di Luciano Lago Mentre i telegiornali danno notizia della decisione di Obama di procedere negli attacchi aerei contro le postazioni dell’esercito terrorista dell’ISIIS (Stato Islamico della Siria e del Levante) per evitare il genocidio delle minoranze cristiane, sciite e di altre confessioni presenti nell’area (già in fuga massiccia per sfuggire al massacro), un sacerdote cristiano maronita, Padre Paul Karam, attualmente il direttore della Caritas in Libano, il quale ha a suo carico gli sforzi per l’assistenza all’enorme numero di rifugiati siriani presenti in quel paese (calcolati in 1 milione e 600 mila), ha rivolto un appello alle potenze occidentali (USA, Francia e Regno Unito) perché queste cessino il sostegno militare, l’addestramento ed il finanziamento a favore dei gruppi terroristi che operano in Siria e che sono in buona parte sconfinati in Iraq. Inoltre il religioso ha chiesto ai governi europei di far interrompere il flusso di volontari (se ne contano a migliaia) che arrivano dai paesi europei per arruolarsi nell’Esercito dei Jihadisti che combattono in Siria per rovesciare il regime di al- Assad. Una spirale di sangue, di guerra e di terrorismo che si va espandendo nella regione e che ha portato al disastro umanitario della popolazione siriana.

L’offensiva israeliana ha ulteriormente aggravato la crisi idrica nell’enclave palestinese. Già prima dell’8 luglio, giorno in cui ha avuto inizio l’aggressione di Tel Aviv, la Striscia di Gaza stava affrontando grandi difficoltà nell’approvvigionamento d’acqua. Con l’inizio dell’offensiva israeliana, la situazione non ha fatto che peggiorare, portando moltissime famiglie al punto di non essere più in grado di disporre di acqua corrente o addirittura di dissetarsi. Il responsabile del sistema idrico di Gaza, Monther Shublak, ha dichiarato a Press Tv che “durante la prima settimana di offensiva, circa il 25 percento delle forniture d’acqua sono finite al di là delle linee israeliane. Ciò ha causato l’aggravarsi del livello di contaminazione sia delle scorte idriche che dell’acqua già presente nella rete di distribuzione”. Arwa Mhanna, portavoce dell’organizzazione umanitaria britannica Oxfam, ha rivelato a Press Tv che “la crisi idrica e le sue ripercussioni su un livello d’igiene ormai sempre più precario stanno costituendo una situazione estremamente critica nella Striscia”. Vaste aree di Gaza fanno uso di acqua malsana, che giunge alle abitazioni senza essere stata depurata.

Dal nostro corrispondente Come attestano le centinaia di migliaia di persone in fuga in Russia per sfuggire alla sanguinosa offensiva del regime ucraino, sostenuto ed appoggiato dall'Occidente contro le forze filo-russe in Ucraina orientale, il rischio di una guerra totale tra l'Ucraina e la Russia, che potrebbe coinvolgere le potenze occidentali, è in rapido aumento. Le truppe ucraine si preparano per fare l'assalto a Donetsk e Lugansk, le capitali della regione ribelle dell'Est di etnia russa, abitate da circa 1,5 milioni di persone prima che scoppiasse il conflitto che ha già causato lo sloggiamento di quasi 850.000 persone. "Noi ci stiamo preparando per liberare queste città. Per farlo si richiede un gran lavoro di preparazione, che include ai battaglioni (di volontari) per la difesa territoriale". Ha indicato ieri il segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale e di Difesa dell'Ucraina, Andrei Lisenko. I combattenti sono arrivati ieri nel quartiere di Petrovski, periferia di Donetsk, dove i residenti hanno denunciato esplosioni, scambio di colpi persistente e danni alle infrastrutture, secondo quello che le autorità locali di questa città abitata da un milione di persone prima dell’inizio del conflitto. “Secondo dati da confermare ci sono vittime tra la popolazione civile” ,ha informato l’assemblea locale di Donetsk.

