di Arturo Marsicano Riceviamo e pubblichiamo Letta è volato dagli emiri per fare affari epocali.  Non i suoi, ovviamente, bensì quelli dei suoi committenti minori e maggiori. Per questo ha dichiarato che l'Italia è già fuori dalla crisi, per questo ha pianto davanti al sacrario del milite ignoto nello stato della base americana di Doha, per questo ha detto di tutto fino all'espressione pubblica della sua più intima convinzione: “io ci credo". Come se avesse detto: credo per esistere. Da servo d'alto bordo, peraltro. Quello di Alitalia è l'affare mediatico più riuscito:  la compagnia degli Emirati se l'ingloba senza motto proferire e senza nemmeno metterci capitali suoi: in silenzio, "aggratis"  e con i soldi degli altri. E' così, allora e bellamente, accade che “ce la siamo fatta da soli”.

Mettiamo a confronto  i discorsi di due grandi statisti : 5 febbraio 2014 (MoviSol) - Se il presidente Obama recentemente ha detto ai giovani americani, comprese le sue figlie, che" fumare marjuana va bene, che non è peggio di farsi un drink", il presidente russo Putin ha rivolto ben altro discorso ai giovani russi. Il giorno 3 febbraio, parlando al presidio di Pskov del Consiglio della Presidenza per la Cultura e l'Arte, all'indomani di un ennesima sparatoria in una scuola di Mosca, ha affermato: "Dobbiamo educare una nuova generazione, coltivandone un buon gusto artistico e la capacità di comprendere e di apprezzare il teatro e la musica. Se perseguiremo questo obiettivo, probabilmente potremo scongiurare altre tragedie come quella di oggi, a Mosca... Abbiamo bisogno di rappresentazioni teatrali serie e di alta qualità, destinate ai bambini ed agli adolescenti, che facciano loro conoscere i classici russi e mondiali, ed insegnino loro a pensare, a provare empatia e a credere nella potenza del Bene".

di Alain de Benoist La decisione di dotare l’Europa di una moneta unica venne assunta da François Mitterrand e da Helmut Kohl, in occasione del vertice europeo che si tenne a Roma nel dicembre 1990. Soltanto il primo gennaio 1999, però, l’euro è entrato ufficialmente in vigore, e soltanto dal primo gennaio 2002 biglietti e pezzi metallici il cui valore era espresso in euro si sono sostituiti in Europa a un certo numero di monete nazionali. L’euro, quindi, non ha ancora compiuto dieci anni. Ed eccolo già messo in discussione, dato che la crisi dell’euro è ormai al centro delle tormente monetarie. Alcuni, che vedono in questa crisi la prova che la loro ostilità alla costruzione europea era perfettamente giustificata, se ne compiacciono. Con la crisi dell’euro, dicono costoro, si approssima al crollo il dogma dell’irreversibilità della costruzione europea. Noi non la pensiamo così. Non c’è, in realtà, nessun motivo per rallegrarsi dell’eventuale scomparsa dell’euro, di cui a beneficiare sarebbero principalmente gli Stati Uniti d’America, che da tempo temono di vedere l’egemonia del dollaro minacciata dalla nascita di una nuova moneta di riserva. Ma non c’è neanche motivo per confondere la costruzione europea con l’attuale moneta unica. L’euro e l’Europa non sono sinonimi. Lo testimonia già oggi il fatto che alcuni paesi dell’Unione Europea (Danimarca, Svezia, Gran Bretagna) non sono mai entrati nella zona euro. Come ha scritto Mark Weisbrot nel «Guardian» di Londra, «non c’è alcuna ragione perché il progetto europeo non possa proseguire, e l’Unione europea prosperare, senza l’euro» (nota 1).

di Marco della Luna Letta in visita nel Golfo Persico ha detto ai petro-capitalisti locali: venite a investire in Italia, la crisi è finita, il pil è in ripresa. Confindustria, con Squinzi, non è d’accordo, e accusa il governo di inconcludenza e dice che, meglio di cincischiare, sarebbe andare al voto. Molti si scandalizzano delle affermazioni del premier, perché la recessione, la disoccupazione, il calo della domanda interna, il debito pubblico etc. continuano a peggiorare e se l’export un po’ riprende è grazie al traino della ripresa e della domanda estere, nonché al taglio dei salari e dei diritti dei lavoratori. Alcuni mi dicono: Letta è il solito bugiardo ipocrita, nega l’evidenza. Altri mi dicono: no, Letta delira, è pazzo, ha perso il contatto con la realtà, vive in una bolla di sogno europeo.

