di Luciano Lago Le cose non sono mai quelle che sembrano in apparenza. Si batte all'unisono la grancassa dei media  circa l'"avvenimento storico" della fine del blocco nordamericano a Cuba, salutato da tutti gli opinionisti come il crollo del muro simbolico che gli USA avevano eretto contro il regime castrista dell'Avana, il riconoscimento di una strategia fallita attuata da Washington che ha apportato solo sofferenze e privazioni per il popolo cubano e l'irrigidimento del regime. Lo stesso presidente Obama ha tenuto un discorso con cui ha enfatizzato l'avvenimento e non si è risparmiato nella sua solita retorica nel citare "democrazia e diritti umani" come fattore determinante per l'isolamento di Cuba (peccato che lo stesso argomento dei "diritti umani" non valga per tante altre nazioni alleate degli USA, come ad Esempio Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, Israele), tralasciando di nominare i tanti regimi dispotici che Washington ha sostenuto negli ultimi 30 anni.

di Marco Della Luna I “dissidenti” dell’ala sinistra del PD hanno montato e stanno menando per l’aia, da tempo, rumorosamente, inconcludentemente, una apparente battaglia interna su temi interessanti ma marginali ai fini pratici, ai fini dell’emergenza, temi quali il Jobs Act, che in fondo introduce cambiamenti modesti rispetto a quanto già fatto dai governi precedenti. I “dissidenti” criticano Renzi sui aspetti limitati e su qualche principio, mentre la critica reale sarebbe quella sui risultati pratici del suo governo e su dove ci sta portando in concreto e a breve. Cioè, sarebbe chiedergli di andarsene e togliergli la fiducia semplicemente perché ha completamente fallito e non ha un piano alternativo, e si difende solo mentendo sui dati e attribuendo la colpa a capri espiatori come i gufi, i frenatori, i dissidenti, i conservatori. Il dato di realtà è che, anche con lui, continuano a crescere disoccupazione, indebitamento, deficit, pressione fiscale.

di Francesco Trupia l ritorno di Vojislav Šešelj a Belgrado lo scorso 12 novembre ha scatenato in pochi giorni un vero ciclone politico, nonostante lo storico leader del Partito Radicale Serbo non rappresenti al momento un serio pericolo per il governo Vučič. Ad oggi la Serbia, intenta nel rinforzare i già saldi rapporti con il Cremlino ed il proprio status di candidato ufficiale a membro dell’Unione Europea, si trova inserita in una serie di sfide regionali che sembrerebbero quantomeno capaci di influenzare il futuro del Paese. Rientrato a Belgrado dopo undici anni grazie ad un permesso della corte dei giudici internazionali del Tribunale dell’Aja, a cui si era spontaneamente consegnato per le accuse riguardanti gli eventi dell’autunno 1991 in Croazia e Bosnia, Vojislav Šešelj è apparso da una parte indebolito dalla malattia, ragione per cui ne è stato definito il rilascio, ma dall’altra tutt’altro che rassegnato nel suo orgoglio politico.

di Anacronista Dovrebbe essere un fatto talmente ovvio e scontato da far sentire in imbarazzo chi lo metta in evidenza; invece, non solo di tale banale realtà non si parla mai (e non a caso), ma il comportamento generale del mondo moderno indica chiaramente che all'ovvio si è sostituito il pazzesco. Mi riferisco alla ricchezza e al denaro. Che cosa sono? I due concetti sono completamente distinti, ma vengono ormai talmente confusi da essere praticamente interscambiabili. Mentre il telegiornale ci parla di ricchezza, ci mostra immagini di invitanti mazzette di banconote; i ricchi, secondo le statistiche, sono quelli con tanti zeri sul conto in banca. Scatta così l'associazione automatica tra ricchezza e denaro: associazione falsa, frutto di una manipolazione vecchia di secoli e che ha raggiunto nel momento attuale il massimo del parossismo. Primo fatto ovvio e banale: la ricchezza è ciò che porta, o può essere utilizzato per portare, benessere fisico e psicologico a chi ne possiede o ne dispone, ovvero: aria e acqua pulite, cibo sano, terreno coltivabile, abitazione, risorse naturali, beni di consumo più o meno durevoli, opere d'arte, talenti, relazioni umane, paesaggio ecc..

di Luciano Lago Non tutti hanno ben compreso quello che sta accadendo in queste  ultime  settimane: di fatto stiamo  assistendo  ad una guerra economica  scatenata contro la Russia, intrapresa dall'elite  finanziaria globale : tale guerra ha come  precisa strategia  l'affondamento dei prezzi del petrolio ed il  taglio drastico di tutta la liquidità finanziaria utilizzata dalle banche russe. Questa  strategia non è del tutto nuova e  ricorda da vicino  il periodo  antecedente alla Seconda Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti seguirono una dottrina denominata "il piano di otto punti", che fu architettato per provocare un intervento  militare del Giappone contro le basi  USA (Pearl Harbour) , con il fine di poter utilizzare tale aggressione, da parte del presidente F. D. Roosevelt, come un pretesto per l'intervento  di Washington  nella Seconda Guerra Mondiale.