di Eugenio Orso Che l’islam sunnita e rigorista sia un nemico mortale di qualsiasi forma di civiltà degna di questo nome, dovrebbe essere ormai un’evidenza. Proprio per questo gli assassini oscurantisti sunniti, dal Medio Oriente all’Africa, sono i mercenari prediletti delle forze neocapitalistiche che operano dal remoto (silenziando i media), in stretta collaborazione con le monarchie del Golfo (i “sauditi”). Gli islamisti radicali sunniti non hanno scrupoli, esercitano una violenza senza limiti e sembrano aver perso le caratteristiche umane. Ne sanno qualcosa i siriani, gli irakeni, i libici, i nigeriani. Eppure, proprio per questo sono i più adatti a “fare il lavoro sporco”, formalmente nel nome di dio, del profeta e degli antenati, ma concretamente favorendo l’ordine mondiale neocapitalistico (che solo in apparenza ci pare un caos). Cosa c’è di meglio della loro incontenibile e sanguinaria violenza per disarticolare gli stati, per distruggere le civiltà pregresse annientando qualsiasi opposizione, e per servire su un piatto d’argento, al grande capitale finanziario (capital gains + petrodollari), intere porzioni del mondo?

di  Andrew Korybko Continua il lento collasso dello Stato ucraino, questa volta con Poroshenko che cerca di assestare un colpo mortale ai resti della Rada, accusando “metà della Verkhovna Rada” di essere “una ‘quinta colonna’ eterodiretta, fazioni intere” dopo che non ha approvato una legge che definisce i governi di Donetsk e Lugansk organismi terroristici. Una tale azione avrebbe concesso una pseudo-legittimità agli Stati Uniti nel fare lo stesso, con l’intento ultimo di collegare il presunto supporto russo a questi soggetti con lo status di “Stato sponsor del terrorismo”. Con tali minacce, Poroshenko cerca volutamente di legarsi agli elettori nazionalisti ed intimidire gli ultimi politici pragmatici, nel tentativo di avere il controllo totale sullo Stato, proprio come il potere assoluto che detiene da oligarca sulla sua compagnia. In concomitanza, l’occidente appoggia appieno militarmente l’Ucraina, anche se è sull’orlo dell’implosione. Il risultato instabile di queste due tendenze è la discesa distopica dell’Ucraina verso la dittatura militare, il tutto con l’appoggio entusiastico dell’occidente nella sua ultima crociata antirussa.

di Thierry Meyssan Ognuno ha la sua opinione per spiegare i massacri commessi dallo Stato di Israele a Gaza. Mentre negli anni ’70 e ’80 vi si vedeva una manifestazione dell’imperialismo anglosassone, molti vi vedono oggi un conflitto tra ebrei e arabi. Ripercorrendo un lungo periodo – ben quattro secoli di storia - Thierry Meyssan, consulente di diversi governi, analizza le origini del sionismo, le sue vere ambizioni, e determina chi è il nemico. RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 5 AGOSTO 2014 La guerra, che continua ininterrottamente da 66 anni in Palestina, ha conosciuto una nuova svolta con le operazioni israeliane “Guardiani dei nostri fratelli”, e poi “Roccia inamovibile” (stranamente tradotta dalla stampa occidentale con l’espressione “Margine protettivo”). Chiaramente, Tel Aviv - che aveva scelto di strumentalizzare la scomparsa di tre giovani israeliani per lanciare queste operazioni e "sradicare Hamas" al fine di sfruttare il gas naturale di Gaza, secondo il piano enunciato nel 2007 dall’attuale Ministro della Difesa [1] - è stata spiazzata dalla reazione della Resistenza. Il Jihad islamico ha risposto inviando razzi di media gittata molto difficili da intercettare, che si aggiungono a quelli lanciati da Hamas.

di Luciano Lago Quello che è accaduto ultimamente nella Striscia di Gaza, la guerra con il suo carico di strage indiscriminata contro la popolazione civile e le atrocità commesse dalle forze armate israeliane che non hanno esitato a bombardare e colpire ospedali, scuole, centri ONU per rifugiati, moschee, centri per disabili, ambulanze ed incluso a cannoneggiare persino i bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia, ha giustamente sollevato una forte indignazione in tutto il mondo civile ed ha suscitato persino proteste ed appelli di alcuni degli stessi cittadini israeliani (esponenti della cultura ) che si sono vergognati del proprio governo dichiarando apertamente il proprio dissenso. Vedi Amira Hass L'indignazione è stata espressa sia con manifestazioni pubbliche avvenute nelle principali città di tutto il mondo (quasi ignorate dai media europei), sia a livello diplomatico con i molti paesi di tutto il mondo che hanno condannato la politica stragista attuata dall'esercito israeliano ed alcuni di questi stati hanno anche provveduto a richiamare gli ambasciatori "per consultazioni".

