Il presidente della Turchia, Recep Erdogan, cerca di cancellare le prove della collaborazione del suo governo con lo Stato Islamico, visto che teme di essere messo sotto processo un giorno dai tribunali internazionali, lo rivela un giornale turco. Erdogan ha trasmesso un ordine a Hakan Fidan, massimo responsabile dell'intelligence turca e suo braccio destro, di nascondere tutte le prove ed i documenti che dimostrano che il Governo turco ha aiutato lo Stato islamico, lo scrive il giornale "Aydinlik Daily". La decisione del presidente turco viene motivata dal suo timore che questi documenti possano essere utilizzati contro di lui nei tribunali internazionali. Il giornale spiega che che ultimamente vari governi cercano di indagare sulle relazioni che Ankara intrattiene con il gruppo radicale dell'ISIS.

Di James Perloff Pare che in questi giorni stiano sfornando operazioni di manipolazione psicologica più velocemente di chi scrive le trame delle telenovelas. Ottawa e Sidney sono già notizie vecchie. Gli ultimi titoli sono: l'attacco a Charlie Hebdo in Francia, la caduta del volo AirAsia e "Attacco informatico della Corea del Nord a Sony". Sebbene non siano state ancora raggiunte spiegazioni definitive, questi tre avvenimenti apparentemente distinti hanno qualcosa in comune: il contrasto con Israele. Il 2 dicembre il parlamento francese ha approvato una risoluzione per chiedere che la Francia riconosca lo stato palestinese ( French Parliament votes to recognise Palestinian State). E appena una settimana fa Israele ha informato la Francia che era "profondamente delusa" dal voto francese su di una risoluzione ONU che avrebbe richiesto alle forze israeliane di ritirarsi entro il 2017 all'interno dei confini pre-1967.

L’onda anti-Islam in Europa Gli ultimi dieci anni hanno visto un aumento dell’islamofobia in Francia e più in generale in Occidente. Secondo Raphaël Lioger, la  « grande svolta» (a partire dalla quale l’islamizzazione è considerata dai responsabili politici come un problema rilevante) avviene in Francia nel 2003, anno dell’intervento americano in Irak. Ѐ in questo periodo che nasce un insieme di associazioni anti-islamiche, come l’Osservatorio dell’islamizzazione, Bloc Identitaire, Riposte Laïque o ancora Ni Putes Ni Soumises. Sempre nel 2003, François Baroin, su richiesta dell’allora Primo Ministro Jean-Pierre Raffarin, fa una relazione dove propone una nuova concezione di laicità. Essa porterà al voto della prima legge anti-velo nel marzo del 2004. Ne seguiranno altre che contribuiranno a escludere le manifestazioni visibili della religione musulmana da un numero sempre crescente di luoghi pubblici.

C'è un fatto che nessuno ha mai potuto raccontare e che oggi, all'indomani dell'attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, acquista nuovo significato di Alessandro Aramu. Nel 2012 la città di Baba Amr, nel distretto di Homs, venne riconquistata dall'Esercito Arabo Siriano dopo circa un anno di assedio e bombardamenti. Baba Amr era una roccaforte dei ribelli. La sua capitolazione avvenne in poche ore. C'è un fatto che nessuno ha mai potuto raccontare e che oggi, all'indomani dell'attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, acquista un nuovo significato, anche alla luce delle dichiarazioni del Presidente Hollande che ha ribadito la sua volontà di combattere il terrorismo "in ogni sua forma" e "dovunque".

Di Paul Craig Roberts Ci sono due modi di interpretare il presunto attacco terroristico alla rivista satirica francese Charlie Hebdo. Uno è: nel mondo di lingua inglese, o nella sua maggioranza, la satira sarebbe stata considerata "incitamento all'odio" e i suoi autori arrestati. Ma in Francia i mussulmani sono esclusi da tale categoria privilegiata, si sono offesi e quindi vendicati. Perché mai, però, i mussulmani dovrebbero prendersela tanto? Ormai dovrebbero essere abituati all'ipocrisia e al doppio-pesismo occidentali. Indubbiamente il fatto che non godono delle protezioni accordate ad altre minoranze li irrita, ma perché vendicarsi della satira e non della partecipazione francese alle guerre di Washington contro i mussulmani, nelle quali ne sono morti a centinaia di migliaia? Venire uccisi non è più grave che subire la satira?

