Indignazione internazionale per l'ulteriore crimine commesso dall'Esercito Israeliano ai danni di una scuola dell'ONU dove alloggiavano i rifugiati, in maggioranza bambini C'è anche almeno un dipendente del personale delle Nazioni Unite tra le vittime dell'attacco portato questa mattina nei pressi di una scuola Onu che ospitava sfollati a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Almeno 10 morti e diversi i feriti. Lo ha fatto sapere Robert Turner, direttore delle operazioni per l'agenzia per i rifugiati palestinesi (Unrwa) nella Striscia di Gaza. Turner ha aggiunto che le prime conclusioni indicano che l'esplosione è stata il risultato di un attacco aereo israeliano vicino alla scuola, che forniva rifugio a 3mila persone. - Vedi: rainews/articoli/attacco-a-scuola-a-rafah-anche-un-membro-dello-staff-onu-tra-i-morti-gaza-- L'Agenzia Onu per gli aiuti ai rifugiati palestinesi (UNRWA) ha detto di aver perso nove membri del suo staff dall'inizio dell'offensiva israeliana su Gaza, lo scorso otto luglio.

di David Hearst Dietro l’attacco dell’esercito israeliano a Gaza ci sono molte mani. Agli Stati Uniti non dispiace che Hamas ed i palestinesi stiano ricevendo una similare stangata. Quando la Domenica arrivavano le immagini della carneficina nelle strade di Shejaiya, John Kerry dichiarava, durante il programma Meet the Press del canale NBC, che "Israele aveva tutto il diritto a difendersi" e l’ambasciatore statunitense da Shapiro ha affermato, nel canale Channel 2 News di Israele, che "gli Stati Uniti cercherebbero di contribuire a rafforzare le forze moderate a Gaza", alludendo chiaramente all’Autorità Palestinese. Neanche l’Egitto si trova prostrato per il dolore dei fatti di Gaza. Dopo che Hamas aveva rifiutato la tregua il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry aveva colto l’occasione per incolpare Hamas per la morte dei tanti civili. Né a Netanyahu né ad altro dei due associati interessa tanto come si regolerà quello che è il "terzo socio" non dichiarato di questa nefasta alleanza, visto che di per se stesso nessuno di loro potrà dare la copertura che servirebbe per una operazione militare di simile ferocia E questo non può arrivare da un padrone angustiato ma comunque impotente come gli Stati Uniti. Questo permesso potrebbe soltanto arrivare da un “fratello arabo”.

La giornalista  irachena Dalia AlAqidi lancia «una campagna aperta a tutti». La collega libanese Dima Sadeq annuncia il tg indossando una t-shirt con la N araba dei cristian Incurante delle possibili conseguenze del suo gesto clamoroso, la giornalista Dalia AlAqidi (nella foto in alto), dipendente dell’emittente irachena Sumaria, si è messa una croce al collo e si è scagliata dalla tv contro il «fascismo politico islamista», unendosi alla schiera di quei musulmani iracheni che a proprio rischio e pericolo hanno deciso di difendere i cristiani dalla persecuzione dello Stato islamico. Perché «colui che tace sulla giustizia è un diavolo muto», ha detto la donna. «UNA PERDITA PER TUTTI». AlAqidi ha deciso di presentarsi in tv con la croce al collo non solo perché dalla città di Mosul, da giugno nelle mani dei terroristi islamici guidati dal “califfo” Al Baghdadi, è scomparsa una comunità cristiana che contava migliaia di fedeli, ma anche per «il bene dell’intero paese». Interpellata dal quotidiano libanese Al Nahar, la giornalista ha invitato i suoi connazionali e l’Occidente a chiedersi: «Quali benefici potrebbero trarre la storia e la civiltà da un ritorno al passato oscurantista?». Secondo la donna, infatti, l’esodo dei cristiani è grave per tutti. «I cristiani fanno parte della popolazione indigena di questa terra e non possiamo andare avanti senza di loro, né senza qualche altra componente dell’Iraq».