di Marco Della Luna In tutta l’Europa occidentale, con le riforme iniziate alla fine degli anni 70, il modello di sviluppo economico e giuridico favorevole al lavoro e alla crescita, di stampo keynesiano, è stato sostituito con un modello neomonetarista, diretto al trasferimento di redditi, ricchezza, diritti e potere politico dalla popolazione generale e dalle classi produttive alla élite finanziaria apolide, subordinando a questo fine antisociale e incompatibile coi principi costituzionali. Questo disegno, già ampiamente realizzato dall’UE e dalla politica italiana, è la radicale eversione del fondamento di legittimità dello Stato sancito dall’art. 1 e dall’art. 3 della Costituzione, laddove questo fonda la Repubblica sul “lavoro”, sulla democraticità, sull’eguaglianza giuridica e sostanziale (a tacere di molti altri principi basilari e inalterabili della Costituzione italiana e non solo di quella italiana). Quindi, come ampiamente documenta il magistrato Luciano Barra Caracciolo nel suo recente saggio Euro e (o?) democrazia costituzionale, l’insieme delle riforme e dei trattati introdotti in esecuzione di questo piano è radicalmente anticostituzionale e – aggiungo io – penalmente illecito siccome attentato contro la Costituzione commesso con mezzi violenti consistenti nel cagionare rischi di default pubblico e nel diffondere disoccupazione, allarme e grave sofferenza sociale.

di Salvatore Santoru Spesso l'Unione Europea viene paragonata all'Unione Sovietica. Al di là di quanto possa sembrare esagerato tale paragone, effettivamente ci sono alcune interessanti somiglianze. Difatti, l'UE come l'URSS si basa su un sistema centralizzato di tipo tecnocratico, dove le decisioni importanti vengono prese per volere dei pochi burocrati facenti parte della Commissione mentre il Parlamento le ratifica, un pò come il Parlamento sovietico ("Soviet Supremo") era tenuto a ratificare le decisioni del Politburo, i cui membri, come quelli della CE, non erano eletti da nessuno. Inoltre, come per l'URSS, l'integrazione dei diversi paesi parte dell'UE è basata sull'omologazione, invece che sul rispetto e la valorizzazione delle diversità di essi, e sul predominio degli standard economici su tutto il resto. Vi sono anche alcune somiglianze dal punto di vista della comunicazione, con il forte ricorso al politichese, e nella poca tolleranza delle posizioni critiche etichettate indistintamente come "populismo". Naturalmente ci sono delle differenze dal punto di vista economico: difatti l'UE è basata sulla dottrina neoliberista, quella che la giornalista e attivista canadese Naomi Klein chiama come la "dottrina dello shock economico", mentre l'URSS sul collettivismo statalista.

Di Gordon Duff Per la prima volta dal Vietnam gli americani sono divisi, perfino scagliati gli uni contro gli altri. Ne avevamo visto i primi accenni riguardo all'Ucraina: colleghi di lavoro e famiglie prendere parte, amarezza e rabbia. Tuttavia, nulla rispetto a quanto sta succedendo riguardo a ciò che è chiaramente un genocidio a Gaza. Il grande cambiamento è stato nei media mainstream. Non difendono più Israele, cosa che confonde molti. Con l'appoggio aperto del presidente Obama al "diritto di Israele di difendersi", il suo silenzio sull'assassinio di oltre 400 bambini, sui colpi diretti alle scuole e alle strutture dell'ONU, e ora la richiesta di un tribunale per i crimini di guerra, Obama è rimasto intrappolato nella sua stessa rete. Gli americani sono pronti a scagliarsi sul presidente e uno contro l'altro, risvegliati e arrabbiati; odi vecchi di decenni e perfino secoli sono stati risvegliati, come nel resto del mondo.