di Paolo Cardenà Weidmann vuole la patrimoniale. E che la voglia il numero uno della Buba (cioè la banca centrale tedesca, non esattamente quella dello Zaire) lascerebbe pure il tempo che trova, se solo avessimo una classe politica degna di tale nome. Anche  il Fondo Monetario Internazionale vuole la patrimoniale. Ma, anche in questo, sarebbe poca cosa. Poi, però, si arriva in Italia e ci si imbatte in un esercito di personaggi che, a vario titolo, occupano la scena pubblica e i luoghi di potere:  la vogliono anche loro. E di quelle feroci, pure. Avete bisogno di nomi? Vabbè, facciamoci male: diciamo i nomi. La Camusso, Bersani, Fassina, Vendola, Renzi, Cuperlo, Modiano, Monorchio, Bonanni, Angeletti, Civati, D’Alema, Saccomanni, Letta, Bindi, qualche banchiere al comando di banche fallite, qualche altra dozzina di politici di minore importanza,  che si lavano la coscienza (in anticipo) dicendo che serve per una redistribuzione della ricchezza; quando in realtà, la patrimoniale, serve solo per mantenere il loro status quo. Tutta gente che, nella loro onorata carriera (?), hanno lavorato assai e che capiscono il sacrificio del risparmio, insomma. Il vostro risparmio, non il loro.

di Nicola Bizzi In una sua interessante analisi, il giornalista Pete Papaherakles dell'American Free Press mette in evidenza come, dietro alle tensioni nel Vicino Oriente, vi sia il tentativo dei Rothschild di mettere le mani sulla Banca Centrale dell'Iran. È interessante notare come, a differenza dell'Italia e degli altri Paesi dell'Unione Europea dove i grandi mass media sono fortemente omologati e controllati dal "sistema", soprattutto quando si parla di questioni economiche, negli Stati Uniti riescano spesso a trovare spazio sui giornali analisi indipendenti ed obiettive sulla politica estera e sull'economia. In questo contesto merita di essere posto in risalto un recente articolo del giornalista Pete Papaherakles della American Free Press, che denuncia come, dietro alle crescenti tensioni nel Vicino Oriente e all'ostilità nei confronti dell'Iran vi sia la longa mano dei Rothschild, leader indiscussi del potere bancario e finanziario internazionale. Questa ambizione, del resto mai smentita dai grandi burattinai della finanza mondiale, appare ovvia ed evidente se si considera - come rileva Papaherakles - che l'Iran è al momento uno dei soli tre Paesi rimasti al mondo la cui banca centrale non sia sotto il controllo, diretto o indiretto, dei Rotschild.

Un nuovo carico di armi e munizioni statunitensi è stato scaricato questo Martedì nell'aereoporto di Mafraq, a circa 80 Km. dalla capitale della Giordana, Aman, così hanno rivelato fonti locali. Nella zona si trovano vari gruppi di ribelli in attesa di essere infiltrati in Siria. Secondo quanto rivelato dalle fonti sul posto, circa 1.500 uomini armati, che hanno ricevuto addestramento militare in Giordania, sono pronti ad unirsi alle altre migliaia di mercenari che combattono all'interno del territorio siriano contro il regime di del presidente Bashar Assad.

Traduciamo il feroce commento pubblicato su ZeroHedge riguardo l’ultima delle scoperte dell’acqua calda (un po’ come, qualche mese fa, la scoperta della BCE sul debito privato e pubblico): un comunicato stampa (qui in italiano) della Commissione Europea riconosce candidamente che disoccupazione e disagio sociale sono esiti della svalutazione interna, che a sua volta è esito della rigidità del cambio implicato dalla moneta unica. di Tyler Durden

di  Julie Lévesque “Una delle tendenze più diffuse nella cultura occidentale del 21.mo secolo è diventata un po’ un’ossessione negli USA. Si chiama “storia di Hollywood”, dove le macchine degli studi aziendali di Los Angeles spendono centinaia di milioni di dollari per adottare e tagliare su misura la Storia secondo il paradigma politico prevalente.” (Patrick Henningsen, Storia di Hollywood: “Dark Zero Trenta” Sponsorizzato dalla CIA, Oscar per il “Miglior Film di Propaganda”) Black Hawk Dawn, Zero Dark Thirty e Argo sono solo alcune delle grandi recenti produzioni che mostrano come l’industria del cinema di oggi promuova la politica estera degli Stati Uniti. Ma il film viene utilizzato nella propaganda fin dall’inizio del 20.mo secolo e la collaborazione di Hollywood con dipartimento della Difesa, CIA e altre agenzie governative non è una tendenza moderna.