di Mark Hackard Sergei  Glazyev  è un consigliere economico chiave del presidente Putin. In questa intervista del 21 luglio con Alena Berezovskaya della rivista Rusinform, Glazyev discute la posizione della Russia nella geopolitica globale, l'economia, l'attuale crisi in Ucraina e lo stato della nascente Novorossia. AB: Buon pomeriggio! In questa conversazione con Lei vorrei toccare un po' di temi: le possibilità di un partenariato tra Ucraina e Russia tenendo conto delle nuove realtà, la lotta dell'Occidente contro la Russia e il relativo ruolo dell'Ucraina, la questione Crimea. Ma vorrei cominciare con l'ideologia. Tutte le unioni, gli stati e i regimi hanno un loro carattere, un'idea propria. L'arma principale dell'Occidente è la democrazia: la lotta per la libertà e i diritti umani, che a volte diventa la subordinazione della maggioranza alle minoranze sessuali ed etniche. E poi c'è l'ideologia dell'Unione Eurasiatica. Qual'è la sua essenza? [...] SG: L'ideologia eurasiatista consiste in una semplice idea: siamo tutti legati da un destino storico e dobbiamo costruire un futuro comune, al contempo rispettando le reciproche sovranità e osservando i principii di mutuo beneficio, enfatizzando la nostra affinità storica. Questo è ciò che ci differenzia dall'Unione Europea. Nel suo obiettivo di espansione, l'UE pratica una metodologia di doppio-pesismo, usando la forza, la frode e la tecnologia politica.

Di Brandon Smith Più di un anno fa pubblicai un saggio intitolato "La bugia del cardine: come il collasso globale verrà venduto alle masse". Quel saggio trattava degli sforzi compiuti dalla sempre malevola Rand Corporation per creare un racconto falso attorno alla possibilità di collasso globale. La teoria del cardine, come venne chiamata dal suo creatore ed impiegato della Rand Corp., John Casti, credo sia il futuro della propaganda. Ogni crisi orchestrata ha bisogno di un'intelligente storia di copertura, e la teoria del cardine ci dice che ogni catastrofe umana è un mero prodotto naturale della iper-complessità dei vari sistemi. Proprio così: non vengono messe in conto la geopolitica false-flag o la cospirazione dell'elite, non viene riconosciuto il caos creato deliberatamente: tali cose non esistono nel mondo dei "cardini". Piuttosto, la Rand Corporation vorrebbe farci credere che il mondo è un enorme gioco di Jenga, e che i pezzi di supporto si tolgono da soli dalla struttura barcollante per magia e per coincidenza casuale.

di Angelo Stefanini La Palestina è un grido di dolore dell’umanità. Pubblicare la “Lettera aperta al popolo di Gaza” su una rivista come il Lancet è segno di grande coraggio che indica come essere fedeli alla responsabilità sociale del professionista della salute comporti scelte difficili. “Il pregiudizio anti-Israele ai suoi massimi livelli”[1], “Un giornale peer-reviewed antisemitico”[2], ”Un giornale fazioso e vergognoso”[3]. Questi sono soltanto alcuni degli appellativi riservati a una delle riviste mediche più importanti a livello mondiale, The Lancet. La sua colpa sarebbe di essere “palestinizzata”[4], ossia di dare voce ai problemi di salute e assenza di diritti umani dei palestinesi. Il Zionist Central Council of Greater Manchester ha addirittura lanciato una vera e propria campagna per mettere fine al pregiudizio anti-Israele della rivista medica The Lancet[5]. Nel 2009 il suo direttore, Richard Horton, ha accettato l’invito della comunità accademica e scientifica palestinese di fornire sostegno per diffondere ricerche e pubblicazioni sulla situazione sanitaria del territorio palestinese occupato. È nata così la Lancet Palestinian Health Alliance che ogni anno organizza una conferenza i cui abstract vengono ospitati sulla rivista. Nel contesto palestinese di sofferenza quotidiana fatta di occupazione militare, espropriazione di terra, difficoltà al movimento, oppressione e violazioni quotidiane di diritti fondamentali, è comprensibile come la salute sia profondamente dipendente da tali predominanti determinanti sociali e politici. Le ricerche scientifiche che mostrano questa associazione diventano facile bersaglio da parte chi propugna il mito della neutralità della scienza.