<Tutti i professori / medici e dottori / notabili e avvocati / e tutti i capi dei sindacati, tutti! Tutti quanti in prigione!…> (Edoardo Bennato “In prigione in prigione”). Riceviamo e pubblichiamo di Angelo Spaziano Diceva un cronachista rinascimentale che <A Roma Iddio nun è trino, ma quattrino>, e almeno in questo la capitale della cristianità non è cambiata poi molto nei secoli. Da “panem et circenses” a “feste, farina e forca”, l’Urbe ha fatto registrare una continuità, in fatto di cattivi costumi, davvero a prova di bomba. E se è vero che il pesce puzza a cominciare dalla testa l’esempio della città eterna è emblematico. <Capitale corrotta, nazione infetta>, era lo “slogan” lanciato da Manlio Cancogni in un duro articolo dell’“Espresso” del dicembre 1955 nel quale stigmatizzava la deplorevole propensione della nomenclatura capitolina a sganciare – o a incassare, dipende dai punti di vista – mazzette. In quel caso si denunciava la corruzione nel settore immobiliare.

di Luciano Lago Negli ultimi giorni si è si è dimostrata fin troppo evidente la strategia degli Stati Uniti nella guerra economica non dichiarata per mettere alle corde l'economia russa attraverso l'utilizzo delle due leve: quella del ribasso del petrolio, grazie alla complicità concertata dei fedeli alleati sauditi, quella delle sanzioni economiche e finanziarie per determinare la difficoltà di rifinanziamento per la Federazione Russa e la conseguente svalutazione del rublo. Il crollo drastico dei prezzi del petrolio e del rublo, senza precedenti, stanno assottigliando pericolosamente le fonti delle entrate della Russia e le sanzioni occidentali stanno danneggiando gli assets delle imprese energetiche russe, che stanno accumulando debiti ed hanno causato una fuga di capitali dal paese.

di Eric Zuesse Lo scorso sabato, 13 Dicembre, i media russi hanno informato che il presidente statunitense Barack Obama, evidentemente non può aspettare oltre per firmare l'autorizzazione del Congresso per "iniziare la guerra contro la Russia" (che già è stata approvata in forma di progetto da un 98% dei componenti della Camera e dal 100% dei membri del Senato degli Stati Uniti, sotto forma di "presunti aiuti" all'Ucraina), oltre al fatto che che già si stanno fornendo equipaggiamenti militari all'Ucraina per il loro utilizzo contro i separatisti russi dell'Est Ucraina che il governo di Kiev cerca di eliminare. Mikhail Emelyanov, un parlamentare russo (nella foto sotto),  era stato citato il Sabato mentre dichiarava che "non possiamo noi rimanercene tranquillamente a guardare mentre gli USA forniscono le armi letali più moderne all'Ucraina. In questo senso, non dobbiamo sembrare deboli. La situazione è molto allarmante. A giudicare dalle intenzioni degli Stati Uniti, sembra che vogliano trasformare l'Ucraina in una piattaforma di guerra contro la Russia".

di Luciano Lago "Se non andrà avanti con le riforme (quelle volute dalla Troika), per l'Italia ci saranno conseguenze spiacevoli"........lo aveva detto qualche giorno fa Jean C. Juncker , nel corso di una intervista ad un quotidiano tedesco. "Dopo di me la Troika" ... ha detto Renzi con aperta minaccia rivolta ai dissidenti del suo partito che ostacolavano a suon di emendamenti il percorso delle leggi che il fiorentino si è impegnato con Bruxelles a far approvare a spron battuto, mentre la Boschi con il suo faccino angelico ha ripetuto "Avanti, c'è un paese da cambiare...." Delle minacce e degli avvertimenti di Junker, il fiduciario conclamato delle grandi multinazionali e delle banche, bisogna tenere conto perchè sono un preciso avvertimento del prossimo ed imminente attacco finanziario che si sta preparando contro l'Italia, che in molti avevano preannunciato.

Gli estratti, resi pubblici, del rapporto della Commissione del Senato statunitense sul programma segreto di tortura della CIA mettono in evidenza una vasta organizzazione criminale. Thierry Meyssan ha letto per voi le 525 pagine di questo documento. E ha trovato la prova di quello che sostiene da anni. di Thierry Meyssan Dianne Feinstein, presidente della Commissione senatoriale sull’intelligence, ha reso pubblico, il 9 dicembre 2014, un estratto del suo rapporto classificato sul programma segreto di tortura da parte della CIA [1]. Presentazione del Rapporto La parte declassificata corrisponde soltanto a un dodicesimo del rapporto iniziale. Il rapporto stesso non riguarda il vasto sistema di arresti e detenzione che la US Navy ha messo in atto durante i mandati del presidente George W. Bush; un programma che ha portato al fermo e alla detenzione in tutto il mondo di più di 80.000 persone, su 17 barche a fondo piatto di stanza in acque internazionali (queste le navi: USS Bataan, USS Peleliu, USS Ashland, USNS Stockham,USNS Watson, USNS Watkins, USNS Sorella, USNS Charlton, USNS Pomeroy, USNS Red Cloud, USNS Soderman, USNS Dahl, MV PFC William B Baugh, Alex Bonnyman MV, MV Franklin J Phillips, MV huage Louis J Jr, James Anderson Jr. MV). Il rapporto si limita a studiare 119 casi di "cavie umane" sottoposte a esperimenti psicologici a Guantánamo e in una cinquantina di prigioni segrete, dal 2002 alla fine del 2009, vale a dire un anno dopo l’elezione di Barack Obama.