ripudia la guerra, lo stato italiano rinuncia “solo” alla sovranità in materia di armi e guerra delegando questi strumenti a un altro ente (Nato) che li gestisce per suo conto. La parte politica che si oppone al coinvolgimento bellico in Ucraina darà maggior senso e forza alla propria battaglia non appellandosi lamentosamente all’art. 11, ma dissociandosi dalla logica guerrafondaia dello schieramento Nato e riconoscendo che in merito alla questione ucraina la Russia difende il proprio diritto a esistere nei modi che decide lei, non gli Usa. Togliere di mezzo la retorica dell’art. 11 significa solo (poco?) dare chiarezza alla battaglia politica di chi ritiene fondamentale che il nostro paese non partecipi a guerre di natura imperialistica e quindi di sfruttamento dei popoli.


Fonte: Antonio Catalano

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