LA PAZ: Mercoledì la Bolivia ha ritirato un accordo con Israele per l'esenzione dai visti internazionali, e lo ha dichiarato uno stato terrorista. Il presidente Evo Morales ha annunciato la mossa durante il discorso con un gruppo di educatori nella città di Cochabamba. "Significa, in altre parole, che stiamo dichiarando (Israele) uno stato terrorista," ha affermato. Dal 1972 il trattato aveva permesso agli israeliani di viaggiare liberamente in Bolivia senza visto. Morales ha dichiarato che l'offensiva a Gaza dimostra "che Israele non garantisce i principii di rispetto per la vita e gli elementari precetti di diritto che governano la coesistenza pacifica ed armoniosa della nostra comunità internazionale."

di Marco Della Luna Il fenomeno “Matteo Renzi” ha comportamenti di notevole rilevanza per lo psicologo e lo psichiatra, anche se non necessariamente di rilevanza clinica. Partiamo del suo ormai famoso discorso in “inglese” di 30′ a braccio a Venezia ( vedi  Matteo Renzi e l'Inglese ), davanti a un pubblico internazionale. Diversi siti lo hanno ripreso e rilanciato perché ridicolo nella sua goffaggine e inadeguatezza, col suo inglese inventato sul momento e pronunciato in toscano. Un sito  The Matteo Zone riporta il giudizio di una istituto per la lingua inglese che, dopo avere ascoltato qualche minuto di Renzi che parla, lo ha classificato, ai fini dell’insegnamento, nella classe dei principianti. Visionare fino in fondo questa sua prestazione pubblica ci ha creato disagio e imbarazzo. Non potevamo credere che un premier, soprattutto nella posizione di presidenza dell’UE, si esponesse in un tale modo, coinvolgendo il Paese che rappresenta. Una persona normale è portata a pensare che mai si esibirebbe in quel modo, a meno che fosse un buffone e lo facesse per suscitare ilarità, ma questo non era il caso. Renzi non fa il buffone. Non cerca di far ridere. Fa sul serio.

Pubblichiamo una "ottimistica" previsione del noto analista Paul Craig Roberts Ho appena sentito alla National Public Radio due cose che hanno totalmente distrutto quel minuscolo briciolo di fiducia che ancora avevo nella leadership americana. Ho concluso che il termine "americano intelligente" è un ossimoro. Le nostre elite hanno deciso che gli americani non sono abbastanza minacciati dalla guerra e dal caos economico, così stanno portando l'ebola virus in America. La Public Radio ha riportato che due persone infettate dal virus, che non ha cura ed è di solito mortale, stanno venendo trasportate all'Emory University Hospital di Atlanta, Georgia. Basta un colpo di tosse, uno starnuto, una goccia di saliva, e il virus è libero, in uno dei principali nodi di trasporto degli USA. Qualcuno vuole la pandemia? C'è poco dubbio che gran parte del mondo farebbe un gran respiro di sollievo se si sbarazzasse di Washington.

Cancellare i cristiani di Siria e Iraq per Riassociare Medio Oriente: condizione essenziale per uno scontro di civiltà? di Mahdi Darius Nazemroaya Storicamente, l' Oriente (il Levante) è il luogo di nascita del cristianesimo e delle più antiche comunità cristiane che hanno vissuto in esso e per tutto il periodo detto della "Mezzaluna Fertile" dall'inizio della storia cristiana. I primi cristiani si chiamavano "i seguaci" o persone del «Cammino», prima di adottare il termine cristiano; in arabo il loro nome antico era «Ahl Al-Deen». [1] Tracce di questo nome originale sono disponibili anche nel Nuovo Testamento della Bibbia e possono essere letti in V. S.Giovanni 14:5-7, Atti 9:1-2, Atti 24:4 e 14. Dalla Mezzaluna Fertile questa comunità cristiana si sparse in Africa, Asia ed Europa. Da quel momento le antiche comunità di cristiani, molti dei quali utilizzano ancora i dialetti siriani dell' aramaico nelle loro chiese, sono stati una parte integrante e importante dei tessuto sociale delle società pluriconfessionali della Palestina, Libano, Siria, Iraq, Turchia, ed Iran. Tuttavia, i cristiani del Levante e in Iraq sono tutti ora nel mirino degli integralisti.