Antonio Terrenzio Il massacro operato da due terroristi islamici a colpi di Kalashnikov sulla redazione ed il direttore del giornale satirico Clarlie Hebdo, colpevole di aver pubblicato alcune vignette che ironizzavano sul Profeta, gettano la Francia e l’Europa in uno stato di shock per l’efferatezza e la crudelta’ del gesto. All’indomani della strage, il cui è bilancio di 13 morti e 11 feriti tra giornalisti e semplici malcapitati, lo sdegno e la rabbia si levano all’unisono sui maggiori quotidiani europei ed italiani: l’Europa non puo’ assistere inerme e passiva a tali atti di brutalita’ e violenza che, mettono in discussione la sua civilta’, i suoi valori, la sua sicurezza ed il diritto elementare della liberta’ di espressione. Tale coro era prevedibile se non addirittura atteso, da coloro che nutrono verso i popoli arabi e l’Islam in generale, un sentimento di rifiuto quando non di aperto disprezzo. Dalle pagine del Giornale.it, quotidiano che seguiamo maggiormente, sono diverse le voci e le opinioni, ma quasi tutte convergenti, nel ritenere l’ attentato una dichiarazione di guerra al nostro stile di vita ed ai nostri principi, cosi’ il pur bravo, molto meno in questa circostanza, Gianpaolo Rossi, che sul suo blog, scrive: “E’ Guerra!”.

di Marco Mori Oggi due bordate hanno colpito il Governo Renzi. La prima è il dato della disoccupazione, giunta al massimo storico da quando esistono le rilevazioni, 13,4%. La seconda è la conferma che l’Eurozona è in forte deflazione. Nulla che faccia vedere una luce in fondo al tunnel, ma l’opposto. La crisi peggiorerà. Chi critica le scellerate politiche economiche del Governo è stato bollato come “gufo” da Matteo Renzi, il terzo Presidente del Consiglio consecutivamente scelto dai mercati per smantellarci. Ebbene i gufi hanno ragione e purtroppo era facilissimo prevederlo. Se distruggi la domanda interna, deprimendo i consumi con politiche di rigore, nonostante l’assenza di qualsivoglia spinta inflazionistica, la più ovvia ed immediata delle conseguenze sarà l’aumento della disoccupazione e l’abbassamento dei prezzi al consumo. Detto in parole povere questo significa povertà e miseria.

Pechino, 31 dicembre. Allacciate le cinture: il 2015 sarà un tornado che opporrà Cina, Russia e Iran a quello che ho descritto come l’Impero del Caos. Quindi sì – ruoterà tutto attorno alle prossime mosse verso l’integrazione dell’Eurasia, mentre gli USA ne saranno sempre più spinti fuori. Vedremo una complessa interazione geostrategica che minerà progressivamente l’egemonia del dollaro come valuta di riserva e, soprattutto, del petrodollaro. Con le enormi sfide che i Cinesi hanno davanti, per tutta Pechino è facile vedere indiscutibili segni di una consapevole, autorevole, pienamente esplosa superpotenza economica. Il Presidente Xi Jinping e l’attuale leadership continueranno ad investire massicciamente nell’urbanizzazione e nella lotta alla corruzione, inclusi i più alti livelli del Partito Comunista Cinese (CCP). A livello internazionale, i Cinesi velocizzeranno la possente spinta per nuove “Vie della Seta” – sia terrestri che marittime – che sosterranno la strategia di dominio a lungo termine per l’unificazione dell’Eurasia attraverso affari e commercio.

di Antonio Maria Rinaldi Mentre i mercati s’interrogano quali strategie, aldilà degli slogan elettorali, saranno poi effettivamente perseguite nel caso di successo delle forze politiche d’opposizione in Grecia, traspare sempre più la volontà del leader di Syriza, Alexis Tsipras, di procedere con un programma “accomodante” per la permanenza del paese nell’area euro. La stessa auspicata rimodulazione concordata del debito pubblico in una nuova versione rivista e corretta dei precedenti haircut, non produrrebbe infatti gli effetti sperati così come puntualmente evidenziato dall’economista tedesco Hans-Werner Sinn, presidente dell’Ifo (Istituto per la ricerca economica, maggiore think-tank tedesco sulle tematiche di politica economica) il quale ha fatto giustamente presente che “solo uscendo dall’euro la Grecia può evitare il fallimento”. Qualsiasi intervento sul debito significherebbe solamente procrastinare i problemi dell’economia greca e non risolverli, aggravando il già disastrato paese ellenico da ulteriori vincoli determinati da prestiti internazionali e da tutele sempre più pressanti nella gestione economica domestica.

La lista, oltre a McCain, include l'ex ministro degli esteri francese Bernard Kouchner e l'ex diplomatico americano Peter Galbraith Molti ufficiali americani e francesi, incluso il senatore Usa John McCain, sono accusati di essere entrati illegalmente in Siria, violando la sovranità del paese. Lo ha denunciato Damasco in una protesta ufficiale presentata alle Nazioni Unite.